LA LEGA 2.0 VUOL MOLLARE ROMA, MA DENTRO E’ UNA POLVERIERA

LA LEGA 2.0 VUOL MOLLARE ROMA, MA DENTRO E’ UNA POLVERIERA:


Lega il giorno dopo, tempo di leccarsi le ferite e guardare avanti. Disertare le politiche e liberarsi definitivamente delle «zavorre». Romane ed interne. Roberto Maroni è tentato dall’idea di giocare il tutto per tutto per rilanciare la Lega Nord e ricompattare il movimento. Un’idea, più che un piano, di cui nel movimento si parla da tempo. Il crollo alle comunali, però, potrebbe aver anticipato i tempi. La fase due, infatti, può passare attraverso la scelta drastica e sofferta di non presentarsi al Parlamento di Roma per concentrarsi sul Nord. In ogni caso, si tratta di una operazione che ovviamente deve prima ottenere il via libera del congresso. Matteo Salvini, maroniano di ferro, l’ha descritta come una ipotesi realistica. Nella notte Maroni su facebook è sembrato accennarlo. «Le sconfitte – ha scritto – sono lezioni da imparare per correggere gli errori ed eliminare le zavorre». Ma quali zavorre? Forse, una interna riferita ai protagonisti degli scandali sui fondi di partito; ed una esterna: il governo di Roma che per i leghisti impedisce al Nord di decollare. Sarebbe comunque un tentativo per recuperare «tanti voti e tanto consenso tra chi è rimasto deluso».

Al congresso, ha detto ancora Maroni,  «faremo una valutazione delle prossime battaglie che la Lega farà. Negli ultimi dieci anni – ha spiegato Maroni ai giornalisti, lasciando l’Aula di Montecitorio – abbiamo tentato di portare il federalismo stando dentro il Parlamento e soprattutto stando dentro il governo. Nei cinque anni precedenti, ovvero dal ’95 al 2000, abbiano tentato la via dell’autoderminazione e della secessione per arrivare allo stesso risultato e non abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ora il congresso valuterà se c’è una terza via, che può anche significare strade diverse rispetto da quelle percorse finora. Il congresso – ha concluso – si sta attrezzando per discutere di questi temi, e io la trovo una cosa molto positiva».

Riflettendo invece sulla botta subita dalla Lega, l’ex ministro ha risposto con una battuta ai giornalisti che lo incalzavano sulla debacle: «Ma quale scomparsa?» e ha richiamato la vittoria di Flavio Tosi: «A noi – ha chiosato lasciando l’Aula di Montecitorio – piace vincere al primo turno, non ai ballottaggi». Per il candidato alla segreteria federale dei ‘lumbard’ in queste elezioni «ci sono state due anomalie», da un lato «le tonnellate di fango che ci hanno colpito e danneggiato, ma alle politiche – ha preannunciato – sarà un’altra musica»; dall’altro «il calo dell’affluenza alle urne» che ha visto tra gli artefici «molti leghisti che non sono andati a votare perchè delusi dalle notizie» sul Carroccio. Ma per Maroni «non solo c’è lo spazio per recuperare, ma anche per aggiungere altri voti».

Ma l’ex ministro deve fare i conti anche e soprattutto con le divisioni interne, più marcate dopo la debacle ai ballottaggi. Dentro la pancia del movimento si fa sempre più profonda la spaccatura fra le due anime. E ne è venuta testimonianza in una polemica fra il sindaco di Verona Tosi e un gruppo di senatori di fede bossiana.

«Fosse confermato che ha autorizzato personalmente le spese dei figli, difficile pensare che Umberto Bossi possa fare il presidente della Lega o a qualsiasi ruolo all’interno del movimento»: ha detto  Tosi alla Zanzara su Radio 24. «Se la storia delle paghette – ha aggiunto, riguardo alle vicende che coinvolgono Renzo Bossi – fosse confermata mi vergognerei come leghista. Io personalmente quando ero ragazzo, alla stessa età, prendevo qualche migliaia di lire, non euro. Renzo dovrebbe essere espulso e ci sono le condizioni per un’azione penale e una richiesta di risarcimento danni. Se fosse tutto confermato, ovvio». Sul rinvio del raduno di Pontida Tosi ha fatto un richiamo anche alle condizioni meteorologiche: «Adesso c’è una stagione di congressi, e arriviamo alla fine di giugno. Pontida è come la nuvola di Fantozzi, o piove che Dio la manda o c’è un caldo infernale. Vedremo all’inizio di luglio com’è la situazione, se c’è troppo caldo meglio non farla». «Io sono leghista al cento per cento, però – ha concluso Tosi – sono democristiano quando amministro, per il modo di far politica. La Dc quella buona dei bei tempi che stava in mezzo alla gente, che ascoltava».

Le valutazioni tosiane sul ruolo di Bossi hanno scatenato la reazione di un gruppo di senatori:«Non è ammissibile che un qualunque esponente della Lega Nord si permetta di fare processi sommari al padre fondatore del nostro movimento. Ricordiamo che tutti noi, a partire da Tosi, senza Bossi saremmo a fare tutt’altro». Lo hanno detto in una nota i senatori  Luciano Cagnin, Roberto Castelli, Cesarino Monti, Giuseppe Leoni e Armando Valli che parlano di «un’abitudine tutta italiota, non certo leghista, di accanirsi contro chi, in un particolare momento storico, può apparire debole».

E che la frattura sia pesante lo ha confermato anche il governatore veneto Luca Zaia parlando di una possibile candidatura unica al congresso federale:  «Sono il primo a condividerla, ma mi sembra che la spaccatura tra le due anime del partito sia troppo profonda per presentarsi uniti al congresso». «Io comunque – ha proseguito – mi preoccuperei soprattutto di quel che fanno gli amministratori della Lega: con tutti problemi che ci sono, mi sembra di essere arrivato alle ‘figurine Paninì, di cui anch’io sono stato da bambino appassionato collezionista, ma che in questo contesto sono fuori luogo. Non dobbiamo mettere il futuro italiano in mano alle cordate per le segreterie politiche, altrimenti Grillo continuerà a fare en-plein. Almeno finchè anche lui non avrà problemi di segreterie politiche».

Sul suo nome come possibile vicesegretario vicario Zaia ha osservato che la partita del vice segretario non è risolutiva «per la rappresentanza dei Veneti all’interno della Lega Nord»; la vera questione è che ci vuole «un segretario forte, e auspico che si tratti di Maroni, e una segreteria politica forte, sintesi del bagaglio e delle proposte portate dai territori».

Al congresso federale di fine giugno manca meno di un mese e mezzo, ma di acqua sotto i ponti leghisti deve ancora passarne parecchia e si annuncia turbolenta.

di GIANMARCO LUCCHI

fonte: http://www.lindipendenza.com/la-lega-si-lecca-le-ferite-ma-dentro-e-una-polveriera/

tags: Lega Nord; Lega 2.0; Roberto Maroni; Flavio Tosi; Matteo Salvini; Luca Zaia; Gianmarco Lucchi; L’Indipendenza.com

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/05/gli_sgommati_maroni_dimissioni_bossi-300×187.jpg May 23, 2012 at 02:46PM

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1 comment so far

  1. siconolfo on

    il pezzo non e’ di gianmarco lucchi ma dell’ansa. ed e’ presente su tutti i siti…


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