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Terra Insubre e la Festa dul dì di Mort

Terra Insubre e la Festa dul dì di Mort:

Terra Insubre e la Festa dul dì di Mort
Particolare della copertina

Sabato pomeriggio, in corso Matteotti, a Varese, i cittadini troveranno il libretto fresco di stampa “Quei giorni in cui i Morti ritornano”. Oltre ai dolci della traadizione

Sabato 3 novembre, dalle ore 15.00 in avanti, in Piazza del Podestà a Varese, l’associazione Terra Insubre ti aspetta per festeggiare la Festa dul dì di Mort, l’antica Trinox Samonios dei Celti.
Allo stand, nella piazza centrale di Varese, i cittadini troveranno il libretto appena stampato sulle tradizioni insubri e lombarde del giorno dei Morti, “Quei giorni in cui i Morti ritornano. La vera storia di una nostra antica tradizione”. 
Non solo: l’evento prevede anche la possibilità di gustare i dolci della tradizione di questi giorni come il ‘pane dei morti’, accompagnati da idromele bretone.
Per la degustazione e il libretto l’associazione Terra Insubre chiede un contributo di 10 euro. 
Appuntamento in Corso Matteotti
tags: Terra Insubre, Varese, Festa dul dì di Mort, ininsubria

fonte: http://www.ininsubria.it/terra-insubre-e-la-festa-dul-di-di-mort~A10030

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Congresso Lega Lombarda: Giorgetti saluta e Bossi divide

Congresso Lega Lombarda: Giorgetti saluta e Bossi divide:

Salvini verso la segreteria

Congresso Lega Lombarda: Giorgetti saluta e Bossi divide
Il Palacreberg

Il segretario uscente della Lega Lombarda ha dichiarato “esaurita la rendita di Bossi”. Militanti divisi all’arrivo del Senatùr: applausi, ma anche molti fischi

Un discorso diretto compresa qualche sottolineatura polemica sulle divisioni interne al Carroccio. 
Giancarlo Giorgetti fa trapelarepiù di un dubbio sulla rivoluzione avvenuta all’interno del partito negli ultimi tempi e la sua appare la posizione di chi non la considera come un passaggio doloroso ma necessario verso una nuova fase, verso un futuro da ricostruire su basi nuove per portare al popolo del Nord quei risultati concreti che non sono arrivati dopo tanti anni di Governo.
Il suo intervento nella prima serata di congresso della Lega Lombarda al Teatro Creberg di Bergamo – dove al termine della 2 giorni si deciderà il suo successore -, è sembrato a molti più una difesa di Umberto Bossi e un rimprovero ai militanti che hanno seguito l’onda del cambiamento innalzata Roberto Maroni e che non hanno lesinato critiche alla vecchia “nomenklatura” leghista e alla famiglia del Senatùr alla luce degli scandali emersi.
Di certo, una netta disapprovazione nei confronti di quella base “radicale” che ha chiesto pulizia, o peggio, che continuerà a chiederla anche adesso “guardando al passato”.
“I dieci anni di governo non hanno prodotto i risultati che ci aspettavamo – ha detto Giorgetti – Purtroppo, l’unico risultato è stato quello di cambiare i leghisti. Roma ci ha ridotto a vedere i nemici al nostro interno, anziché all’esterno”. Divisioni interne dovute quindi unicamente alla frequentazione di Roma

Poi ha ringraziato Umberto Bossi:”È solo grazie alla rendita politica che ci ha lasciato che siamo riusciti a resistere in questi anni. E ora abbiamo esaurito questa riserva – ha detto -. Mi auguro che questo congresso e quello federale sia occasione di discussione. Il nodo centrale è la sopravvivenza della democrazia contro la dittatura finanziaria, contro il centralismo europeo. Se sapremo prima degli altri dare una risposta a questo, potremo ancora governare la Lombardia. Ascolterò gli interventi con questo pregiudizio: chi parlerà del futuro, lo guarderò in modo positivo. Chi recriminerà sul passato, in modo negativo” 
Poi ha ripreso il discorso sul “militante ignoto”, che fece alla sua rielezione cinque anni fa, e che venne trasformato in un manifesto. “Oggi aggiungo: è militante ignoto colui che la sera con il cuore ferito non va al bar di Laveno (dove spesso trascorre la sera Umberto Bossi, n.d.r.) o su Facebook (qulacuno l’ha interpretato come un riferimento a Maroni, n.d.r.) a parlare male degli altri, ma che va tra la gente a tenere alta la bandiera. Solo lui ha il cuore impavido”.

A metà serata il triumviro Roberto Calderoli ha anticipato il suo intervento (che doveva essere sabato mattina) facendo emergere tutta la sua cobtrarietà: “Sono rimasto molto deluso dal movimento in questo momento – ha detto -, mi sembra impossibile che non si capisca che è in essere un attacco nei nostri confronti”. 
Poi: “Nelle scorse settimane stati fatti fuori in tanti, oggi gli sciacalli stanno già aspettando la seconda ondata per saltare addosso ad altri, tra cui anche il sottoscritto. Non c’è stata una risposta compatta, da movimento unito e purtroppo i congressi che stiamo facendo non stanno andando in questa direzione”.

Poi, all’arrivo di Bossi, il cambiamento nel Carroccio si tocca con mano ed emerge quasi un sottile malumore. 
In particolare, l’ala più radicale lo fischia, perché nemmeno più gli riconosce il ruolo di padre nobile. 
Gli stessi che hanno arricciato il naso di fronte alle parole di Giorgetti e avere protestato per la scaletta del programma che sabato lascia lo spazio d’intervento maggiore a Umberto Bossi.

di Marco Tavazzi

fonte: http://www.ininsubria.it/congresso-lega-lombarda-giorgetti-saluta-e-bossi-divide~A9030

tags: Giancarlo Giorgetti; Lega Lombarda; Lega Nord; congresso Bergamo; Umberto Bossi; Marco Tavazzi; ininsubria

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Norman Gobbi:”Male per la Lega se Bossi si ricandida”

Norman Gobbi:”Male per la Lega se Bossi si ricandida”:

Norman Gobbi:"Male per la Lega se Bossi si ricandida"
Norman Gobbi e Roberto maroni domenica a Varese

Il Consigliere di Stato ticinese:”Il partito deve scegliere una strada diversa”. Al congresso della Lega Lombarda Cesarino Monti sfida Salvini ed emerge il malcontento dei delegati per gli interventi

Ha svicolato le domande sulla possibilità che Umberto Bossi scelga di ricandidarsi e non affronta il tema del congresso nazionale della Lega Lombarda del prossimo fine settimana, “vedremo”, dice.
Roberto Maroni a Palazzo Estense per il convegno di Terra Insubre che ha allargato gli orizzonti guardando alla possibilità di una microregione insubrica, non scarta l’ipotesi che per il Carroccio una strategia possa essere quella di non presentarsi al parlamento
“E’ una delle ipotesi che tratteremo al congresso federale – ha detto l’ex ministro dell’Interno -. In questo momento dobbiamo concentrarci sul Nord. Occuparci del territorio e diventare il partito egemone. Se riusciremo a imporre la nostra egemonia sul territorio, possiamo anticipare il ‘modello tedesco’ già alle prossime elezioni, e farci rappresentare dagli alleati”.

Il Congresso della Lega Lombarda
Prima del federale, tuttavia, sarà il nazionale della Lombardia di venerdì e sabato che detterà le strategie. Soprattutto perché sarà a spaccatura: Matteo Salvini, candidato ufficiale dei maroniani, contro Cesarino Monti, che di fatto proviene dalle file bossiane.
Inutile dire che se Salvini non vincesse con un ampio margine, questo potrebbe rinvigorire Bossi nell’ipotesi di candidarsia al federale contro Maroni.

La Lega dei Ticinesi guarda con interesse
L’ipotesi naturalmente crea interesse. Anche dall’altra parte del confine. “Si tratta di una situazione negativa per la Lega Nord – dice l’esponente della Lega dei ticinesi Norman Gobbi, anche lui a Varese per il convegno di Terra Insubre – Anche i risultati elettorali dell’ultima tornata amministrativa dimostra che il partito deve scegliere una strada diversa. Abbiamo già detto che secondo noi è Maroni il futuro”. 
E se, come qualcuno dice, Bossi avesse intenzione di ricandidarsi? “Saranno i militanti a decidere – conclude Gobbi -. Certo sarebbe un passo indietro rispetto al cambiamento che si è iniziato e di cui la Lega ha bisogno”.

Malcontento prima del Congresso
Intanto, in vista del congresso nazionale lombardo scoppia il malcontento dei militanti sulla possibilità che gli interventi dei delegati siano limitati alla sola serata di venerdì
E quindi non a sabato, giornata clou. In realtà, il presidente dell’assemblea Massimo Garavaglia ha garantito ufficialmente che gliinterventi ci saranno anche sabato. Ma sembra che a lavorare per impedirlo si siani messi all’opera, in questi giorni, il segretario uscente Giancarlo Giorgetti e l’ex ministro Roberto Calderoli
Per qualcuno i rappresentanti della frangia anticambiamento.

fonte: http://www.ininsubria.it/norman-gobbi-male-per-la-lega-se-bossi-si-ricandida~A8993

tags: Roberto Maroni, Insubria terra d’Europa 2012; terra insubre; palazzo estense; Norman Gobbi Vais; Lega Lombarda; congresso regionale; Matteo Salvini; Cesarino Monti; ininsubria

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L’Insubria cantone svizzero? Ne parlano Maroni e Norman Gobbi

L’Insubria cantone svizzero? Ne parlano Maroni e Norman Gobbi:

Macroregione trasfrontaliera?

L'Insubria cantone svizzero? Ne parlano Maroni e Norman Gobbi
Maroni e Norman Gobbi

Domenica pomeriggio incontro conclusivo del Festival organizzato da Terra Insubre. Modelli istituzionali e possibili “fusioni” con il contributo di Dario Galli, Attilio Fontana e Matteo Bianchi

E’ sicuramente l’appuntamento di maggior richiamo e non a caso è stato tenuto per ultimo, sulla falsariga di un sigillo per l’edizione numero 6 del Festival Insubria Terra d’Europa.
Domenica pomeriggio, nel Salone Estense di via Sacco – che si prevede non basterà a contenere l’affluenza – la letteratura, l’archeologia e la storia dei giorni scorsi lasceranno spazio all’economia e alla politica con ospiti d’eccezione: l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni e il Consigliere di stato ticinese Norman Gobbi, ma anche Dario Galli, presidente della Provincia di Varese; Attilio Fontana e Matteo Bianchi, rispettivamente sindaci di Varese e Morazzone e Giordano Macchi, consigliere Comunale di Lugano
I rappresentanti della regione transfrontaliera insubre, moderati da Andrea Mascetti, parleranno di modelli istituzionali ed economici a confronto cercando di rispondere a un interessante quesito: l’Insubria cantone svizzero?

Argomenti d’attualità che mettono in primo piano la necessità di maggiori rapporti – a livello economico, politico e culturale – tra i territori lombardo-piemontesi e ticinesi. Magari senza scartare l’ipotesi delle “piccole patrie” e delle macroregioni che in un futuro non troppo lontano potrebbero presentarsi come valide alternative alfallimento dell’Unione europea, dei sui Stati nazionali e della crisi italiana generata da decenni di sciagurata e incapace gestione della sua classe politica. 
Inoltre, la recente provocazione circa un’eventuale annessione della Lombardia alla Svizzera, lanciata dal ministro della difesa della Confederazione Elvetica, Ueli Maure, ha riportato in auge la vexata quaestio dei rapporti tra la Confederazione Elvetica ed i territori italiani di confine.

Da tempo deputati e leader politici svizzeri hanno rilanciato la provocatoria idea dell’allargamento a sud della Confederazione Elvetica con l’annessione di alcune province dell’Insubria storica quali Varese, Como e Sondrio, Verbania (e per qualcuno anche Bergamo).
La boutade, forte del sostegno mediatico di alcuni amministratori locali operanti al di qua del confine, è stata presa in considerazione perfino da alcuni Consiglieri Comunali di Lugano che hanno chiesto di verificare una tale ipotesi tramite uno studio ad hoc che chiarisca le conseguenze fiscali ed economiche dell’aggregazione.
La provocazione è pertanto quanto mai allettante, e soprattutto attuale.
Cosa sarebbe la Svizzera italofona con l’allargamento a sud delle province di confine, da Verbania a Varese e da Como a Sondrio?
 La potenza economica delle province lombarde unita alla straordinaria piazza finanziaria luganese potrebbero dare vita ad una regione oltremodo ricca e vitale.
Un sogno? Forse.
Ma la Storia si muove e di questi tempi, grazie anche alla perdita di credibilità politica della Comunità Europea, nulla può essere escluso.
“Negli interventi ci limiteremo a giocare con i numeri e con le ipotesi – dicono da Terra Insubre, l’associazione culturale che ha promosso il Festival transsfrontaliero -. Chissà mai che la grande Insubria elvetica, da sogno statistico, non diventi una realtà. Il futuro, in ogni caso, è come sempre nelle mani dei popoli”.

Infine, da ricordare che a conclusione del Festival, alle ore 18, in corso Matteotti, è in programma la festa di chiusura. Concerto di corni alpini e degustazione di Merlot del Ticino e prodotti tipici dell’Insubria.

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Roberto Maroni; Norman Gobbi Vais; Andrea Mascetti; Attilio Fontana; Matteo Bianchi; Dario Galli; Giordano Macchi; ininsubria

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I celti occupano Palazzo Estense

I celti occupano Palazzo Estense:

I celti occupano Palazzo Estense
Celti… moderni

Grande partecipazione agli eventi del Festival Insubria Terra d’Europa che hanno trattato di archeologia e dello scambio di culture vissuto all’alto dei passi Alpini

Ottima partecipazione dei varesini ai convegni culturali organizzati nell’ambito del Festival Terra d’Europa, kermesse transfrontaliera “targata” Terra Insubre.
Venerdì sera un centinaio di persone si sono presentate a Palazzo Estense dove lo studioso Luigi Zanzi e Andrea Mascetti hanno parlato dei Passi alpini. Strade di genti e culture tra Insubria e Europa.
Sabato mattina è stata invece la volta dell’archeologia, con studiosi del calibro di Venceslas Kruta – professore alla Sorbona – che hanno dimostrato come le Alpi Centrali, nei secoli prima di Cristo, furono al centro del commercio di beni ed oggetti, di scambio di idee, lingue e culture e del trasferimento di persone e gruppi tribali, in un ricco e articolato contesto generale. 
In pratica il contrario di quel luogo oscuro, selvaggio, aspro e inabitabile di cui parlava Tito Livio riflettendo un concetto che avrebbe avuto molta fortuna nella concezione degli antichi Romani.
Nella galleria fotografica le istantanee dei due eventi con tanto di oggetti d’archeologia, manufatti riprodotti e figuranti vestiti coi costumi dei celti che hanno “occupato” Palazzo Estense.

fonte: http://www.ininsubria.it/i-celti-occupano-palazzo-estense~A8980

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Luigi Zanzi; Vanceles Kruta; Varese; Palazzo Estense; ininsubria

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Le Alpi: non un confine, ma l’embrione della nuova Europa

Le Alpi: non un confine, ma l’embrione della nuova Europa:

Le Alpi: non un confine, ma l'embrione della nuova Europa
Il secondo convegno del festival “Insubria Terra d’Europa” ospita lo storico Luigi Zanzi. Un percorso sulla storia alpina e la civiltà “perduta” di montagna

Il secondo convegno del festival “Insubria Terra d’Europa” ospita lo storico Luigi Zanzi. Un percorso sulla storia alpina e la civiltà “perduta” di montagna

Le Alpi non sono una frontiera. Ma il fulcro di una civiltà, o meglio di un modo di intendere la civiltà, diverso dalla società moderna.
La solidarietà come strumento necessario alla sopravvivenza contro l’individualismo della metropoli asettica, l’inserirsi nell’ambiente anziché sovrastarlo e la necessità che l’uomo sappia fare tutto, anziché conseguire un’unica specializzazione nell’ambito professionale lavorativo.

Il secondo convegno del festival “Insubria Terra d’Europa” ospita lo storico varesino Luigi Zanzi, che porta il pubblico numeroso in un viaggio attraverso la cultura alpina. Che non è, come si potrebbe pensare, un interesse circoscritto. Bensì l’essenza stessa di una parte della civiltà europea.

“Le Alpi vengono viste come un punto di passaggio, e non si fa purtroppo nessuna differenziazione tra civiltà di montagna e civiltà di città nella storiografia ufficiale – dice lo studioso – le Alpi oggi invece possono essere la cerniera fondamentale per la costruzione della nuova Europa. 
Si capisce che oggi siamo di fronte ad un’Europa che sta tradendo e falsando la propria storia. Intanto, è divisa in Stati nazionali, che hanno una storia breve, e hanno deturpato l’Europa con guerre cruentissime. Hanno travolto la pluralità e complessità delle Regioni d’Europa nella storia delle civiltà. Soffocato moltissimi centri di civiltà, tra cui i centri di civiltà montana”.

Insomma, quella legata alla montagna è un tipo di esistenza umana diversa da quella che si sviluppa in pianura, ovvero dove si possono ammassare grandi quantità di uomini, formare le nuove metropoli e da lì le forme statali. 
Sulle Alpi, quando si insedieranno le prime comunità umane, solo nel Medioevo, si sviluppa un tipo di civiltà solidale, comunitaria e minimale, dove non c’è spazio per la società di massa, ma per piccole e diffuse comunità. 
“In montagna non c’è la divisione del lavoro, tratto cruciale della società di città. Ognuno deve saper fare tutto”.

“Non c’è libro di testo che abbia l’accortezza di differenziare i territori di pianura dai territori di montagna. La carta geografica possa essere trattata in maniera tale che non ci siano differenze tra zone di città e di montagna. Abituati a fare le storie non camminando e ragionando anche con i piedi oltre che con la testa, ma solo seduti a tavolino più o meno trascrivendo da testi precedenti si finisce con il credere che tratteggiando una linea su una tavolo si possano confondere i territori”.

“Nella storia dell’evoluzione umana l’avvicinamento dell’uomo alla montagna porta ad una forma d’uomo diversa: forma d’uomo montanaro. 
Le Alpi non erano abitate: i montanari non erano originari delle Alpi. Provengono da molto lontano. Non originari del territorio alpino. Hanno continuamente problematica complessissima di rapporto con la montagna.

Per lungo tempo frequentazione da parte di popolazioni lontane dalle Alpi. Prima perialpino, cioè attorno alle montagne. E poi cercando risorse dalle montagne. 
Non mai l’idea di abitare le montagne, ma di stare il più possibile vicini ad esse per poterle sfruttare quanto occorre. Per instaurare rapporti di mediazione tra le Alpi e mondi diversi: mondo del mare e mondo della pianura. Il mediterraneo di allora civiltà marinara. Un rapporto fondamentale di sopravvivenza che nulla ha a che fare con la montagna.
Siamo nella protostoria”.

Zanzi narra poi dell’epoca romana, di come la civiltà imperiale non riuscì a concepire le Alpi come parte del proprio dominio, in quanto non assimilabili al loro modo di vivere e di strutturare il proprio Stato. 
Il mondo romano aggira le Alpi. 
La civiltà romana rovescia la civiltà del Mediterraneo. Ne fa sulle strade. Il dominio del territorio con le strade. 
Accerchiamento alpino, zona di rifugio, dove confinare popolazioni che non riescono ad assimilare con il loro territorio. Gran San Bernanrdo e Brennero che usano per accerchiamento.

Perché non sono acquisibili alla propria civiltà?
Perché la loro non può radicarsi in montagna con la stessa struttura sociale e politica.
I romani sono arrivati a nord delle Alpi dal nord”.

Le montagne, al momento culla di una civiltà che abita solo le zone prealpine, iniziano a diventare sede stanziale di popolazioni che iniziano a vivere lì solo dal Medioevo. 
“Solo in età medievale avviene la civilizzazione del mondo alpino. Ma non perché siano le città a portare nella montagna la loro civiltà. Avviene alla rovescia. Una progressiva capacità di invenzione di nuove forme di uomo che scelgono di vivere in montagna e adagio adagio riescono a mettere a punto una civiltà in modo che riescono a vivere lì, e poi scendono in pianura e da lì costruiscono le strade che diventano punto di passaggio ai valici alpini. Le strade attraverso le Alpi nascono quando ci sono popolazioni stanziali sulle Alpi in modo che possano comunque garantire la loro permanenza”. Un esempio ancora esistente di queste popolazioni sono i Walser. 
“La civiltà di montagna è costituita da insediamenti piccoli, ma diffusi. Dove il numero di abitanti dev’essere limitato. Per due motivi tra tutti: 
il grando territorio non può installarsi in montagna e c’è il problema del reperimento delle risorse”.

“Le Alpi non sono un confine, ma un punto di raccordo, unione e sintonia tra culture. Ancor oggi ci fanno guardare al modello elevetico e nordeuropeo come una società vincente, rispetto a quello italico con tutte le sue negatività” ha spiegato il moderatore Andrea Mascetti.

Cosa può servire, al giorno d’oggi, nel nostro contesto politico, un convegno come questo?
Può sembrare un discorso sui massimi sistemi. Invece offre una visione diversa di come la società può evolversi. Di fronte alla caduta del capitalismo mondiale, che ha generato la crisi degli Stati nazionali, arrivando a toccare la vita di tutti noi, si capisce che una forma di civiltà solidale e comunitaria come quella montanare non sarebbe minimamente stata toccata dai riflessi negativi della crisi. Rappresenta una possibilità di sopravvivenza. Una via di fuga non geografica, ma politica guardando a i valori di solidarietà e comunitarismo, al rispetto delle diversità, che oggi non trovano spazio per colpa di un’Unione europea che vuole livellare tutto ad un’unica forma.

di Marco Tavazzi

fonte: http://www.ininsubria.it/le-alpi-non-un-confine-ma-l-embrione-della-nuova-europa~A8979

tags: Insubria terra d’Europa 2012; terra insubre; Luigi Zanzi; Andrea Mascetti; Marco Tavazzi, ininsubria

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Insubria Terra d’Europa: l’ouverture spetta a Prezzolini

Insubria Terra d’Europa: l’ouverture spetta a Prezzolini:

“Et in Helvetia ego”: Giuseppe Prezzolini, percorsi d’esilio

Insubria Terra d'Europa: l'ouverture spetta a Prezzolini
Locandina evento

Questa sera, giovedì 24, il primo convegno della kermesse culturale transfrontaliera organizzata da Terra Insubre. Ospiti Bracalini e Longatti. Modera lo storico Paolo Mathouthi

Tocca a Giuseppe Prezzolini, giornalista e scrittore scomodo e antesignano, l’ouverture della 4 giorni clou del Festival Insubria Terra d’Europa, la kermesse organizzata da Terra Insubre che punta a fare conoscere personaggi, storia e cultura della regione transfrontaliera.
Il primo appuntamento è in programma per questa sera, giovedì 24 Maggio, alle ore 20.45, nella Sala Montanari dell’ex cinema Rivoli di via dei Bersaglieri, a Varese. 
“Et in Helvetia ego”: Giuseppe Prezzolini, percorsi d’esilio è il titolo dell’incontro che vedrà Alberto Longatti(giornalista e scrittore) e Romano Bracalini (scrittore e storico) nel ruolo di relatori, mentre a Paolo Mathlouthi di Terra Insubre spetterà moderare il dibattito.

Lo stesso Mathlouthi aveva parlato dell’incontro in occasione della presentazione ufficiale del Festival:”Prezzolini, da autentico antitaliano, capì con largo anticipo tutte le contraddizioni di questo Paese. Non solo: la stessa Europa di cui si parlava allora, e di cui oggi vediamo i frutti malati, lo disgustava già. Un anticonformista da riscoprire e da cui imparare”.

Nato all’insegna dell’indipendenza, anarchico ma conservatore, Prezzolini fece della libertà la propria religione e della sua vita un romanzo dove nulla è inventato. .
La sua indole irrequieta e la miope grettezza di chi lo aveva osteggiato perché indocile e non classificabile, lo portarono a cercare riparo in un primo tempo negli Stati Uniti. Chiamato dal rettore Nicholas Murray Butler a tenere un corso estivo di Letteratura italiana presso la Columbia University, Prezzolini sbarcò una prima volta ad Ellis Island nel 1923.
Negli States mise radici e si risolse a rimanervi per quarant’anni, prendendo perfino la cittadinanza nel 1940. Rientrato in Europa nel 1962, dopo un breve soggiorno in quel di Vietri, perseguitato dagli agenti del fisco, riparò in Svizzera, quella nazione dove, secondo Hemingway, “tutte le storie finiscono e nessuna è mai cominciata”. 
A Lugano, suo ultimo rifugio, prese dimora in un appartamento di via Motta al civico 36, nel cuore della città vecchia e iniziò a collaborare stabilmente con la “Gazzetta Ticinese” per la quale scrisse alcuni articoli profondamente critici nei confronti dell’allora nascente Unione Europea. 
Rivendicava a se stesso la patente di autentico intellettuale europeo e cosmopolita, lui che, naturalizzato americano, aveva vissuto a lungo in Francia e parlava correntemente inglese, francese e tedesco. Proprio questo suo europeismo culturale lo induceva ad essere scettico verso il modello dello Stato continentale che andava delineandosi all’orizzonte, convinto che la più grande ricchezza dell’Europa risiedesse nella pluralità. 
Tra New York e Lugano si compie, nell’arco di un secolo, la parabola umana e letteraria di uno scrittore atipico, che più e meglio di altri si era prodigato nell’immane sforzo di internazionalizzare la cultura italiana, mosso dall’illusione che fosse possibile stimolare una mutazione antropologica del proprio popolo attraverso il pensiero, facendo leva sul carattere più che sulle istituzioni. 
L’ingratitudine con la quale fu ricompensato lo convinse che l’impresa era vana. Poco prima di morire fece dono del suo immenso archivio alla Biblioteca Cantonale di Lugano, dove tutt’ora si trova, estremo, meritatissimo schiaffo a quell’Italia “matrigna e meschina” che lo aveva ripudiato.

fonte: http://www.ininsubria.it/insubria-terra-d-europa-l-ouverture-spetta-a-prezzolini~A8954

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Giuseppe Prezzolini; Alberto Longatti; Romano Bracalini; Paolo Mathlouthi; ininsubria.it

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Sconfitta e scandali: Renzo Bossi espulso dalla Lega?

Sconfitta e scandali: Renzo Bossi espulso dalla Lega?:

Sconfitta e scandali: Renzo Bossi espulso dalla Lega?
Bandiere

I militanti vogliono rinnovare il movimento continuando col distanziarsi con chi è rimasto coinvolto nelle vicende che hanno provocato la sconfitta elettorale. Ed è finita anche la pazienza col Senatùr

E il Trota potrebbe fare un bel salto fuor d’acqua. Cacciato dai lidi di partito. La notizia è ancora ufficiosa, ma a quanto pare, dopo le ultime evoluzioni giudiziarie e la clamorosa debacle elettorale alle amministrative – il cui risultato, per la base e anche per Roberto Maroni, è assolutamente da collegarsi -, la famiglia Bossi non è più intoccabile
Se nei giorni scorsi, a quanto pare, si è svolta una “riunione di famiglia” in quel di Gemonio, i vertici maroniani del partito non hanno perso tempo. E presto all’ordine del giorno di uno dei prossimi consigli federali potrebbearrivare la richiesta di espulsione dalla Lega di Renzo Bossi.

Trota al capolinea? 
L’ex consigliere regionale, che ha fatto del suo “sangue reale” un metodo per scavalcare la lunga gavetta di partito e ha poi rivestito quel ruolo con arrogandosi il “piglio del capo”, potrebbe a breve vedersi stracciare la tessera di partito. 
Non basterebbe più, dopo la grave accusa di appropriazione indebita, il fatto che abbia preventivamente rinunciato al ruolo in consiglio regionale. La richiesta dei Barbari Sognanti varesini, che a differenza delle altre zone della Padania possono anche contare su una sorta di “squadra d’assalto”, ovvero gli Eretici (il gruppo nato in antitesi con il risultato del congresso provinciale del 9 ottobre 2011, quando Bossi impose il suo candidato), è quella di non fermare le espulsioni, che al momento hanno toccato sì i vertici della nomenklatura bossiana, da Rosi Mauro a Piergiorgio Stiffoni, passando naturalmente da Francesco Belsito.
E adesso, dopo anni di “democrazia leninista” e “calate d’alto”, qualcosa alla base si dovrà pur concedere…

La caduta della famiglia
“Anche la famiglia deve pagare, se ha sbagliato”, ci dice uno dei ribelli. E parlando con i dirigenti maroniani viene fuori che si starebbe discutendo, nelle alte sfere, per espellere Renzo Bossi. “Altri dettagli al momento non li sappiamo. Ma sembrano ben intenzionati”.
Evidentemente, se Roberto Maroni è disposto a perdonare l’amico di sempre Umberto Bossi, lo stesso non varrebbe per la sua progenie, arrivati a ruoli di vertice del partito per la figura del padre.
L’altro figlio indagato dai pm di Milano, il primogenito del primo matrimonio Riccardo Bossi, non risulta ad oggi essere iscritto alla Lega. Lo è stato sicuramente, 
alla sezione di Varese, tra il 2004 e il 2005, quando militò per qualche mese e “fu anche attivo nella campagna elettorale delle regionali. 
“Si faceva vedere – riferiscono dalla sezione -. Poi ha smesso e la sua militanza pare essere decaduta per il mancato versamento della quota della tessera. Il 2004 era anche l’anno in cui si registrò il primo problema di “familismo”. Ovvero, quando Riccardo, insieme allo zio Franco Bossi, fu ingaggiato come portaborse al Parlamento europeo. Subito destituiti, per volere del Senatùr, appena la cosa si seppe.

“Umberto resta, ma senza potere”
Si salva in extremis solo Umberto, della famiglia. Il padre fondatore ha un ruolo storico che nessuno gli può negare, anche se la pazienza e l’idealismo dei militanti, negli ultimi tempi, sono stati messi a dura prova. Dal timore reverenziale con il quale tutti, fino a due anni fa, pronunciavano il suo nome, oggi i militanti più convinti e decisi sono arrivati a definirlo “quello di Gemonio”.

“Stia a casa”
“Il suo ruolo dev’essere quello di presidente. Ovvero solo una carica onorifica. Bisogna smettere di andare in giro a fare comizi ripetendo da anni cose che poi non si concretizzano” è il pensiero di alcuni iscritti varesini. 
In verità parole pronunciate quando ancora non era uscita la notizia dell’avviso di garanzia e la sconfitta elettorale non si era cconsumata. Chissà adesso.

Dopo la sconfitta
I risultati dei ballottaggi hanno scosso i militanti del Carroccio. Ma a Varese si rispedisce al mittente la tesi “costruita ad arte”, dicono, di chi individua l’ormai marginalizzazione del Senatùr con la causa della sconfitta.
Maroni non è ancora segretario generale e ancora non ha potuto procedere con decisione al rinnovamento del Carroccio. “Urge un cambio di marcia e nuovi programmi per tornare protagonisti e riacquistare la fiducia che gli scandali dei vecchi vertici ci hanno fatto perdere”, dicono i leghisti varesini.

di Marco Tavazzi

fonte: http://www.ininsubria.it/sconfitta-e-scandali-renzo-bossi-espulso-dalla-lega~A8941

tags: Lega Nord; Lega 2.0; Renzo Bossi; barbari sognanti;  Roberto Maroni; Marco Tavazzi;ininsubria

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Lega Nord: i militanti di Varese si costituiranno parte civile?

Lega Nord: i militanti di Varese si costituiranno parte civile? :

Lega Nord: i militanti di Varese si costituiranno parte civile?
Bandiere

Dalla culla del Carroccio monta la rabbia. E c’è chi prefigura possibili azioni legali per tutelare il buon nome dei militanti e del partito nel quale hanno creduto

L’accusa di truffa ai danni dello Stato per Umberto Bossi e appropriazione indebita per i figli Riccardo e Renzo. Senza contare le altre mille indagini dello scandalo Lega scoppiate da un paio di mesi a questa parte. 
Accuse tutte da provare ovviamente. Ma tanti leghisti sembrano essersi già fatti un’idea propria e sostengono che i primi ad essere danneggiati siano stati i militanti: chi nel partito ha creduto, chi ci ha messo soldi – anziché chiederli -, per amore dell’ideale. 
E in un futuro prossimo la rabbia potrebbe trasformarsi in un’azione legale, ovvero, quella di alcuni militanti di Varese che stanno pensando, nell’eventuale processo, di costituirsi parte civile. 
La notizia arriva da un dirigente leghista di area maroniana che al momento preferisce l’anonimato. 
Anche perchè in diversi stanno valutando se dare seguito all’azione legale di cui sopra. Perché si tratta di un ragionamento a caldo, che arriva dopo la doccia gelata di ieri. E l’impeto del momento non è mai buon consigliere.

Ad ogni modo questo è oggi il pensiero che serpeggia: ”Le prime vittime sono i militanti. Quindi è probabile che qualcuno possa costituirsi parte civile”. 
Ovvero, presentarsi in sede di processo come soggetto danneggiato dal reato e che intende far valere innanzi al giudice la propria domanda di risarcimento o di restituzione.
E non deve essere per forza un som, ovvero un socio ordinario militante che nell’organigramma leghista hanno diritto di voto. 
“Giuridicamente anche i soci sostenitori, in quanto associati al partito, potrebbero chiedere i danni”.
Insomma, potrebbe accadere quello che in molti scongiurano: una sorta di ribellione interna di leghisti scontenti che si sentono traditi da una gestione oggi sotto la lente d’ingrandimento. 
Il tempo e gli sviluppi dell’inchiesta potrebbero non escludere l’ipotesi.

fonte: http://www.ininsubria.it/lega-nord-i-militanti-di-varese-si-costituiranno-parte-civile~A8911

tags: Lega Nord; Varese; InInsubria

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Insubria Terra d’Europa: il festival che supera il confine

Insubria Terra d’Europa: il festival che supera il confine:

Insubria Terra d'Europa: il festival che supera il confine
Da sinistra: Yor Milano, Attilio Fontana, Marco Peruzzi, Andrea Mascetti, Paolo Mathlouthi

Presentata la sesta edizione della kermesse che vuole far luce sul “laboratorio politico-economico” transfrontaliero. Ospiti anche Roberto Maroni e Norman Gobbi

Un “volo radente” su tutto cioò che è Insubria, partendo dal territorio e dalla lingua lombarda ai modi di pensare, lavorare, vivere e intendere le cose, senza ovviamente tralasciare la cultura in comune, i personaggi che ne hanno segnato le tappe, fino a considerare i punti in comune a livello politico.
Perché se è vero come è vero che oggi la parte lombardo-piemontese è lontana anni luce da quello ticinese da un punto di vista della funzionalità e di come i respettivi Stati fanno marciare le cose – nel senso che di là le cose funzionano e noi abbiamo zavorre ai piedi – il “laboratorio Insubria”, per dirla all’Andrea Mascetti, potrebbe rappresentare un qualcosa che verrà, “un’anticipazione di scenari futuri”.
Da qui, da questa semplice premessa, ogni persona con un minimo di interesse per le sue cose, la sua terra e il suo futuro, dovrebbe partecipare alla sesta edizione del Festival “Insubria Terra d’Europa”, l’appuntamento organizzato a Varese dall’associazione culturale Terra Insubre dal 24 al 27 Maggio che offre un “cartellone” davvero ricco visionabile in ogni suo dettaglio sul sito dedicato all’evento.

La presentazione ufficiale si è tenuta oggi a Palazzo Estense, sede del Comune di Varese, dove nelle sue sale si terrano parte degli eventi in scaletta e dove sotto i suoi portici è già visitabile una delle due mostre… d’aperitivo.
A tratteggiarne contenuti e tematica di fondo erano presenti il sindaco Attilio Fontana, il presidente di Terra Insubre Marco Peruzzi, Andrea Mascetti, il celebre attore del teatro popolare ticinese Yor Milano e lo storicoPaolo Mathoulthi.

“Una tradizione importante che si rinnova e che assume sempre più significato – ha detto il sindaco Fontana -.La realtà insubre deve trovare sempre più spazio, parallelamente al fatto che nella società raccoglie sempre maggiore interesse”.

“Il territorio insubrico è diviso tra due regioni italiane e uno Stato, la Svizzera, che addirittura è fuori dalla Comunità europea – ha sottolineato Mascetti -. Un singolare raggruppamento di mondi simili da tanti punti vista, ma anche diversi politicamente ed economicamente. La nostra terra, a cavallo di questo mondo, e in particolare la provincia di Varese che ne è al centro, è un laboratorio politico e culturale dal quale proverranno i segnali prodromici di tempi nuovi che si stanno avvicinando”.
Un piccolo esempio la provocazione del ministro della Difesa svizzera Maurer che ha “sparato” l’annessione della Lombardia alla Confederazione elvetica:”Una boutade che però non ha sollevato un terremoto politico come sarebbe successo vent’anni fa – ha concluso Mascetti -. E il sondaggio che ne ha scaturito ha evidenziato un’adesione popolare a tale… proposta. Segno dei tempi che cambiano”.

Ad illustrare l’intero programma composto da conferenze sulla montagna insubrica, la cultura celtica – sì, proprio quella dei nostri antenati anche se a qualcuno non piace -, film in dialetto ticinese, concerto di corni alpini con degustazioni di vini e prodotti tipici e altro ancora è stato il presidente di Terra Insubre Marco Peruzzi. “Quest’anno il tema principale è il rapporto tra l’Insubria lombardo-piemontese col Canton Ticino. L’appuntamento centrale in questo senso è quello di domenica 27 Maggio, dove nel Salone Estense, dalle 15, si terrà il convegno “Svizzera e Insubria: modelli istituzionali ed economici a confronto. Insubria Cantone Svizzero?”.
A parlarne “pezzi da 90” della politica… insubre, come l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni (Quale federalismo per le regioni padano-alpine ?, sarà il titolo del suo intervento); il consigliere di Stato elvetico Norman Gobbi Vais; Dario Galli, presidente Provincia di Varese; i sindaci di Varese e Morazzone Fontana e Matteo Bianchi e Giordano Macchi, consigliere Comunale di Lugano. Andrea Mascetti, animatore di Terra Insubre, vestirà i panni del moderatore.

Dopo l’intervento di Yor Milano – che ha caldamente consigliato la visione di “A qualcuno piace caldo”, capolavoro di Billy Wilder tradotto in dialetto ticinese e in programma per sabato 26, alle 21, in Sala Montanari -, a chiudere è stato lo storico Paolo Mathoulthi al quale spetterà l’introduzione dell’incontro di giovedì 24 (alle 20.45 in Sala Montanari) sulla vita e il pensiero di Giuseppe Prezzolini, argomento sul quale consigliamo la letturadell’articolo scritto per InInsubria.
“Prezzolini, da autentico antitaliano, capì con largo anticipo tutte le contraddizioni italiane – ha detto Mathlouthi -. Non solo: la stessa Europa di cui si parlava allora, e di cui oggi vediamo i frutti malati, lo disgustava già allora. Un anticonformista da riscoprire e da cui imparare”.

Andrea Mentasti

fonte: http://www.ininsubria.it/insubria-terra-d-europa-il-festival-che-supera-il-confine~A8912

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Yor Milano; Attilio Fontana; Marco Peruzzi; Paolo Mathlouthi; Andrea Mentasti; ininsubria

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