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Sfida di Maroni “Dal congresso una Lega nuova”

Sfida di Maroni “Dal congresso una Lega nuova”:

“Essere indagati per truffa ai danni di uno stato che ogni hanno rapina la gente del nord è follia”. Questo è il commento di Salvini alla notizia di Bossi indagato fatto durante il comizio per il ballottaggio a Senago. Maroni invece ha ribadito quanto scritto su Facebook in risposta alle notizie di ieri: “Voglio che la Lega si occupi di cose concrete e non delle menate interne. Questa pagina, si deve chiudere e si sta chiudendo”. Con il Congresso, che lo vedrà segretario, nascerà la Nuova Lega.Giorgio Ragnoli
tags: Roberto Maroni; Lega Nord; Matteo Salvini; Senago; la stampa

via http://cuoreimpavido.tumblr.com/post/23222525221 http://ifttt.com/images/no_image_card.png May 17, 2012 at 12:21PM

Maroni e il bicchiere mezzo pieno “Flavio un modello per il futuro”

Maroni e il bicchiere mezzo pieno “Flavio un modello per il futuro”:

Il ticket Roberto Maroni in piazza a Verona per la chiusura della campagna elettorale di Flavio Tosi, suo alleato dentro il partito

Tonfo in molti Comuni, 
ma in via Bellerio si pensa 
all’Opa sui voti del Pdl

GIOVANNI CERRUTI
MILANO

Appena Bobo Maroni mette il vivavoce, da via Bellerio partono i «Bravo Flavio», «Complimenti», «Sei un grande». Si affollano in tanti, per farsi sentire dal sindaco di Verona. È l’evviva della Lega, che da queste elezioni se la cava grazie a Tosi. Si affollano in tanti meno uno, proprio lui, Umberto Bossi. E si può capire. Nella città meno bossiana ha vinto il leghista meno bossiano, quello che ha rischiato almeno tre volte l’espulsione, «quello che ha portato i fascisti nelle nostre sedi e vuole spaccare la Lega», quello che ha dovuto minacciare di andarsene pur di andare al voto di ieri come voleva lui. E ha stravinto.

Non ci fosse Tosi le facce di via Bellerio sarebbero quelle dei contabili della moria di sindaci leghisti. Addio a Cassano Magnago, dove è nato Bossi. Addio a Mozzo, dove vive Roberto Calderoli. Addio a Monza, dove Bossi ha chiuso la campagna elettorale e resterà imperituro ricordo del fugace trasferimento di un paio di ministeri alla Villa Reale, nelle intenzioni fulgido esempio di federalismo amministrativo. Però vittoria a Mortara, a Rovato, a Cittadella. Avevano 159 sindaci, fino a ieri. E solo nel pomeriggio di oggi concluderanno il calcolo di quanti pochi son rimasti, dei molti persi, di quanti al pericoloso ballottaggio.

Ma grazie a Tosi alle sei e mezzo del pomeriggio può cominciare la rapida conferenza stampa di chi l’ha scampata. Si può annotare che cambiano i protagonisti, non c’è Bossi e nemmeno Calderoli. L’unico dei fedelissimi presenti è il senatore Giovanni Torri, che però resta in portineria e non si pronuncia: «Commentare in questi momenti è come mangiare una scodella di m… con le bacchette cinesi». Nella sala al primo piano ecco il mantovano Gianni Fava, il trentino Maurizio Fugatti, il senatore Massimo Garavaglia. Sono loro gli apripista, e da adesso tocca a Bobo Maroni. Affatto mesto, anzi. «La Lega sopravvive, e con successi clamorosi».

Ci vuol mestiere per evitare l’elenco dei sindaci leghisti ora disoccupati, e così Maroni vira subito su Verona. «È il successo di un modello di candidatura leghista che allarga il consenso e può rappresentare la fase nuova. È un caso molto interessante che vogliamo approfondire. Dobbiamo muoverci sul territorio al di fuori della Lega. Penso che questa sarà la strada per il futuro. Si vedrà dove potremo applicare questo modello, ma come dice una pubblicità: no limits». Sarebbe, questo, il Partito del Nord. O la Lega primo partito del Nord. «A ben guardare – dice Maroni in serata – Tosi ha anticipato lo sfaldamento del berlusconismo».

Dovrebbe esser questo, il modello Verona. Da qui alle prossime elezioni politiche, poco più di un anno di tempo per pescare in quell’area elettorale. Ma se questa è la «fase nuova» ci vorrebbe pure una «Lega nuova», credibile, che si metta a correre su un progetto politico realizzabile, non sui miraggi di Padania e Pontida o di un paio di ministeri da spostare in Brianza. E qui si arriva ai prossimi appuntamenti, ai congressi dei leghisti veneti e lombardi e infine, il 30 giugno, al congresso federale. La nuova Lega di Maroni e Tosi se ha da nascere e deve nascere lì. E sarebbe la fine della Lega di Bossi, già ammaccata dal voto di ieri.

Il «modello Verona» a Bossi non è mai piaciuto, l’ha boicottato fino all’ultima ora utile e pare si sia arreso solo per stanchezza. Fino alle otto di sera, quando ha lasciato via Bellerio, il vecchio Capo non aveva voluto commentare. Nella sua stanza, con Maroni, qualcosa sul congresso si sono detti, certo, ma con Bossi nulla può essere definitivo. Può aver sostenuto che non si ricandida, e poi qualche ora dopo annuncia che vuole ricandidarsi. Maroni, da oggi, a Roma con tutti i parlamentari, potrebbe dire cosa ne pensa di un’eventuale ricandidatura di Bossi. L’aveva promesso venerdì, che la mantenga non è detto.

In conferenza stampa se l’è cavata evitando quell’elenco di sconfitte. «Abbiamo pagato un prezzo legato a vicende che hanno avuto molto spazio sui giornali, ma nonostante questo la Lega sopravvive». Insomma, non è vero che sia finita o quasi. Non è vero che paga la fine dell’alleanza con il Pdl: «Con loro non avremmo fatto meglio». E non è vero che i voti leghisti siano finiti alle liste Grillo: «Penso che i nostri (ex) elettori non abbiano votato. E se è così sono convinto che da qui alle elezioni politiche li potremmo recuperare tutti. Noi siamo la risposta alla «Questione Settentrionale», Grillo all’antipolitica».

Almeno Maroni non ha parlato di vittoria. Vale solo per Verona e un paio d’altre città. Quel che preme, o almeno così sembra, è lanciare quel «modello», la «fase nuova», la Lega nuova. Ha tentato di spiegarlo, a Bossi. E se andrà a Roma oggi il vecchio Capo se lo sentirà ripetere da parecchi altri parlamentari. «Devo parlare del congresso con Maroni», l’avevano sentito dire venerdì sera, prima del comizio di Monza, al deputato bergamasco Giacomo Stucchi. Perché è il congresso, da ieri, a turbare Bossi e chi ancora lo vuol mandare avanti. Ma se si candida rischia davvero di perdere. Il «modello Verona» non prevede Bossi segretario.

fonte: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/453317/

tags: Roberto Maroni; Lega Nord; Flavio Tosi; Verona; La Stampa 

via http://cuoreimpavido.tumblr.com/post/22920038314 http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/453317/fileadmin/media/politica/maroni_su_tosi01g.jpg May 12, 2012 at 09:42PM

Lega, verso la pace Senatùr-Maroni

Lega, verso la pace Senatùr-Maroni:

POLITICA
12/05/2012 –

Lega, verso la pace Senatùr-Maroni

L’ex ministro dell’Interno, e oggi tra i coordinatori del partito, Roberto Maroni

Bossi pensa di non 
correre: «Tutto bene»

GIOVANNI CERRUTI
MILANO

Ci vuol pazienza, come per la “Devolution”, il Federalismo e la Padania. Pazienza perché in via Bellerio anche ieri si aspettavano qualche novità, invece bisogna aspettare almeno fino a lunedì. «Tutto bene», è la frase che attribuiscono a Umberto Bossi, in sede fino all’ora di pranzo. Roberto Maroni, che se ne va a metà pomeriggio, nulla dichiara. Tutto bene perché Umberto e Bobo si son parlati, li hanno visti assieme, e finalmente il vecchio Bossi ha capito che non è il caso di insistere con la sua ricandidatura a segretario della Lega Nord? Che la Lega del futuro non può che affidarsi a Maroni? Forse sì, o forse non è ancora un sì. E l’annuncio slitta a lunedì.

Tra due domeniche ci sono i ballottaggi, ma ai leghisti che vanno e vengono dalla sede sembrano di poco conto. Le amministrative, Verona a parte, sono andate male, punto. E adesso c’è da pensare al malato, alla Lega che va per congressi. Maroni non può ancora dire «tutto bene», perché con Bossi, e si è visto, c’è poco da fidarsi. In tre settimane si è dimesso da segretario, ha dato la sua benedizione a Bobo come successore e poi l’ha ritrattata ripresentando le sue voglie di padre e padrone della Lega. Non potrà finire che con una dichiarazione pubblica di Bossi. O con un documento firmato dal prossimo Consiglio Federale. Fissato per lunedì pomeriggio, appunto.

Non è una trattativa semplice, quella tra Bossi e Maroni. Bobo vorrebbe salvare il salvabile, evitare al vecchio amico nuove umiliazioni e altre amarezze. Ma chi tiene in vita quel che resta del Cerchio Magico sembra insistere su Bossi, sembra temere la fine, il brusco passaggio dalla nobiltà leghista alla miseria di una finale poco dignitoso. Basta sentire il senatore Giuseppe Leoni, che a «Panorama.it» dichiara intenzioni di bellicosa resistenza: «Se è vero che qualcuno vuole togliere Bossi dal simbolo della Lega allora si facessero un altro partito e con un altro simbolo. Io sono il detentore di un terzo del simbolo, gli altri due sono di Umberto e della moglie Manuela».

Il rischio, insomma, è che le due Leghe che ancora convivono, quella di Bossi e del Cerchio Magico da una parte, quella di Maroni e dei Flavio Tosi dall’altra, al congresso di fine giugno possano prendere due strade diverse. Difficile, ma ad oggi non impossibile. Leoni fa capire che la nuova Lega non può nascere senza il consenso di Bossi. E proprio su questo sta lavorando Maroni. Riuscire a convincere il vecchio Capo che alternative non ne esistono. Che la Lega è già un’altra. E che le inchieste non solo hanno azzerato la credibilità di Bossi e famiglia, ma sono appena all’inizio: anche ieri la segretaria amministrativa Nadia Dagrada ha passato il pomeriggio in una caserma della Finanza.

A lunedì, dunque. Per sapere se Bossi accetta il patto con Maroni, se farà il «Padre nobile», come gli ha consigliato Flavio Tosi da Verona. Ma prima bisognerà vedere se accetta, e cosa ne dicono il senatore Leoni, la moglie e la famiglia. Che a sera, quando Bossi rientra a casa, non mancheranno di ripetere quel che in questi anni di malattia Rosi Mauro ha sempre urlato a Pontida: «La Lega è Bossi, Bossi è la Lega». Per la famiglia nulla deve cambiare. Tanto che lunedì scorso, in attesa dei risultati della amministrative, in una stanza di via Bellerio erano alla prese con l’ultima richiesta da Gemonio. Uno stipendio della Lega per Riccardo, il primo figlio di Umberto.

fonte: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/453859/

tags: Lega Nord, Roberto Maroni, Umberto Bossi, via Bellerio, La Stampa

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