“Topic: L’Insubria. Dai primi insediamenti alla nascita di Milano. by user…”

Topic: L’Insubria. Dai primi insediamenti alla nascita di Milano. by user “Junker”

L’Insubria. Dai primi insediamenti alla nascita di Milano.
« il: Gio-11-Giu-2009 01:12 »
1. I Celti in Italia prima delle invasioni – Golasecca

Stando alle ultime scoperte archeologiche pare che popolazioni celtiche fossero presenti in nord Italia da prima dell’invasione che portò alla leggendaria fondazione di Mediolanum (Milano) da parte di Belloveso. Infatti, la cosiddetta Cultura di Golasecca (Area di Varese) è stata ascritta negli ultimi anni, alla cultura celtica, così come precedentemente lo erano state la cultura di La (NEuchatel – Svizzera) e quella di Hallstatt (Saltzkammergut – Austria). Questo a causa delle caratteristiche dei manufatti ritrovati nelle tombe di Golasecca, che evidenziano stili e materiali tipici della cultura celtica precedente al VI sec. a.C. I manufatti recuperati nell’area golasecchiana rappresentano il primo esempio di arte celtica europea, se escludiamo ciò che venne prodotto nell’età del bronzo. La cultura di Golasecca deve il suo nome al luogo dei primi ritrovamenti avvenuti ad opera dell’abate G. B. Giani (1788-1857) sulle colline delle Corneliane, al Monsorino e al Galliasco, nel territorio del comune di Golasecca. Il Giani, eminente studioso locale, ritrovò infatti una cinquantina di tombe con corredi di ceramica e metalli. Nel 1865 G.de Mortillet, uno dei padri dell’archeologia preistorica, attribuì le tombe alla prima età del Ferro, sulla base della presenza di materiali in ferro e della mancanza di oggetti romani. R Castelfranco, preistorico lombardo, scavò diverse sepolture negli anni 1871-1876 a Golasecca, Sesto Calende e Castelletto Ticino, ed elaborò una prima suddivisione cronologica dei materiali golasecchiani. Oggi sappiamo che la cultura di Golasecca, espressione di popolazioni celtiche, si sviluppò per tutta la prima età del Ferro (IX-IVsecolo a.C.) nella Lombardia occidentale, in Piemonte, nel Canton Ticino e nella Val Mesolcina nei Grigioni, in un territorio delimitato a est dal corso del Serio, a ovest da quello del Sesia, a nord dallo spartiacque alpino e a sud dal Po. Le aree archeologiche più importanti sono i dintorni di Como, l’area a sud del lago Maggiore con Golasecca, Sesto Calende, Castelletto Ticino e la Lomellina, i dintorni di Bellinzona. La cultura di Golasecca, preceduta da una fase detta “protogolasecca” (XII-X secolo a.C.), è stata suddivisa in tre grandi periodi e dagli studi più recenti in alcuni sottoperiodi. Durante il primo periodo (Golasecca I, IX-VII secolo a.C.) i Golasecchiani sono stanziati nella fascia subalpina, più favorevole per il suo clima all’insediamento. La grande diffusione delle necropoli fa supporre l’esistenza di una serie di piccoli villaggi sparsi per il territorio. Le ceneri del defunto vengono poste entro urne biconiche o situliformi (cioè a forma di secchio) insieme a vasi in ceramica e bronzo, pendagli, spilloni, armille e fibule bronzee e, spesso, perle d’ambra importate dalle zone baltiche. Al VII secolo a.C. risalgono le prime sepolture con corredi ricchi di preziosi oggetti d’importazione etruschi e greci (Tomba del Lebete a Castelletto Ticino e Tomba del Guerriero a Sesto Calende). Durante il secondo periodo (Golasecca Il, prima metà VI – inizio V secolo a.C.) si ha il massimo sviluppo della cultura, come dimostrano il gran numero di tombe rinvenute e la ricchezza dei corredi funebri, differenti fra uomini e donne. L’introduzione del tornio lento nella lavorazione dei vasi, decorati a stralucido o a stampiglia, consente di dare loro una forma più accurata e differenziata. I rapporti con gli Etruschi divengono meno forti ma si intensificano quelli con la cultura di Hallstatt, in Austria, che esporta il sale, indispensabile per la conservazione dei cibi. A questo periodo risalgono le ricchissime Tomba del Tripode a Sesto Calende e quella del Guerriero, nonché gran parte delle sepolture delle necropoli delle Corneliane e del Monte Galliasco. Con la conquista dei territori golasecchiani da parte dei Celti all’inizio del IV sec. a.C. si ha la fine del commercio con gli Etruschi e la crisi definitiva della società golasecchiana. Sulla base dei dati archeologici e dei confronti con altre culture europee contemporanee possiamo supporre che i Golasecchiani praticassero l’agricoltura, la tessitura e soprattutto l’allevamento, che determinava una grande produzione di formaggi e carne. Proprio la necessità della loro conservazione sotto sale favori i contatti con la cultura di Hallstatt, località in Austria dove si trovavano grandi miniere di questa sostanza. Importantissimo doveva poi essere il commercio di materie prime (stagno, ambra, corallo) e beni commestibili (olio, cereali, vino, carne salata) nel quale i Golasecchiani rivestivano il ruolo di intermediari tra gli Etruschi e i Celti, grazie al collegamento tramite il fiume con il novarese e il Canton Ticino, e con le zone al di là delle Alpi tramite i passi alpini del San Bernardo, Sempione e San Gottardo. Numerosi oggetti etruschi e greci ritrovati nelle tombe golasecchiane sono la riprova di questo ruolo e sono leggibili, oltre che come acquisti veri e propri, come dazi o doni fatti ai capi locali dai commercianti stranieri.

2. L’arrivo di Belloveso e la fondazione di Mediolanum

Come è stato evidenziato precedentemente, popolazioni celtiche abitavano già la Pianura Padana prima del VI secolo a.C. Attualmente alcuni archeologi hanno addirittura avvicinato la cultura dei Liguri – popolazione che assieme ai Golasecchiani abitavano già l’Italia nord occidentale – a quella celtica, per la grande somiglianza stilistica e materiale di parecchi reperti recuperati in siti e tombe Liguri. A causa di un esubero della popolazione, il re Ambigatos o Ambicatos inviò i due figli di sua sorella Bellovesos e Sigovesos alla ricerca di nuovi territori da popolare, permettendo loro di portare con se la quantità di persone che volevano per contrastare qualunque eventuale resistenza di altri popoli. I due fratelli partirono in direzioni diverse: seguendo gli auspici che indicarono loro le direzioni, Sigovesos si diresse verso la selva Ercinia (Germania centrale), mentre Bellovesus partì per la penisola italica. Bellovesos e i suoi, una confederazione di tribù composta da Biturigi, Edui, Arverni, Senoni, Ambarri, Carnuti e Aulerci, attraversarono le Alpi divisi in bande governate comunque dal condottiero, che precedeva il gruppo affiancato da gente della tribù degli Insubri (un cantone dell’area occupata dagli Edui dell’attuale Borgogna). Chi racconta i fatti, Tito Livio, parla anche di una successiva battaglia combattuta nei pressi del fiume Ticino contro gli Etruschi, che precedentemente all’arrivo dei galli esercitavano un cerco controllo sulla valle del Po. Teoria molto discussa tra gli studiosi. La storia riportata da Livio, motiva lo stanziamento celtico delle tribù al seguito di Bellovesos nell’attuale area milanese con due fatti abbstanza particolari. A un certo punto della marcia, in una foresta, il cavallo di Bellovesos si bloccò di colpo perchè di fronte a lui si era posta una femmina di cinghiale (la leggendaria “scrofa semilanuta”), animale sacro per i Celti. Questo apparve a Bellovesos come un buon segno. Inoltre il capo celtico venne a sapere che la regione era abitata da una popolazione chiamata Insubri, lo stesso nome di una delle tribù che lo seguivano. In questo vide un altro buon auspicio e dicise di fermarsi e di occupare la zona. In seguito la leggenda narra che venne fondata Mediolanum, che significa “in mezzo alla piana”, l’attuale Milano. Fatti leggendari a parte, pare comunque che una prima ondata migratoria composta da Biturigi, Edui e Arverni, oltre ad altre tribù minori, si sia effettivamente stanziata in quest’area precedentemente abitata dagli Insubri – i probabili eredi della cultura di Golasecca. Successive ondate portarono altri popoli celtici ad occupare le terre dalle Alpi alla zona del fiume Esino nelle Marche. Prima i Cenomani nell’area tra le attuali Brescia (Brixia) e Verona, poi i Boi nella zona di Bologna (Felsina) e Rimini (Ariminum), infine i Senoni nell’ultima fase occuparono la zona della Romagna e delle Marche fino ad Ancona – città greco siracusana.

3. Milano e gli Insubri

Sappiamo dagli autori classici che gli Insubri, oltre che i primi arrivati, furono la tribù celtica più potente della Gallia Cisalpina, che riuscì, prima dell’intervento romano, ad estendere il proprio controllo sulle popolazioni vecine, riuscendo a creare una vasta entità territoriale che andava dalla Dora Baltea all’oglio e dai laghi al Po, e che alcuni autori hanno definito “impero insubre”. Polibio, che nel descrivere la distribuzione delle tribù galliche nell’Italia settentrionale aveva parlato degli Insubri come del “popolo più grande”, quando illustra il passaggio di Annibale attraverso le Alpi del 218 a.C., dice che esso avvenne mentre “i Taurini si robellavano agli Insubri”, intendendo con queste parole che i secondi avevano esteso il loro dominio fino al Piemonte centrale. Infatti Tolomeo dice che gli Insubri confinavano con i Salassi, stanziati nella valle della Dora Baltea, ed enumera Novara, Como e Ticinum (Pavia) come città insubri. Poichè sappiamo che queste tre città non furono fondate dagli Insubri, possiamo pensare che esse erano passate sotto il loro controllo, almeno fino a quando la sconfitta contro i Romani riportò il confine occidentale del territorio insubre al Ticino. Il confine meridionale del dominio insubre fu sempre il Po, il che presuppone che essi fossero riusciti ad estendere precocemente il loro controllo sul territorio di Lodi, che Plinio dice essere stata fondata dai Boii. Durante la discesa di Annibale gli Insubri, alleati del cartaginese, riuscirono, a seconda dell’andamento della guerra, ad estendere periodicamente il loro potere anche su Casteggio (Clastidium), sulla sponda meridionale del Po, nel territorio degli Anamari, ma questa espansione fu limitata alle contingenze militari del conflitto con i Romani. Ad est il confine fu per lungo tempo disputato con i Cenomani lungo l’Oglio; la zona di Cremona fu insubre fino a quando, nel 218 a.C., i Romani vi fondarono la loro colonia. Il confine orientale del territorio degli Insubri fu in seguito posto dai Romani sull’Adda, evidentemente per premiare i Cenomani, loro fedeli alleati, a scapito dei vinti Insubri. Questa rivalità dimostra abbondantemente che le tribù celtiche, lungi dall’esprimere forme di solidarietà etnica, si comportavano come entità politiche autonome, spesso in aperto conflitto tra di loro. Il corso dell’Adda fu scelto ai tempi di Augusto come confine tra le regiones Transpadana e Venetia. Bergamo, fondata dagli Orumbovii, non fu mai insubre, e in seguito passò ai Cenomani. Verso nord il potere insubre si era esteso fino a comprendere il territorio di Como, definita oppidum da Tito Livio, della quale molti autori antichi ci testimoniano la subalternità politica nei confronti degli Insubri. Agli Insubri è attribuita la fondazione di Milano, che fu il loro centro principale e capitale tribale. L’ambiente naturale sembra poco indicato per la fondazione di una città (clima umido con inverni nebbiosi ed estati afose, nessun rilievo fortificabile, presenza di vaste paludi nella fascia meridionale, assenza di grandi fiumi navigabili), ma esso è ampiamente compensato dalla posizione , al centro geometrico del semicerchio costituito dalla catena alpina, all’incrocio di vie commerciali di importanza europea; inoltre,(…)la scelta dei siti di fondazione delle città era presso i celti determinata da criteri religiosi la cui logica spesso ci sfugge. E’ molto dubbio che il nucleo primitivo di Milano andasse al di là di un semplice agglomerato di villaggi, poichè sappiamo che la civiltà celtica non era una civiltà urbana. Il territorio insubre, in contrasto con l’importanza attribuita a questa tribù dai testi classici, mostra scarsissime testimonianze archeologiche, a tal punto che è ancora incerto quale fosse il rito funebre originario. per il periodo tra il V e il III secolo a.C. conosciamo materiali scavati nel secolo scorso, in assenza di metodologia che ci permettano ora di risalire al contesto di provenienza: armi nelle tombe maschili e oggetti ornamentali in quelle femminili. Più abbondante è la documentazione relativa ai secoli successivi. I pochi reperti della cultura di Golasecca provenienti dall’area urbana di Milano(ripostiglio di Cascina Ranza, materiali dell’area di San Giovanni in Conca, necropoli dell’Ospedale di San Antonino) testimoniano la presenza di un primo centro che doveva estendersi per deciine di ettari, ma con un’occupazione a piccoli nuclei sparsi, con grandi spazi liberi all’interno del perimetro dell’insediamento. Questo primo centro proto-urbano ha continuato la sua esistenza anche dopo l’arrivo dei nuovi gruppi celtici all’inizio del IV secolo a.C.: risalgono a tale periodo i ritrovamenti di via Rastrelli, via Speronari, via Larga, via S.Prospero, piazza Fontana e degli scavi del battistero del Duomo. Poco si può dire delle istituzioni cittadine, che dovrebbero essere state evolute, poichè gli Insubri controllavano vasti territori, e dello sviluppo economico, che doveva essere basato sull’agricoltura e sui commerci, sia di ambito locale, sia di più ampio raggio con il mondo etrusco-italico e con quello celtico transalpino; le difficoltà incontrate dai Romani nella conquista della città fanno supporre l’esistenza di robuste strutture difensive. Dal III secolo si nota una contrazione netta delle testimonianze archeologiche, che può secondo alcuni essere spiegata pensando che l’abitato potesse aver assunto il ruolo di centro religioso, sede di culti comunitari delle popolazioni insediate nelle aree circostanti (Polibio parla di un tempio di una dea celtica, che egli identifica con lan greca Atena, dove in tempo di pace venivano conservate le insegne di guerra), oppure luogo destinato a riunioni politiche, assemblee tribali o concili: così l’insediamento stabile di popolazione può essersi fortemente ridotto. (…) Strabone, in età Augustea, dice che Milano era “un tempo villaggio e ora importante città”. Infatti, solo dopo la conquista romana Mediolanum acquisì i caratteri di vera e propria città, capace di aggregare popolazione e attività economiche, e la sua felice posizione ne favorì lo sviluppo al punto che, nel IV secolo d.C., essa assunse persino il ruolo di capitale imperiale.

Estratto dal bellissimo libro “I Celti e Milano” dell’amico Marco Fulvio Barozzi – Ed. La Terra di Mezzo – Milano

http://www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=63952.0

via http://cuoreimpavido.tumblr.com/post/23286403902 http://ifttt.com/images/no_image_card.png May 18, 2012 at 01:55PM

Annunci

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: