L’Indipendenza.com: un’altra miliardata al sud, il solito pozzo senza fondo

L’Indipendenza.com: un’altra miliardata al sud, il solito pozzo senza fondo:

di ROMANO BRACALINI

Gaetano Salvemini, pugliese di Molfetta, ma trapiantato a Firenze, era solito dire che l’acquedotto pugliese, del quale aveva seguito l’estenuante gestazione, “aveva dato più da mangiare che da bere”. Lo diceva a proposito dei finanziamenti governativi al Sud che anche i più onesti meridionalisti temevano avrebbero preso tutte le strade, per lo più illecite, tranne quella di incentivare lo sviluppo.

E’ probabile che i 2,3 miliardi appena varati dal governo per il Sud faranno la stessa fine. Monti ha commesso lo stesso errore di valutazione di tutti i predecessori, oltretutto in un momento di crisi e di austerità. In calo di popolarità, e visibilmente in crisi di ispirazione, non deve aver resistito alla vanità di rendersi benemerito alle molteplici clientele meridionali che sapranno che uso farne di questo ulteriore dispendio di miliardi. Non è di questo che avrebbe bisogno il Mezzogiorno che in un secolo e mezzo non ha trovato la forza di riscattarsi e continua a piangersi addosso dando sempre la colpa agli altri.

Al Sud servono modernità e impresa, non pannicelli caldi o soccorsi di pietà. E’ proprio questo il punto dolente. E’ cambiato ben poco, per non dire nulla, da quando Guido Dorso, meridionalista senza illusioni, riconosceva all’inizio del Novecento che il Sud era arretrato perché il popolo meridionale, nel suo complesso, non riusciva a prendere possesso delle idee moderne di organizzazione collettiva. Al Sud, ancora oggi, salvo poche eccezioni (maccheroni, pizza e pummarola), non esiste una grande industria a capitale privato perché non esiste una borghesia imprenditoriale e di rischio come al Nord. In uno Stato moderno capitalistico le industrie le fanno i privati non lo Stato. Quelle fatte dello Stato, come nella ex URSS, solitamente falliscono. I meridionali disdegnano l’alto forno e la catena di montaggio. Meglio il posto sicuro nella burocrazia statale che conferisce autorità e decoro, “L’industria dello sbafo, la più fiorente industria napoletana”, scriveva Filippo Turati senza perifrasi.

Una quarantina d’anni dopo l’unità, il Sud era già alla greppia dello Stato. Sidney Sonnino era stato tra i più decisi sostenitori di un programma di finanziamenti al Mezzogiorno, ma aveva dovuto ricredersi sulla loro effettiva efficacia. Difficile controllare il corretto impiego dei capitali, quando non scomparivano in mille rivoli. Votata un’opera, per dispendiosa che fosse, e anche eseguita, tutto tornava nello stato di prima. Si era speso qualche decina di milioni (dell’epoca), si era arricchito qualche impresario o costruttore a spese del contribuente e non si era riparato a nulla. Di fatto c’erano già due Italie autonome e separate. Il fascismo non fece nessuna industria al Sud, sapeva che non avrebbero reso nulla; moltiplicò solo gli uffici governativi conoscendo la passione dei meridionali per l’impiego pubblico e la divisa che incute timore. Una statistica americana del 1950 aveva rivelato che nel Mezzogiorno d’Italia si viveva peggio che nei paesi dei blocco comunista. Il Sud peggio della Bulgaria. Così il presidente del Consiglio De Gasperi, abituato alle correttezze asburgiche e digiuno di intrallazzi levantini, aveva pensato di costituire una Cassa per il Mezzogiorno. Cassa, disse, è il nome giusto, fa subito pensare a un ente che paga. Santa ingenuità! Aveva scambiato Caserta per Innsbruck. Dotazione iniziale (anticipata dalla Banca d’Italia):1.000 miliardi, poi saliti a 9.000 miliardi dal 1961 al 1971,ai quali dovevano aggiungersi altri 7.400 miliardi stanziati nel 1972. In tutto:16.400 miliardi. Un pozzo senza fondo. L’obbiettivo “era fabbricare posti di lavoro”. Il lapsus, o forse no, era del legislatore. Una cuccagna per l’esercito di studiosi, consulenti, dirigenti, meridionalisti di mestiere, operatori economici, dipendenti, uscieri, tutti sul libro paga della Cassa. Opere in programma tante, realizzate praticamente nessuna. I meridionali ripresero la via dell’emigrazione, Milano, Torino, perché a casa loro non sanno costruire nulla.

Uno spreco enorme di risorse pubbliche, al quale il governo Monti dà ora il suo contributo.

fonte: http://www.lindipendenza.com/monti-due-miliardi-sud/

tags: Governo Monti; due miliardi sud; L’Indipendenza.com; Romano Bracalini

via http://cuoreimpavido.tumblr.com/post/22960113995 http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/05/SUD-ASSISTITO-300×201.jpg May 13, 2012 at 10:35AM

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