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Ristorni e depositi: partita tutta da giocare tra Italia e Svizzera

Ristorni e depositi: partita tutta da giocare tra Italia e Svizzera :

Ristorni e depositi: partita tutta da giocare tra Italia e Svizzera
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Monti incontra la Schlumpf: sul tavolo aliquote frontalieri, blacklist e conti da tassare. Ma non tutto quel che una parte vuole l’altra condivide

Si sono incontrati, dopo essersi ignorati per mesi, e si sono parlati. Di cosa, fino in fondo, non si sa. Nel senso che le dichiarazioni ufficiali di Mario Monti, presidente del Consiglio italiano ed Evelyne Widmer Schlumpf, presidente della Confederazione elvetica, confermano “di proseguire senza indugio nelle trattative fiscali e finanziarie per trovare soluzioni”, ma modi e risultati sono ancora tutti da scoprire 
L’obiettivo della Svizzera, ha aggiunto la Shclumpf, è creare una “piazza finanziaria forte senza denaro non dichiarato”, che porti alla “regolarizzazione fiscale e all’imposizione futura dei contribuenti italiani titolari di conti in Svizzera”.
Per l’Italia la priorità “è il comune obiettivo del contrasto all’evasione”.

Il negoziato – complesso e sul quale è difficile formulare una previsione sulla data di conclusione – è partito sulla base dello sblocco dei ristorni, deciso dal Governo elvetico che finora non ha ottenuto nulla.
Al momento la Svizzera resta nella “blacklist” e serve non dimenticare che il suo mancato depennamentopotrebbe portare a un nuovo blocco dei ristorni come avvenuto l’anno passato.

Lo sa bene la presidente elvetica che nei capitoli segnati in agenda annovera “la regolarizzazione della situazione fiscale, dell’imposizione futura dei contribuenti italiani titolari di conti in Svizzera, nonché le questioni riguardanti l’accesso al mercato, le liste nere, la condizione per evitare la doppia imposizione e l’accordo relativo ai lavoratori frontalieri”.

Ufficialmente dell’incontro si dicono rose e fiori. Ma il cammino, che proseguirà attraverso un gruppo di lavoro ad hoc, potrebbe rivelare sorprese nelle materie più “spinose” che chiedono rapida soluzione e che dividono nei territori di confine.
Cosa accadrà, infatti, in tema della doppia tassazione a carico dei 54 mila frontalieri provenienti da Varesotto, Comasco, Sondrio e Vco?

Lara Comi, ad esempio, eurodeputata del Pdl e segretario provinciale di Varese si augura che “Monti sappia agire con decisione ed equilibrio in difesa dei diritti di lavoratori italiani nel rispetto degli accordi internazionali tra l’Italia e la Confederazione elvetica siglati nel 1974”.
Per lei “accettare una modifica dell’aliquota relativa ai ristorni dall’attuale 38% al 12%, ipotesi che recentemente era stata ventilata dalla Confederazione elvetica, significherebbe penalizzare i Comuni lombardi di confine, mettere in difficoltà i loro bilanci e i servizi garantiti”.

Già. Ma in Canton Ticino sono molti a vederla in senso opposto. Perché ad esempio proprio l’abbassamento dell’aliquota era uno dei “cavalli” di battaglia della Lega dei ticinesi di Bignasca e Norman Gobbi, oltre ovviamente alla cancellazione dalla blacklist.
Un altro argomento, assai discusso, è quello del possibile accordo sulla tassazione dei 100-200 miliardi che giacciono nelle banche elvetiche.
“Da qui potrebbero derivare miliardi di introiti per il nostro Paese a costo zero – aggiunge la Comi –. Si tratta di un percorso complesso, ma ci auguriamo che l’Italia dimostri fermezza superando gli ostacoli che Gran Bretagna e Germania hanno affrontato per analoghi accordi bilaterali stipulati. E che dalla Svizzera si pretendano, per esempio, comunicazioni su conti di italiani che nel frattempo siano stati chiusi e dirottati su altri Paesi off-shore nel tentativo di evitare la tassazione”.

A lei fa eco Sandro Gozi, responsabile delle politiche Ue del PD:”Serve presto un accordo per tassare i capitali evasi, nel rispetto delle norme comunitarie. Stime autorevoli ritengono che ci siano 120 miliardi di euro di cittadini italiani in Svizzera. Un accordo simile a quello definito dagli svizzeri con la Germania potrebbe farne rientrare il 34%: si tratta di una manovra finanziaria”.
Insomma, una partita su più fronti tutta da giocare.

fonte: http://www.ininsubria.it/ristorni-e-depositi-partita-tutta-da-giocare-tra-italia-e-svizzera~A9117

tags: Evelyne Widmer Schlumpf; Governo Monti; Mario Monti; Norman Gobbi Vais; ristorni depositi; frontalieri ticino; ininsubria.it

http://www.ininsubria.it/thb.aspx?filename=Upload%2FArticoli%2F2012%2F9117%2FCover%2Fval%2Ejpg&width=466&height=250 June 12, 2012 at 09:54PM

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Lega Nord: il Governo riveda le accise anzichè aumentarle

Lega Nord: il Governo riveda le accise anzichè aumentarle:

Con la scusa dell’emergenza terremoto, benzina più cara

Il Governo riordini le accise e destini le accise anacronistiche all’Emilia invece di aumentare ancora la benzina. 
Il gruppo regionale Piemonte della Lega Nord, oggi, ha presentato un ordine del giorno, da discutere con la massima urgenza, che chiede alla Regione di continuare nell’opera di aiuto e sostegno alle popolazione emiliane colpite dal terremoto già messa in atto, ma soprattutto di attivarsi presso il Governo per fare in modo che le accise sui carburanti inutili e superate (come quella per la guerra in Abissina del 1935, quella per la crisi di Suez del 1956 o quella per la missione in Libano del 1983 o la Bosnia del 1996) vengano ridestinate all’Emilia quali aiuti umanitari, cancellando la nuova accisa appena decisa dal Presidente Monti. 

“Il cordoglio e tutta la solidarietà di cui siamo capaci in questi terribili momenti va indirizzata alla gente dell’Emilia” ha sottolineato il Presidente del Gruppo regionale della Lega Nord Mario Carossa – “Non ci sono dubbi su questo. L’azione che già la nostra Regione ha messo in atto per aiutare le persone colpite da questa tragedia deve continuare. Qualche dubbio in più, invece, rimane sulle scelte di questo Governo. Non ci andava davvero una cima per avere l’illuminazione di aumentare la benzina di 2 centesimi per aiutare l’Emilia. Ma visto il momento di grande crisi perché invece di caricare ancora gli italiani con ulteriori sacrifici, non si pensa a ridestinare le vecchie accise che non hanno più senso alla gente emiliana? E’ forse uno sforzo di troppo ingegno per Monti e il suo gruppo? Noi chiediamo che il Governo di Roma ritiri la nuova accisa e riordini i prelievi che già esistono sui carburanti ridestinando quelli superati e anacronistici agli aiuti. Consideriamo che la somma della accise per Abissina, Suez, Libano e Bosnia, superano i 12 centesimi ossia più di cinque volte di quello che Monti ha destinato all’Emilia. Questa sarebbe davvero una scelta di responsabilità.”

1/6/2012

fonte: http://www.giornal.it/pagine/articolo/articolo.asp?id=36483

tags: Lega Nord; Governo Monti; accise carburanti; terremoto Emilia; gruppo regionale Piemonte; giornal.it

http://ifttt.com/images/no_image_card.png June 01, 2012 at 04:00PM

Maroni, Monti-Dracula vada a casa

Maroni, Monti-Dracula vada a casa:

(ANSA) – ROMA – ”Lega all’attacco sul tema più importante, un sistema fiscale equo e sostenibile. Monti-Dracula spreme il Nord e foraggia l’assistenzialismo becero del Sud”. E’ quanto scrive sul proprio profilo di Facebook Roberto Maroni commentando le parole del premier oggi a Bergamo. ”Il governo Monti – scrive ancora tutto in maiuscolo Maroni – uccide le imprese della padania, va mandato a casa subito!!!!”.

fonte: http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache_e_politica/Maroni-Monti-Dracula-vada-casa/26-05-2012/1-A_001612035.shtml

tags: Roberto Maroni; Governo Monti; Corriere della Sera

http://ifttt.com/images/no_image_card.png May 26, 2012 at 07:16PM

Maroni farà della Lega una specie di Csu

Maroni farà della Lega una specie di Csu:

L’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, segretario in pectore della Lega nord, sa che deve rifondare il movimento creato da Umberto Bossi.

Basta guardare alcune fotografie pubblicate oggi sui giornali per capire che c’è qualcosa che proprio non va, non va più. Nelle immagini infatti si vede lo stesso Maroni, solo, che in conferenza stampa commenta ammettendola la sconfitta alle amministrative e davanti c’è un Alberto da Giussano e dietro c’è il simbolo ripetuto del partito, quello con (ancora) la scritta “Bossi”.

Che cosa può fare Maroni? Primo, dichiarare, come ha fatto ieri, chiusa la traversata nel deserto degli scandali e della successione al senatur. Secondo, creare una nuova classe dirigente a lui fedele: nella Lega gli esponenti di peso non mancano affatto e il serbatoio delle amministrazioni locali, sebbene un po’ svuotato, è ancora abbastanza florido. Terzo, ben calibrare il patto di governo del movimento con Luca Zaia, presidente e soprattutto rappresentante del Veneto. Quarto, riaprire il dialogo con quel che resta o con quel che sarà il Popolo della libertà, il centrodestra. Non c’è altro spazio e la corsa solitaria, ammesso che ne esistano le condizioni, si addice a leader profeti e testimoni come Bossi più che a esponenti pragmatici come Maroni.

Già ieri Maroni ha detto ad Angelino Alfano, con cui ha un buon rapporto, che “se il Pdl nel prossimo futuro toglierà l’appoggio a Monti e ammetterà di aver sbagliato si può tornare a discutere”. E’ l’inizio.

Maroni sa e può fare questo: trasformare la Lega in un partito del nord più tradizionale e più rassicurante e più pragmatico, sul modello della Csu bavarese. La nuova Lega, dunque, sarà un movimento meno di cuore e di piazza e di urla e più di testa e di governo e di proposte, sebbene comunque all’opposizione del governo Monti.

Del resto, soltanto così Maroni può sperare di raccogliere almeno una parte del voto in uscita dal Pdl al nord, quello che non digerisce l’esecutivo tecnico.

La carta del voto di protesta, almeno per il momento, è certamente appannaggio di altre forze politiche, vecchie e nuove, ed è poco credibile una battaglia anti casta invocata nelle parole di leader che hanno passato gran parte dell’ultimo decennio al governo, a Roma come in molte Regioni, soprattutto dopo le ultime polemiche nate dalle inchieste sull’utilizzo dei rimborsi elettorali e su The Family.

Il problema per Maroni è che per dialogare con il centrodestra bisogna capire che cos’è e soprattutto che cosa sarà il centrodestra. Lo ha detto ieri l’ex ministro: c’è da vedere “che cosa succede nel Pdl, con Alfano che ha annunciato intenzioni rivoluzionarie dopo questo voto e sono qui che aspetto”. E’ l’inizio.

fonte: http://danielebellasio.blog.ilsole24ore.com/danton/2012/05/maroni-farà-della-lega-una-specie-di-csu.html

tags: Roberto Maroni; Lega Nord; Governo Monti; Lega 2.0; il sole 24 ore

http://ifttt.com/images/no_image_card.png May 22, 2012 at 07:31PM

Lega: Tosi, deve fare con la Svp e contrattare con Roma

Lega: Tosi, deve fare con la Svp e contrattare con Roma:

22 mag. – (Adnkronos) – “La Lega nord deve fare come la Svp: contrattare con il governo i vantaggi per il territorio”. Lo ha sottolineato il sindaco di Verona Flavio Tosi nel corso di una trasmissone televisiva ad ‘Antennatre’. “La Lega nord a livello locale si salva per quanto riguarda cio’ che si e’ fatto nel territorio, ma a livello nazionale gli ultimi sono stati anni disastrosi -ha sottolineato Tosi- dopo tre anni e mezzo di governo con Berlusconi, i nostri militanti ci dicevano: ‘ma a Roma che cosa avete fatto?’. Ed era difficile dare un risposta, al di la’ di quanto fatto in maniera brillante da Roberto Maroni come ministro dell’Interno”. “Infatti, rispetto all’obiettivo principale, il federalismo fiscale, siamo rimasti a meta’ del guado -ha ammesso il sindaco di Verona- e poi, ci ha pensato Mario Monti a spazzare via tutto”.

Per il sindaco di Verona che oggi presentera’ la sua giunta a Palazzo Barbieri non c’e’ dubbio quindi “bisogna ritornare su questo tipo di tematiche, contrattando con Roma cio’ che serve al territorio, sull’esempio di quanto fa Svp in Alto Adige, che mette a disposizione del governo che c’e’ a Roma qualunque esso sia i suoi voti per contrattare appunto i vantaggi per il proprio territorio”.

“La Lega quindi deve tornare a fare questo. Deve confrontarsi -spiega Tosi- con il sistema di Roma e dire: ‘noi vogliamo il federlismo fiscale’, puntando ad essere il primo partito del Nord e imporre il cambiamento. Certo -ammette il sindaco di Verona- bisogna che cambi la legge elettorale, anche se, dobbiamo ammetterlo, l’abbiamo fatta noi”.

fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/1020755/Lega-Tosi-deve-fare-con-la-Svp-e-contrattare-con-Roma.html

tags: Flavio Tosi; Lega Nord; SVP; Roma; Verona; Governo Monti; libero quotidiano

http://ifttt.com/images/no_image_card.png May 22, 2012 at 11:22AM

Terremoto: Maroni, ‘tassa sulle disgrazie’ da governo di pasticcioni

Terremoto: Maroni, ‘tassa sulle disgrazie’ da governo di pasticcioni:

Roma, 20 mag. (Adnkronos) – “Sono assolutamente contrario a questa decisione del governo. Non si possono abbandonare a se stessi i cittadini colpiti da una calamita’ naturale dicendo loro: arrangiatevi. Da ministro dell’Interno io la protezione civile la finanziavo con i soldi sequestrati alle mafie, non con la ‘tassa sulle disgrazie’ inventata da questo governo di pasticcioni”. Lo scrive il triumviro della Lega Nord, Roberto Maroni, sulla sua bacheca Facebook, rispondendo ad un post di un militante “sulla nuova legge che pone fine ai risarcimenti da parte dello Stato in caso di calamita’ naturale”.

fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Terremoto-Maroni-tassa-sulle-disgrazie-da-governo-di-pasticcioni_313323642647.html

tags: Roberto Maroni; Terremoto Emilia; Governo Monti; tassa sulle disgrazie; adnkronos

http://ifttt.com/images/no_image_card.png May 20, 2012 at 06:31PM

Tosi: “Monti burocrate, Passera supermanager

Tosi: “Monti burocrate, Passera supermanager:

Flavio Tosi

15/05/2012 18:36


“Sono il sindaco di tutti. Non solo dei leghisti, anzi. Lo sono di più degli altri, che mi hanno votato non credendo nel Carroccio”. Così, sul numero di Chi, in edicola domani, Flavio Tosi, primo cittadino di Verona, commenta la sua rielezione. E, sugli immigrati, aggiunge: “noi abbiamo il 13 per cento di cittadini stranieri, 28 mila extracomunitari e ottomila romeni. Gli stranieri onesti che lavorano a Verona stanno bene e sono contenti se mantengo l’ordine. Me lo confermano per strada, al mercato”.

Tosi spiega perché non si è candidato alla successione di Bossi: “mai fare il passo più lungo della gamba. Sarò sindaco per altri cinque anni. Poi si vedrà. Ora posso pensare alla segreteria della Lega Veneta”. Di Matteo Renzi e Angelino Alfano, dice: “Renzi è onesto, lo stimo, ma deve ancora farsi. Alfano? Leale e capace, ma dovrebbe smarcarsi di più da Berlusconi per essere un vero leader”.

Tosi commenta poi il “boom” del movimento Cinque Stelle: “credo siano tutti onesti e in buona fede. Ma, per governare una città, bisogna saperlo fare. Non basta cavalcare la protesta, come Grillo. I problemi si devono risolvere. Infatti lavoro come una bestia”.

Non risparmia critiche al Presidente del consiglio Monti. “All’inizio ho sperato. Invece, finora è un’enorme delusione – sostiene -. Ha restituito credibilità al Paese, ma non ha fatto nulla di quello che doveva. Solo aumentato le tasse. E si è fermato all’articolo 18. Ma se il lavoro non c’é! Gli manca il coraggio. Corrado Passera avrebbe fatto senz’altro di più al suo posto. Monti è un burocrate. Passera è un supermanager”.

fonte: http://www.tgverona.it/index.cfm/hurl/contenuto=326618/politica/tosi_monti_burocrate_passera_supermanager.html

tags: Flavio Tosi; Governo Monti; Mario Monti; Corrado Passera; Monti Burocrate; Passera supermanager; Liga Veneta; TG Verona

via http://cuoreimpavido.tumblr.com/post/23146203019 http://cdn.telenuovo.it/cached/images/180/566d7bf82f485e01ee2a10139f5c4d78/Tosi_a_Pontida-1-1-3.jpg May 16, 2012 at 05:02AM

L’Indipendenza.com: un’altra miliardata al sud, il solito pozzo senza fondo

L’Indipendenza.com: un’altra miliardata al sud, il solito pozzo senza fondo:

di ROMANO BRACALINI

Gaetano Salvemini, pugliese di Molfetta, ma trapiantato a Firenze, era solito dire che l’acquedotto pugliese, del quale aveva seguito l’estenuante gestazione, “aveva dato più da mangiare che da bere”. Lo diceva a proposito dei finanziamenti governativi al Sud che anche i più onesti meridionalisti temevano avrebbero preso tutte le strade, per lo più illecite, tranne quella di incentivare lo sviluppo.

E’ probabile che i 2,3 miliardi appena varati dal governo per il Sud faranno la stessa fine. Monti ha commesso lo stesso errore di valutazione di tutti i predecessori, oltretutto in un momento di crisi e di austerità. In calo di popolarità, e visibilmente in crisi di ispirazione, non deve aver resistito alla vanità di rendersi benemerito alle molteplici clientele meridionali che sapranno che uso farne di questo ulteriore dispendio di miliardi. Non è di questo che avrebbe bisogno il Mezzogiorno che in un secolo e mezzo non ha trovato la forza di riscattarsi e continua a piangersi addosso dando sempre la colpa agli altri.

Al Sud servono modernità e impresa, non pannicelli caldi o soccorsi di pietà. E’ proprio questo il punto dolente. E’ cambiato ben poco, per non dire nulla, da quando Guido Dorso, meridionalista senza illusioni, riconosceva all’inizio del Novecento che il Sud era arretrato perché il popolo meridionale, nel suo complesso, non riusciva a prendere possesso delle idee moderne di organizzazione collettiva. Al Sud, ancora oggi, salvo poche eccezioni (maccheroni, pizza e pummarola), non esiste una grande industria a capitale privato perché non esiste una borghesia imprenditoriale e di rischio come al Nord. In uno Stato moderno capitalistico le industrie le fanno i privati non lo Stato. Quelle fatte dello Stato, come nella ex URSS, solitamente falliscono. I meridionali disdegnano l’alto forno e la catena di montaggio. Meglio il posto sicuro nella burocrazia statale che conferisce autorità e decoro, “L’industria dello sbafo, la più fiorente industria napoletana”, scriveva Filippo Turati senza perifrasi.

Una quarantina d’anni dopo l’unità, il Sud era già alla greppia dello Stato. Sidney Sonnino era stato tra i più decisi sostenitori di un programma di finanziamenti al Mezzogiorno, ma aveva dovuto ricredersi sulla loro effettiva efficacia. Difficile controllare il corretto impiego dei capitali, quando non scomparivano in mille rivoli. Votata un’opera, per dispendiosa che fosse, e anche eseguita, tutto tornava nello stato di prima. Si era speso qualche decina di milioni (dell’epoca), si era arricchito qualche impresario o costruttore a spese del contribuente e non si era riparato a nulla. Di fatto c’erano già due Italie autonome e separate. Il fascismo non fece nessuna industria al Sud, sapeva che non avrebbero reso nulla; moltiplicò solo gli uffici governativi conoscendo la passione dei meridionali per l’impiego pubblico e la divisa che incute timore. Una statistica americana del 1950 aveva rivelato che nel Mezzogiorno d’Italia si viveva peggio che nei paesi dei blocco comunista. Il Sud peggio della Bulgaria. Così il presidente del Consiglio De Gasperi, abituato alle correttezze asburgiche e digiuno di intrallazzi levantini, aveva pensato di costituire una Cassa per il Mezzogiorno. Cassa, disse, è il nome giusto, fa subito pensare a un ente che paga. Santa ingenuità! Aveva scambiato Caserta per Innsbruck. Dotazione iniziale (anticipata dalla Banca d’Italia):1.000 miliardi, poi saliti a 9.000 miliardi dal 1961 al 1971,ai quali dovevano aggiungersi altri 7.400 miliardi stanziati nel 1972. In tutto:16.400 miliardi. Un pozzo senza fondo. L’obbiettivo “era fabbricare posti di lavoro”. Il lapsus, o forse no, era del legislatore. Una cuccagna per l’esercito di studiosi, consulenti, dirigenti, meridionalisti di mestiere, operatori economici, dipendenti, uscieri, tutti sul libro paga della Cassa. Opere in programma tante, realizzate praticamente nessuna. I meridionali ripresero la via dell’emigrazione, Milano, Torino, perché a casa loro non sanno costruire nulla.

Uno spreco enorme di risorse pubbliche, al quale il governo Monti dà ora il suo contributo.

fonte: http://www.lindipendenza.com/monti-due-miliardi-sud/

tags: Governo Monti; due miliardi sud; L’Indipendenza.com; Romano Bracalini

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Flavio Tosi: né con Monti, né con Bossi

Flavio Tosi: né con Monti, né con Bossi:

Flavio Tosi: né con Monti, né con Bossi

Il sindaco leghista di Verona lancia la protesta contro la tassa sugli immobili. E anche la resistenza contro il ritorno del Senatur

Flavio Tosi, appena rieletto sindaco di Verona

Flavio Tosi, appena rieletto sindaco di Verona

Vede, la situazione rischia di diventare drammatica. Perché è sicuro, decine di migliaia di italiani non riusciranno a pagare l’ultima rata dell’Imu. E lì rischieremo grosso. Quando i numeri dei disperati sono così alti, nessuno è in grado di scongiurare il pericolo di tensioni sociali. Il rischio di gesti estremi è davvero concreto. E per evitarlo noi sindaci siamo pronti alla guerra contro il governo». Poco prima di venire travolto da un terremoto politico e familiare, Umberto Bossi aveva detto di lui: “Se fa la sua lista a Verona, Tosi si mette automaticamente fuori dalla Lega”. Due mesi dopo, il Senatur ha dovuto lasciare la guida del Carroccio, a cui adesso pensa di ricandidarsi. E il quarantatreenne leghista Flavio Tosi è lì, con le sue liste, a un passo dall’immediata riconferma a sindaco di Verona. Con due crucci in testa, di cui parla in quest’intervista ad “A”. La guerra all’Imu, la tassa sulla casa. E la disperazione che porta a gesti estremi, come i tanti suicidi questi mesi e come il sequestro di 15 persone, giovedì scorso, all’Agenzia delle entrate di Romano di Lombardia, vicino a Bergamo.

Tosi, non è che la drammatizzazione dei sindaci sull’Imu è eccessiva?
«Lo Stato sta saltando addosso alla gente. E sa che cosa succederà quando molte famiglie italiane non riusciranno a pagare l’ultima rata dell’Imu?». 
Che cosa?
«Succederà che questa povera gente verrà da noi sindaci, verrà in comune a chiederci aiuto. E i comuni, che sono alla fame, non potranno darglielo anche perché sono già stati costretti a tagliare i servizi sociali. Ora dobbiamo muoverci in fretta anche perché il rischio che questa storia si trasformi in un dramma è concreto». 
Parla del rischio di tensioni sociali?
«Ripeto: quando il numero dei disperati è così alto non si può escludere nulla. Purtroppo, a Palazzo Chigi non c’è mica un esecutivo di tecnici. Ma un governo di burocrati di un’ottusità assoluta. Che, tra l’altro, hanno sempre avuto dei super-stipendi». 
Lei è pronto ad allearsi anche coi sindaci di centrosinistra per provare a fermare il governo sull’Imu?
«Io sono già sceso in piazza contro i tagli del governo precedente, quelli di Giulio Tremonti, quando anche una parte della Lega Nord mi diceva di non farlo. Si figuri se non sono pronto a una guerra adesso. Il sottoscritto fa il sindaco. Di conseguenza, pensa soltanto al bene delle famiglie veronesi. È questo che mi interessa».
Come pensate di muovervi? Con uno sciopero dei sindaci, magari?
«Valuteremo tutti gli strumenti legittimi per mettere in difficoltà il governo. Per costringerlo quantomeno a togliere l’Imu sulla prima casa».
Lei parla di “governo di burocrati”. Non salverebbe proprio nessuno dei ministri di Monti da questa bocciatura senz’appello?
«Molti di loro non li conosco nemmeno. Ma se proprio dovessi toglierne uno dal mazzo sceglierei Corrado Passera. Almeno lui è stato un manager privato che ha gestito una banca molto meglio di come non abbiano fatto altri banchieri».

E sul fronte Lega? Lei ha appena giudicato “inopportuna” la ricandidatura di Umberto Bossi alla guida del movimento.
«E lo ribadisco. Inopportuna». 
Bossi dice che si potrebbero fare le primarie. Lei sarebbe d’accordo?
«Io sono più favorevole all’ipotesi di un congresso. E poi, mi scusi, chi gestirebbe le primarie? Chi potrebbe garantire la loro regolarità? C’è un altro aspetto, che non va trascurato. Le primarie non farebbero altro che aumentare la tensione che già c’è dentro la Lega».
E se Bossi non facesse un passo indietro? Se il Senatur si candidasse per davvero?
«Io spererei che si candidasse Roberto Maroni. E voterei per Maroni convinto delle sue possibilità». 
Sta dicendo che Bossi potrebbe anche perdere?
«Non penso di essere l’unico (sorride, ndr) a considerare inopportuna una ricandidatura di Bossi. Mi creda, sono tantissimi i militanti che avevano apprezzato il gesto di Umberto di dimettersi e che adesso, invece, giudicano incomprensibile un suo ritorno alla segreteria federale». 
Viste le tensioni interne, sicuro che questa storia non finisca con una scissione?
«La nostra gente vuole una svolta. E questo processo di modernizzazione della Lega, che andrà avanti con i congressi, è irreversibile». 
Non pensa che Maroni sia stato, finora, un po’ troppo prudente? 
«Maroni si sta muovendo in maniera molto intelligente. E, soprattutto, per il bene della Lega». 
Il “Trota” Renzo, intanto, giura che farà il contadino o il muratore.
«Buon lavoro». 
Si sente di suggerirgli una delle due strade?
«Ognuno nella vita deve saper scegliere il lavoro per cui è portato. Contadino o muratore, che lo faccia con passione e tenacia. Io gli faccio i miei auguri». 
L’ondata di antipolitica non sembra arrestarsi. E i politici di professione, adesso, iniziano a temere il Movimento Cinquestelle di Beppe Grillo. Che cosa pensa lei del comico genovese? 
«Alla prova dei fatti, devo ammettere che sulla sua onestà non ho nulla da dire. Da un punto di vista strettamente politico, invece, non so se sarebbe davvero in grado di governare».

fonte: http://www.leiweb.it/a/2012/flavio-tosi-ne-monti-ne-bossi-30670439898.shtml

tags: Flavio Tosi, Umberto Bossi, Roberto Maroni, Lega Nord, Verona, Governo Monti leiweb.it

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