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MARONI: SE SI VOTA NEL 2013 LA REGIONE LOMBARDIA SARA’ NOSTRA

MARONI: SE SI VOTA NEL 2013 LA REGIONE LOMBARDIA SARA’ NOSTRA:

«Se si voterà in Lombardia prima del 2013, il governatore sarà della Lega»: lo ha detto Roberto Maroni, a margine di un convegno a Sarmede, in provincia di Treviso. Con questa dichiarazione il candidato alla segreteria federale del Carroccio finirà così per alimentare le voci che lo vorrebbero più interessato a sostituire Roberto Formigoni alla guida della Regioen Lombardia che Umberto Bossi a quella della Lega.

Maroni ha poi smentito le voci che dirigenti del movimento, a Treviso e a Brescia, abbiano chiesto l’espulsione di Roberto Calderoli. «Il problema per la Lega non sono le espulsioni – ha precisato -. Il problema è recuperare visibilità e azione politica, subito dopo i congressi che decideranno i nuovi gruppi dirigenti e sottolineo gruppi, a guidare i quali non è un ministero. Mi auguro che in Lombardia sia Matteo Salvini e in Veneto Flavio Tosi. In Lombardia non sarò io, mandiamo avanti i giovani».

«L’importante è il risultato del congresso». Questa è l’opinione di Roberto Maroni in relazione alla critica mossagli da Massimo Bitonci sulla sua presenza a Treviso per sostenere il sindaco di Verona Flavio Tosi alla segreteria regionale del movimento. «Tosi me l’ha chiesto. Bitonci no, altrimenti – ha concluso – sarei andato anche da lui».

«Il prossimo congresso federale dovrà discutere, perchè porrò io la questione, in che ordine di importanza sia la presenza della Lega a Roma rispetto alla presenza più interessante della Lega sul territorio nelle nostre regioni, nel Lombrado-Veneto sul modello della Csu bavarese, che penso sia un modello da valutare. Così Roberto Maroni precisa la sua ‘propostà di decidere per una eventuale non ricandidatura dei parlamentari della Lega alle prossime elezioni politiche. Nel corso di un incontro nel Trevigiano Maroni spiega che “è un dibattito da fare: io dico che è più importante avere governatori qui, a fare le nostre battaglie che non a Roma, lì ci sarà l’eco delle nostre battaglie, ma il fronte si sposta da Roma a qui. Che cosa comporterà questo, se non ripresentarsi alle elezioni, o presentarsi da soli, non lo so. Deciderà il congresso federale”.

«Alleanze? Che lingua è questa? Noi parliamo la lingua del rilancio, della riorganizzazione della Lega, dei contenuti. E in questi congressi, ma soprattutto al congresso federale parleremo di contenuti, di che cosa vogliamo fare, quali sono le nuove parole d’ordine, i cavalli di battaglia, le nostre strategie: le alleanze vengono dopo, forse, ne parleremo». Così il triumviro Roberto Maroni rinvia al mittente, ovvero al segretario del Pdl Angelino Alfano, la possibilità di una nuova alleanza tra Pdl e Lega in vista delle prossime elezioni politiche. Secondo Maroni questa «è una lingua che non riesco a capire». E il triumviro del carroccio non si dice assolutamente preoccupato di un eventuale isolamento della Lega: «isolato da chi? Dal Pdl e dai partiti romani? Meglio. Esattamente quello che vogliamo». «Noi dobbiamo tornare a recuperare e ad aumentare il rapporto di fiducia con i cittadini, con gli elettori, con la gente, con quelli che lavorano, con quelli che hanno visto per tanti anni nella Lega l’unico difensore dei loro diritti. Immagine che ora è un pò appannata. Noi dobbiamo ‘spannarlà, e dobbiamo tornare sul territorio». E per Maroni infatti «Roma è la seconda trincea. La trincea vera è questa: il territorio, le regioni del Nord, i nostri valorosi sindaci-guerrieri. Qui dobbiamo tornare a investire, e a far sentire la nostra voce».

«Al congresso di domenica prossima della Lega Nord-Liga Veneta, ci sarà una sfida tra cambiamento e continuità». Lo ha detto il sindaco di Verona Flavio Tosi candidato a segretario del Carroccio veneto e concorrente dell’altro candidato Massimo Bitonci. Tosi che oggi è stato sostenuto da Roberto Maroni nel corso di un incontro a Sarmede nel Trevigiano ha quindi detto che «da un lato c’è chi ha sempre dimostrato di non subire passivamente certe decisioni interne al partito come Roberto Maroni e dall’altro c’è chi ha fatto diversamente». E sulla presenza oggi di Maroni, che ha scatenato le polemiche e l’attacco dell’altro candidato al vertice del Carroccio veneto Massimo Bitonci, il sindaco di Verona ha risposto: «Sia il sottoscritto che Massimo abbiamo avuto al fianco parlamentari, amministratori regionali, e quindi trovo normale anche l’appoggio di Maroni. E poi, il fatto che ci sia la presenza di Maroni oggi qui non vuol dire che sarà lui a decidere chi è il futuro segretario del Veneto, ma saranno i delegati al congresso di domenica a decidere». «In ogni caso -ha concluso Tosi- sia il sottoscritto che Massimo Bitonci abbiamo assicurato che un minuto dopo il congresso continueremo a lavorare per la Lega Nord».

fonte: http://www.lindipendenza.com/maroni-se-si-vota-nel-2013-la-regione-lombardia-sara-nostra/

tags: Lega Nord; Roberto Maroni; elezioni; Flavio Tosi; Massimo Bitonci; Matteo Salvini; congresso regionale; congresso Bergamo; L’Indipendenza.com

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/05/maroni-221-300×167.jpg May 31, 2012 at 10:07PM

LA LEGA 2.0 RISCHIA DI ARENARSI AL CONGRESSO LOMBARDO

LA LEGA 2.0 RISCHIA DI ARENARSI AL CONGRESSO LOMBARDO:

La Lega 2.0 potrebbe arenarsi già questo fine settimana. Se non riuscisse a superare l’ostacolo del congresso nazionale. Per non
parlare della grande incognita di fine giugno. Dove l’ipotesi di una ricandidatura di Umberto Bossi al federale non è ancora esclusa. Ad ammetterne la possibilità è un parlamentare leghista che sottolinea chiaramente come “sarà tutto deciso sulla base del risultati del congresso nazionale della Lombardia”. Dove correranno sia Matteo Salvini, candidato ufficiale dei maroniani, che Cesarino Monti, che di fatto proviene dalle file bossiane, sebbene abbia detto che la sua posizione non è antitetica a Maroni. Inutile dire che se Salvini non vincesse con un ampio margine, questo potrebbe rinvigorire Bossi nell’ipotesi di candidarsia al federale contro Maroni. E c’è chi dice che “la vittoria di Salvini non è nemmeno scontata. Pavia, Lodi e  Cremona sono con Monti. E Bergamno stessa è spaccata”.
Che attorno al congresso ci sia tensione (senza dimenticare che anche il congresso della Liga veneta appare tutt’altro che pacifico), lo si vede anche dalla reticenza di Roberto Maroni, ospite domenica pomeriggio al convegno di chiusura del festival “Insubria Terra d’Europa” a Varese. Svicola le domande sulla possibilità che Umberto Bossi scelga di ricandidarsi, e non affronta il tema del congresso nazionale di questo fine settimana. “Vedremo” dice. Parla solo del governo Monti “il governo delle tasse che deve andare a casa”. E lancia un messaggio di positività sulla situazione della Lega Nord “ne
usciremo”. È tutto quello che dice riguardo alla politica interna del partito. “Al congresso federale parleremo soprattutto di contenuti e non di alleanze con altri partiti, che adesso sono molto difficili” sostiene Maroni.
Ma dall’altra parte del confine l’ipotesi di un Bossi bis crea scompiglio. “Si tratta di una situazione negativa per la Lega – dice l’esponente della Lega dei Ticinesi Norman Gobbi – anche i risultati elettorali dell’ultima tornata amministrativa dimostrano che il partito deve scegliere una strada diversa. Abbiamo già detto che secondo noi è Maroni il futuro”. E se, come si sta dicendo, Bossi si ricandidasse? “Saranno i militanti a decidere. Certo sarebbe un passo indietro rispetto al cambiamento che si è iniziato e di cui la Lega ha bisogno”.

Intanto, in vista del nazionale lombardo scoppia il malcontento dei militanti sulla possibilità che gli interventi dei delegati siano limitati alla sola serata di venerdì. E quindi non a sabato, giornata clou. In realtà, il presidente dell’assemblea Massimo Garavaglia ha garantito ufficialmente che gli interventi ci saranno anche sabato. Ma sembra che a lavorare per impedirlo si siano messi all’opera, in questi giorni, il segretario uscente Giancarlo Giorgetti e l’ex ministro Roberto Calderoli. Si vedrà nei prossimi giorni.

FABIO RANIERI NUOVO SEGRETARIO DELLA LEGA NORD EMILIA

Fabio Rainieri, parlamentare parmigiano della Lega Nord e segretario della commissione agricoltura di Montecitorio, maroniano, è il nuovo segretario nazionale della Lega Nord Emilia. A eleggere Rainieri alla guida del Carroccio emiliano – si legge in una nota – è stato il congresso nazionale riunito al Classic Hotel di Reggio Emilia sotto la presidenza di Manuela Dal Lago, uno dei triunviri chiamati a guidare la Lega Nord fino al prossimo congresso federale. «Sono orgoglioso di avere raccolto la fiducia dei militanti emiliani – ha detto Rainieri -. Il legame con la mia terra da leghista e da agricoltore è fortissimo. Per questo motivo affronto questa nuova sfida con rinnovato entusiasmo e con la volontà di fare tornare a soffiare forte il vento del cambiamento sulla nostra terra». «Da quando sono stato eletto parlamentare – ha chiarito Rainieri – sono stato attaccato in ogni modo da chi ha cercato di fermarmi gettando fango su di me come persona prima ancora che come politico. E nemmeno l’archiviazione dei procedimenti con assoluzione in formula piena per ‘non avere commesso il fattò ha fermato chi imperterrito continua a raccontare bugie e a inventare storielle sul mio conto. Ma questo non mi ha fermato». «Sin da ora e al di là di quella che potrebbe sembrare mera retorica – ha aggiunto -, voglio sottolineare che sarò il segretario di tutti. La nostra è una terra dalle mille potenzialità che, insieme, dobbiamo valorizzare. Il tempo delle divisioni è finito. Ci sono state difficoltà, è vero, ma adesso dobbiamo tornare a guardare avanti e a camminare insieme. Ad Angelo Alessandri il ringraziamento per il lavoro svolto in questi anni e a Riad Ghelfi l’invito a collaborare insieme per difendere la nostra terra».

MATTEO PIASENTE ELETTO ALLA GUIDA DELLA LEGA NORD FRIULI

Matteo Piasente e’ il nuovo segretario regionale della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia. Lo ha eletto il Congresso del partito svoltosi ieri, confermando le previsioni della vigilia. Il ‘delfino’ di Pietro Fontanini ha ottenuto 207 consensi; gli altri candidati – Marco Ubaldi e Luca Mazzaro – hanno invece avuto rispettivamente 55 e 44 voti. Con i due sfidanti durante l’assise c’è anche stato un tentativo per arrivare all’elezione in modo unitario, ma Ubaldi e Mazzaro hanno detto no alla richiesta di ritirare la propria candidatura.

di Marco Tavazzi

fonte: http://www.lindipendenza.com/la-lega-2-0-rischia-di-arenarsi-al-congresso-lombardo/

tags: Lega Nord; Lega Lombarda; Matteo Salvini; congresso regionale; Lega 2.0; Cesarino Monti; Marco Tavazzi; L’Indipendenza.com

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/05/maroni-salvini-300×225.jpg May 28, 2012 at 10:27AM

SVIZZERA, IL MODELLO PER I NOSTRI PROGETTI DI LIBERTA’

SVIZZERA, IL MODELLO PER I NOSTRI PROGETTI DI LIBERTA’:

L’Associazione “Terra Insubre” ha fatto un lavoro straordinario: una settimana di dibattiti, mostre, manifestazioni e incontri sul rapporto fra l’Insubria e la Svizzera.  Anche l’ultima giornata, dedicata a temi di più stretta pertinenza “politica”, ha avuto sviluppi piuttosto interessanti. Si sono incontrati quattro amministratori locali (il ticinese Giordano Macchi e i lombardi Dario Galli, Attilio Fontana e Matteo Bianchi) che hanno confrontato situazioni decisamente – e drammaticamente – diverse. Uno stesso popolo, con identiche  cultura, lingua e attitudini sociali è attraversato da una frontiera politica che vale un oceano per quanto riguarda i suoi effetti concreti sul modo di vivere della gente: un paese ordinato, civile, prospero e democratico a nord, un pezzo di Italia a sud.

Naturalmente i due interventi più attesi erano quelli dei due politici “nazionali”, il Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi Vais e Roberto Maroni.

Il primo ha fatto una esposizione impeccabile delle vicende storiche che hanno portato alla formazione della Confederazione ma si è soprattutto soffermato su come vengono gestiti potere e risorse  in Svizzera, come è strutturato il sistema fiscale e quale sia l’effettivo potere popolare nel determinare le decisioni e nel verificarne gli effetti. La ramina di confine segna uno iato spazio-temporale superiore a quello percorso da tutti gli Shuttle nella loro storia.

Si è anche intrattenuto sulle varie proposte che periodicamente emergono di allargamenti dei confini per inglobare comunità confinanti che magari ambiscono a diventare svizzere, ricordando però il caso emblematico del Voralberg. Subito dopo la Prima Guerra mondiale, questa provincia austriaca aveva votato a larga maggioranza la richiesta di annessione che però la Confederazione aveva cortesemente rifiutato con la scusa di non turbare gli esistenti equilibri religiosi fra i Cantoni. Si è trattato di un esempio il cui ricordo dovrebbe mettere fine alle speranze che emergono sempre più di frequente di “fughe in Svizzera” di brani di territori oggi italiani.

Maroni si è soffermato sulla possibilità di elaborazione di progetti di collaborazioni transfrontaliere, riprendendo l’idea di Regio Insubrica (che esiste già per alcuni obiettivi settoriali) e prospettando  di aumentarne le competenze fino a farla diventare un organismo  politico e amministrativo “reale”.

Pur suscitando la calorosa approvazione del pubblico, l’idea è però parsa poco più che un espediente dialettico, un ulteriore obiettivo intermedio per rinfocolare dibattiti ed entusiasmi, ma privo di una vera consistenza ideale. La cosa è parsa un pochino debole, quasi sminuente, rispetto alla costruzione culturale che “Terra Insubre” ha messo in piedi e arricchito di argomenti e di “ciccia” in questi giornate di studio ma anche in una decennale opera di costruzione culturale. Quello che si è voluto con forza rimarcare anche in questi giorni è infatti lo straordinario ruolo di esempio che la Svizzera può dare, la sua insostituibile funzione di modello per ogni lotta per la libertà, l’autonomia e le identità. Anche tutte le iniziative (raccolte di firme, lanci di progetti di annessione eccetera) che occupano la cronaca delle ultime settimane sono finalizzate a questa opera di evidenziatura della Svizzera come ideale da seguire e imitare: nessuno crede naturalmente che possano avere esito politico, ma si tratta di straordinari strumenti di creazione di consenso e di “sveglia” per troppe coscienze autonomiste assopite.

Forse da Maroni ci si aspettava una presa di posizione più coerente con questo tipo di impegno, tutto rivolto alla ricerca di libertà, autonomia e indipendenza delle nostre terre e non certo a inseguire impossibili sogni annessionistici. Alla Svizzera ci si deve ispirare nella lotta padanista, alle sue istituzioni si deve fare riferimento per disegnare i nostri progetti di libertà. Con gli svizzeri, soprattutto con la Lega dei Ticinesi,  si devono studiare tutte le forme di collaborazione possibili e utili al raggiungimento dei nostri obiettivi.  Maroni dovrebbe vedere nella Confederazione un forziere di idee buone a cui attingere per un progetto molto chiaramente federalista ma soprattutto indipendentista.

Questo fa una radicale differenza rispetto alla visione dei suoi avversari “cerchiobottisti” che della Svizzera hanno una visione più tradizionale, di forziere tout-cour, una Tanzania più vicina. Se vuole batterli, deve abbracciare idee più forti e meno politicamente corrette: non serve una regione transnazionale ma una comunità padana che sia una Svizzera un poco più grande. E magari anche più ricca.

di GILBERTO ONETO

fonte: http://www.lindipendenza.com/svizzera-il-modello-per-i-nostri-progetti-di-liberta/

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Giordano Macchi; Dario Galli; Attilio Fontana; Matteo Bianchi; Norman Gobbi Vais; Roberto Maroni; Gilberto Oneto; L’indipendenza.com

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/05/insubria-svizzera-1-300×252.jpg May 28, 2012 at 10:02AM

LA LEGA 2.0 VUOL MOLLARE ROMA, MA DENTRO E’ UNA POLVERIERA

LA LEGA 2.0 VUOL MOLLARE ROMA, MA DENTRO E’ UNA POLVERIERA:


Lega il giorno dopo, tempo di leccarsi le ferite e guardare avanti. Disertare le politiche e liberarsi definitivamente delle «zavorre». Romane ed interne. Roberto Maroni è tentato dall’idea di giocare il tutto per tutto per rilanciare la Lega Nord e ricompattare il movimento. Un’idea, più che un piano, di cui nel movimento si parla da tempo. Il crollo alle comunali, però, potrebbe aver anticipato i tempi. La fase due, infatti, può passare attraverso la scelta drastica e sofferta di non presentarsi al Parlamento di Roma per concentrarsi sul Nord. In ogni caso, si tratta di una operazione che ovviamente deve prima ottenere il via libera del congresso. Matteo Salvini, maroniano di ferro, l’ha descritta come una ipotesi realistica. Nella notte Maroni su facebook è sembrato accennarlo. «Le sconfitte – ha scritto – sono lezioni da imparare per correggere gli errori ed eliminare le zavorre». Ma quali zavorre? Forse, una interna riferita ai protagonisti degli scandali sui fondi di partito; ed una esterna: il governo di Roma che per i leghisti impedisce al Nord di decollare. Sarebbe comunque un tentativo per recuperare «tanti voti e tanto consenso tra chi è rimasto deluso».

Al congresso, ha detto ancora Maroni,  «faremo una valutazione delle prossime battaglie che la Lega farà. Negli ultimi dieci anni – ha spiegato Maroni ai giornalisti, lasciando l’Aula di Montecitorio – abbiamo tentato di portare il federalismo stando dentro il Parlamento e soprattutto stando dentro il governo. Nei cinque anni precedenti, ovvero dal ’95 al 2000, abbiano tentato la via dell’autoderminazione e della secessione per arrivare allo stesso risultato e non abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ora il congresso valuterà se c’è una terza via, che può anche significare strade diverse rispetto da quelle percorse finora. Il congresso – ha concluso – si sta attrezzando per discutere di questi temi, e io la trovo una cosa molto positiva».

Riflettendo invece sulla botta subita dalla Lega, l’ex ministro ha risposto con una battuta ai giornalisti che lo incalzavano sulla debacle: «Ma quale scomparsa?» e ha richiamato la vittoria di Flavio Tosi: «A noi – ha chiosato lasciando l’Aula di Montecitorio – piace vincere al primo turno, non ai ballottaggi». Per il candidato alla segreteria federale dei ‘lumbard’ in queste elezioni «ci sono state due anomalie», da un lato «le tonnellate di fango che ci hanno colpito e danneggiato, ma alle politiche – ha preannunciato – sarà un’altra musica»; dall’altro «il calo dell’affluenza alle urne» che ha visto tra gli artefici «molti leghisti che non sono andati a votare perchè delusi dalle notizie» sul Carroccio. Ma per Maroni «non solo c’è lo spazio per recuperare, ma anche per aggiungere altri voti».

Ma l’ex ministro deve fare i conti anche e soprattutto con le divisioni interne, più marcate dopo la debacle ai ballottaggi. Dentro la pancia del movimento si fa sempre più profonda la spaccatura fra le due anime. E ne è venuta testimonianza in una polemica fra il sindaco di Verona Tosi e un gruppo di senatori di fede bossiana.

«Fosse confermato che ha autorizzato personalmente le spese dei figli, difficile pensare che Umberto Bossi possa fare il presidente della Lega o a qualsiasi ruolo all’interno del movimento»: ha detto  Tosi alla Zanzara su Radio 24. «Se la storia delle paghette – ha aggiunto, riguardo alle vicende che coinvolgono Renzo Bossi – fosse confermata mi vergognerei come leghista. Io personalmente quando ero ragazzo, alla stessa età, prendevo qualche migliaia di lire, non euro. Renzo dovrebbe essere espulso e ci sono le condizioni per un’azione penale e una richiesta di risarcimento danni. Se fosse tutto confermato, ovvio». Sul rinvio del raduno di Pontida Tosi ha fatto un richiamo anche alle condizioni meteorologiche: «Adesso c’è una stagione di congressi, e arriviamo alla fine di giugno. Pontida è come la nuvola di Fantozzi, o piove che Dio la manda o c’è un caldo infernale. Vedremo all’inizio di luglio com’è la situazione, se c’è troppo caldo meglio non farla». «Io sono leghista al cento per cento, però – ha concluso Tosi – sono democristiano quando amministro, per il modo di far politica. La Dc quella buona dei bei tempi che stava in mezzo alla gente, che ascoltava».

Le valutazioni tosiane sul ruolo di Bossi hanno scatenato la reazione di un gruppo di senatori:«Non è ammissibile che un qualunque esponente della Lega Nord si permetta di fare processi sommari al padre fondatore del nostro movimento. Ricordiamo che tutti noi, a partire da Tosi, senza Bossi saremmo a fare tutt’altro». Lo hanno detto in una nota i senatori  Luciano Cagnin, Roberto Castelli, Cesarino Monti, Giuseppe Leoni e Armando Valli che parlano di «un’abitudine tutta italiota, non certo leghista, di accanirsi contro chi, in un particolare momento storico, può apparire debole».

E che la frattura sia pesante lo ha confermato anche il governatore veneto Luca Zaia parlando di una possibile candidatura unica al congresso federale:  «Sono il primo a condividerla, ma mi sembra che la spaccatura tra le due anime del partito sia troppo profonda per presentarsi uniti al congresso». «Io comunque – ha proseguito – mi preoccuperei soprattutto di quel che fanno gli amministratori della Lega: con tutti problemi che ci sono, mi sembra di essere arrivato alle ‘figurine Paninì, di cui anch’io sono stato da bambino appassionato collezionista, ma che in questo contesto sono fuori luogo. Non dobbiamo mettere il futuro italiano in mano alle cordate per le segreterie politiche, altrimenti Grillo continuerà a fare en-plein. Almeno finchè anche lui non avrà problemi di segreterie politiche».

Sul suo nome come possibile vicesegretario vicario Zaia ha osservato che la partita del vice segretario non è risolutiva «per la rappresentanza dei Veneti all’interno della Lega Nord»; la vera questione è che ci vuole «un segretario forte, e auspico che si tratti di Maroni, e una segreteria politica forte, sintesi del bagaglio e delle proposte portate dai territori».

Al congresso federale di fine giugno manca meno di un mese e mezzo, ma di acqua sotto i ponti leghisti deve ancora passarne parecchia e si annuncia turbolenta.

di GIANMARCO LUCCHI

fonte: http://www.lindipendenza.com/la-lega-si-lecca-le-ferite-ma-dentro-e-una-polveriera/

tags: Lega Nord; Lega 2.0; Roberto Maroni; Flavio Tosi; Matteo Salvini; Luca Zaia; Gianmarco Lucchi; L’Indipendenza.com

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/05/gli_sgommati_maroni_dimissioni_bossi-300×187.jpg May 23, 2012 at 02:46PM

ALPI E CELTI, BALUARDI DELLA NOSTRA IDENTITA’

ALPI E CELTI, BALUARDI DELLA NOSTRA IDENTITA’:

di GIANCARLO MINELLA

Per lo più inconsapevoli della propria identità e della propria specificità linguistica, storica e culturale. Una troppo pesante zavorra per i popoli padani, che affossa ogni anelito teso ad acquisire la propria libertà in campo politico : come poter infatti pensare di essere liberi senza sapere veramente chi si è? Le cause di questo abominio, che è poi il primo e  vero problema che affligge le lande solcate dal fiume Po, sono molteplici e  di difficile rimozione. Non abbiamo qui modo di analizzarle ma di certo occorre un deciso cambiamento delle prospettive culturali.

Per questo motivo l’Associazione Culturale Terra Insubre ha da sempre intrapreso un percorso di studio , ricerca e diffusione dei periodi storici che maggiormente hanno determinato i caratteri peculiari della nostra realtà. Soprattutto Celti, Longobardi e i secoli che videro la nascita e l’affermazione dello stato milanese visconteo-forzesco che diede un’unità politica a tutti i territori dell’area insubrica e che, quando divenne Ducato, donò la bandiera Ducale, l’inquartato recante l’aquila imperiale e l’azzurro biscione visconteo.

Mostre, festival, convegni, pubblicazioni  sono le modalità con cui l’Associazione prova instancabilmente a divulgare queste conoscenze. Insubria Terra d’Europa è il maggiore di queste eventi (http://www.insubriaterradeuropa.net). Il festival, giunto quest’anno alla sua sesta edizione, dedica tutte le manifestazioni previste in programma al tema “Tra Lombardia, Piemonte e Svizzera… l’Insubria senza confine”. Avvicinarsi a queste tematiche non rappresenta solo un dovere per chiunque abbia a cuore la storia ma anche il presente ed il futuro della nostra terra ma una necessità.

Un occasione per farlo può essere senz’altro rappresentata dal convegno “ Le Alpi che uniscono. Relazioni tra altopiano elvetico, Ticino e Cisalpina nell’età del ferro celtica”. Per due buoni motivi. Ci sarà la possibilità di abbattere due grandi luoghi comuni che da sempre contaminano e confondano le prospettive della nostra gente. Ricordate il Petrarca del Canzoniere: “Ben provide Natura al nostro stato, quando de l’Alpi schermo pose fra noi et la tedesca rabbia” ? Il concetto qui espresso delle Alpi come barriera di separazione e di salvezza di un Italia civilizzata contro i barbari del Nord rappresenta un toposche dagli autori latini passa ai cantori del Risorgimento attraverso l’Umanesimo.  L’archeologia ce ne restituisce fortunatamente un immagine del tutto differente e questo convegno ne darà evidenza: le Alpi non furono una barriera impenetrabile ma una ‘cintura’ flessibile e permeabile. Osmotica. Le Alpi furono fin dal Neolitico percorse e attraversate dalle popolazioni stanziate sia a nord che a sud di esse. Spostamenti favoriti dall’antica pratica della transumanza, dalla presenza e sfruttamento di giacimenti minerari, dalla necessità di scambiare materie prime ma anche beni di prestigio e di intessere relazioni politiche e militari. E a nord e sud delle Alpi Centrali si riconoscono nell’età del Ferro culture celtiche (Hallstatt Occidentale,La Tène, Golasecca) fortemente legate tra loro. Lingue celtiche si parlavano tanto a nord quanto a sud delle Alpi.

Eppure nonostante l’archeologia abbia da tempo ormai gettato nuova luce sulla effettiva natura etno-linguistica delle popolazioni autoctone dell’area insubrica della prima età del Ferro (900-470 a.C. circa), con il “primato” assoluto della più antica iscrizione europea in una lingua celtica proveniente da Sesto Calende(VA), c’è chi ancora oggi pensa che i Celti padani siano solo un’invenzione della Lega, una trovata folkloristica. Oppure c’è chi tende a minimizzare e sottostimare l’effettiva e reale importanza del fenomeno celtico cisalpino: sarebbero stati groppuscoli di semi-selvaggi coperti di pelle di capra, rimasti allo stato dei Neanderthal. Un altro luogo comune da cancellare definitivamente dalla propria mente!

IL PROGRAMMA

Sabato 26 Maggio-Varese, Via Sacco, 5 – Salone Estense

ore 10:00 – Le Alpi che uniscono. Relazioni tra altopiano elvetico, Ticino e Cisalpina nell’età del ferro celtica

Relatori:

Venceslas Kruta – Prof. emerito École Pratique des Hautes Études Sorbonne, Parigi: Celti d’Italia e d’Oltralpe–VIII-III secolo a.C.

Mattia Angelo Sormani – Servizio Archeologico Uff. Beni Culturali Canton Ticino: Passi, percorsi e insediamenti: attraverso le Alpi Centrali nell’età dei Metalli

Alfio Martinelli – Pres. Ass. Ricerche Archeologiche del Mendrisiotto: Il sito di Tremona Castello

Marta Rapi – Dip. Scienze dell’antichità, Sez. archeologia – Univ. degli Studi di Milano: Oltre Helicone e Eluveitie, esempi di materiali e influenze culturali elvetiche e vallesane nel territorio insubre e cisalpino– IV-II secolo a.C.

Moderatore:

Giancarlo Minella – Associazione Terra Insubre

fonte: http://www.lindipendenza.com/alpi-celti-baluardi/

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Venceslas Kruta; Mattia Angelo Sormani; Alfio Martinelli; Marta Rapi; Giancarlo Minella; L’Indipendenza.com

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/05/ALPI-FISICA-300×162.jpg May 22, 2012 at 07:08PM

INSUBRIA SENZA CONFINE, IL SESTO FESTIVAL A VARESE

INSUBRIA SENZA CONFINE, IL SESTO FESTIVAL A VARESE:

Il tema è l’Insubria, territorio che comprende Lombardia, Piemonte e Svizzera, e le sue affinità: culturali, storiche, linguistiche.
Il “Festival Insubria Terra d’Europa”, giunto alla sesta edizione, entra nel vivo: la prossima settimana, da giovedì 24 a domenica 27 maggio a Varese, una raffica di appuntamenti che avrà appunto come filo conduttore il legame fra ilTicino e le province italiane di confine.
La manifestazione è stata presentata nei giorni scorsi a Varese a dal sindaco Attilio Fontana, dal presidente di Terra Insubre, Marco Peruzzi, dal promotore di iniziative per l’associazione, Andrea Mascetti, e dall’artista elvetico, Yor Milano, mattatore del teatro dialettale. Ogni anno la rassegna ha un “sottotitolo” che ne caratterizza l’aspetto dominante: “L’Insubria senza confine” è quello scelto per l’edizione 2012.
Non si tratta di una scelta avvenuta per caso: Mascetti ha citato le tentazioni, certificate da un sondaggio, di creare un cantone a cavallo dei due paesi. E questo sarà il tema dell’evento clou previsto per domenica 27 maggio, ore 15, a Palazzo Estense, con il dibattito “Insubria Cantone svizzero?” a cui parteciperanno Giordano Macchi, consigliere comunale di Lugano, Dario Galli, presidente della Provincia di Varese, il sindaco Fontana, l’ex ministro Roberto Maroni e il consigliere di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi.
Il primo degli appuntamenti del Festival, giovedì 24 maggio, ore 20.45 alla Sala Montanari: “Et in Helvetia ego“, Giuseppe Prezzolini, percorsi d’esilio”. Ne parleranno i giornalisti Alberto Longatti e Romano Bracalini (moderatore Paolo Mathlouthi). La sera dopo, venerdì 25 maggio, al Salone Estense, il professor Luigi Zanzi  parlerà di passi alpini, strade di genti e culture tra Insubria ed Europa. Sabato 26 maggio due incontri: alle 9.30, al Salone Estense, quello su “Le Alpi che uniscono: relazioni tra altopiano elvetico e regione insubre in epoca celtica”, e alle 15 sul tema “La frontiera contesa: tra Svizzera e Lombardia popoli e patrie fluttuanti”. Durante la presentazione Yor Milano ha parlato della pellicola che verrà proiettata sempre sabato 26 maggio, ore 21, alla Sala Montanari: Duu testimoni scomod, ovvero il capolavoro “A qualcuno piace caldo” doppiato in dialetto ticinese-lombardo.

fonte: http://www.lindipendenza.com/insubria-senza-confine-il-sesto-festival-a-varese/#comment-21785

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Yor Milano; Attilio Fontana; Marco Peruzzi; Paolo Mathlouthi; L’Indipendenza.com

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/05/insubria-2-300×211.jpg May 20, 2012 at 12:54PM

LEGA, LA FINE DI BOSSI COME QUELLA DI BETTINO CRAXI

LEGA, LA FINE DI BOSSI COME QUELLA DI BETTINO CRAXI:

di GIANLUCA MARCHI

Da giorni ci si aspettava il botto, ma quando il botto è arrivato ha avuto un effetto lo stesso devastante. L’avviso di garanzia nei confronti diUmberto Bossi per l’uso dei fondi di partito è l’ennesimo terremoto per la Lega Nord e secondo alcuni potrebbe essere il sisma finale, destinato a sconquassare i delicati equilibri apparentemente raggiunti nei giorni scorsi. Equilibri che si basavano, tra l’altro sulla «presidenza onoraria a vita» per il Senatur, una decisione ora tutta da rivedere. La domanda è: sopravviverà il Carroccio alla caduta di Umberto Bossi o meglio alla caduta di tutti i Bossi? oppure farà la fine del Psi di Bettino Craxi? Difficile dirlo, certo è che lo sconquasso di immagine è terribile: solo qualche giorno fa proprio su queste colonne il professor Marco Bassani aveva fatto un parallelismo politico fra il Senatur e l’ultimo leader dei socialisti italiani, ebbene quella similitudine ora si sta allungando anche alla disdicevole fine politica della rispettiva stagione.

Da parte sua il nuovo leader in pectore, Roberto Maroni, si dice «ultracerto della totale buonafede» di Umberto ma, evidentemente, non di chi gli è stato vicino e ora si trova a dover arginare una tzunami da far tremare i polsi. Ironia della sorte ha voluto che ieri mattinata l’ex ministro avesse postato sul proprio profilo facebook, seppur con qualche ora di anticipo rispetto agli avvisi di garanzia, un commento con il quale assicurava che “faccendieri, ladri e ciarlatani non avranno posto nella Lega del futuro”. Un’uscita che solo poco tempo dopo è stata interpretata come la pietra tombale sulla gestione bossiana del Carroccio. E, infatti, c’è chi è corso ad affermare come il vecchio Giancarlo Gentilini che “Bossi non dovrebbe nemmeno farsi vedere ai prossimi congressi”. La Padania, il quotidiano leghista solidarizza invece con Bossi: «Lega stretta attorno al Senatur» questo il titolo di stamattina con la notizia in prima pagina: «Umberto Bossi indagato, l’accusa della procura è legata ai bilanci dell’ex tesoriere».

Intanto, mentre si attende di capire fin dove si estenderà il nuovo terremoto, da dentro il movimento si preferisce accusare la magistratura di essere intervenuta a orologeria proprio poco prima dei ballottaggi di domenica prossima. Ma questo sembra l’atteggiamento di chi, in qualche modo assediato, cerca di dirottare l’attenzione altrove: se infatti i reati contestati dovessero trovare conferma, ci sarebbe solo da andare a nascondersi.  Il capo è accusato di aver usato i soldi del partito per pagare i conti dei figli: uno choc per molti esponenti Carroccio. Per ore l’unico commento è rimasta la frase postata da Roberto Maroni su facebook quattro ore prima che l’Ansa battesse la notizia dell’avviso di garanzia. Gli avversari dell’ex ministro dell’Interno sono pronti a giurare che Maroni fosse già certo dell’arrivo del provvedimento dei pm. Il Bobo fino a sera non ha commentato, aggiornando il suo profilo facebook e non facendo riferimenti all’inchiesta. Poi ha spezzato una lancia a favore della buona fede di Umberto.

Chi invece ha parlato fuori dai denti è stato Giancarlo Gentilini, lo ‘sceriffò di Treviso, svelando  i giochi ed invocando «una fucilazione elettorale alla schiena per alto tradimento» nei confronti di chi, Bossi compreso, è stato raggiunto da avviso di garanzia. «La Lega bossiana è giunta al capolinea – ha sentenziato -. L’altra Lega sarà quella di Maroni, Tosi, Gentilini e Zaia» che deve convincere chi è «rimasto schifato dal comportamento della moglie di Bossi, del Trota, di Rosi Mauro, di Belsito e Giorgio Stiffoni».

A questo punto, però, c’è da porsi una domanda ineludibile: così come è stata espulsa immediatamente Rosi Mauro sulla base di sospetti che ancora non si sono tramutati ancora in un avviso di garanzia, non si capisce come possa rimanere nella Lega Renzo Bossi, sebbene si sia dimesso da consigliere regionale. E non vogliamo nemmeno immaginare cosa potrà succedere se la ramazza dovesse avvicinarsi anche al Senatur. Aveva ragione Gilberto Oneto che, in un articolo di qualche tempo fa, aveva auspicato la sparizione di tutta la famiglia Bossi dal presente e dal futuro della Lega. Saprà il Senatur scegliere fra la non facile sopravvivenza della sua creatura politica oltre se stesso e la tentazione del dopo di me il diluvio?

fonte: http://www.lindipendenza.com/lega-e-adesso-rischio-ramazza-per-la-famiglia-bossi/

tags: Lega Nord; Bossi come Craxi; Umberto Bossi; Bettino Craxi; Marco Bassani; L’Indipendenza.com

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MARONI SPERA CHE BOSSI MOLLI PER NON SPACCARE LA LEGA

MARONI SPERA CHE BOSSI MOLLI PER NON SPACCARE LA LEGA:

CRONACHE14 Maggio 2012

di GIANMARCO LUCCHI

Nessuna alleanza tra Lega e Pdl ai ballottaggi. Roberto Maroni sbatte la porta in faccia all’ex alleato. Anzi, impone anche un ultimatum all’ex partner di governo: «Tolga il sostegno a Monti e si voti a ottobre» e tutti amici come prima (se possibile). E poco importa se, così facendo, si mettono a rischio le amministrazioni guidate con il Pdl. Tanto «per la Lega conta il territorio». E Maroni non esclude neanche la possibilità che il Carroccio «non si candidi al Parlamento di Roma». In realtà, i ‘lumbard’ si sentono forti del governo regionale di Veneto e Piemonte. E non temono strappi dal del Celeste pericolante, Roberto Formigoni.

Maroni è intervenuto a Cesena, dove si è svolto il congresso della Romagna, che ha nominato i delegati per il congresso federale di Bergamo e riconfermato l’on. Gianluca Pini alla segreteria nazionale (era l’unico candidato e ha avuto il 91% dei voti disponibili). I fari nel partito sono puntati all’appuntamento di fine giugno, dove l’ex responsabile del Viminale vuole varare «la Lega 2.0». Resta da sciogliere il nodo della candidatura. L’ex ministro non ritira ancora le riserve, nella speranza di un passo indietro di Umberto Bossi e sembra rimandare tutto a quanto succederà oggi al Consiglio federale. L’ex ministro se spera che il Senatur confermi l’idea di non candidarsi più a segretario federale. E tuttavia resta attendista, perché nelle ultime settimane ha dovuto incassare troppe docce fredde dal vecchio capo tra uscite di scena e ritorni sul palcoscenico. Bisognerà vedere quanto nella notte appena trascorsa e in mattinata, la famiglia e quel che resta del cerchio magico/malefico avranno premuto sull’Umberto per convincerlo a non consegnare le chiavi del movimento ai “barbari sognanti” e al loro capo mai amato, per non dire di peggio.

Nel Carroccio, comunque, stanno cadendo vari tabù, compreso quello di levare il nome di Bossi dal simbolo. «Appartiene al movimento ed è amministrato dal Consiglio federale al quale spettano le decisioni – ha voluto sottolineare Maroni -. Negli anni lo abbiamo cambiato, il simbolo evolve». La risposta è indirizzata al bellicoso Giuseppe Leoni, uno dei più fieri avversari dei maroniani, che nei giorni scorsi ha ricordato come il simbolo appartenga a lui, a Bossi e alla moglie di quest’ultimo e se qualcuno vuole impossessarsene farebbe meglio a farsi un altro partito. Un Leoni che da mesi va in giro soprattutto pe rla Lombardia a “insultare” i militanti, come è successo qualche sera fa a Brescia dove ha accusato la base del partito di essere responsabile per il mancato ottenimento del federalismo, avendo lavorato poco per la causa. Lui, invece, in parlamento da 25 anni, deve aver fatto tantissimo ma nessuno se n’è accorto.

Intanto, a sorpresa, Mario Borghezio ha annunciato la possibilità di una sua candidatura al congresso federale «se non verrà dato spazio alle istanze indipendentiste». Resta da tenere sotto osservazione la situazione dei veneti, stanchi delle beghe lombarde e abbastanza frammentati tra bossiani, cerchisti e maroniani: su queste colonne è già stato scritto che uno snodo fondamentale in vista del congresso federale sarà il congresso nazionale della Liga dove presumibilmente si confronteranno Flavio Tosi e Massimo Bitonci. Ma non solo quella. Per esempio dopo il congresso della Romagna, uno dei bossiani di ferro (ex autista di Maroni) ha attaccato: «La purga staliniana si è improvvisamente fermata a Cesena. Prendo atto che all’interno del Movimento si lavora a due pesi e due misure». Lo ha detto il senatore emiliano della Lega Giovanni Torri commentando la rielezione di Pini a segretario della Romagna e a quanto detto da Roberto Maroni in proposito. «Questo – sottolinea Torri – lo si evince dal modo di giudicare i singoli esponenti che vengono di volta in volta coinvolti in qualche azione giudiziaria o anche di malcostume interno al movimento. Bossi – ricorda – facendo un passo indietro ha dimostrato di essere il vero leghista che il popolo padano ha voluto come capo. Tutti parlano di pulizia, di giustizia etica all’ interno del Movimento ma i fatti non rendono giustizia a quanto viene detto da chi attualmente vuole dirigere la Lega Nord».

In ogni caso sono tempi duri per quello che fu l’Asse del Nord. Silvio Berlusconi è lontano dai riflettori della politica (anche se, in disparte, continua a muoversi e a muovere le proprie pedine); ma è Umberto Bossi ad apparire in difficoltà. Il senatur non parla ormai dal 4 maggio, quando ha chiuso la campagna elettorale per le comunali di Monza. Comizio non fortunato, considerato che la Lega che si fregiava del sindaco non è riuscita neanche a raggiungere il ballottaggio. Da allora ha tenuto il silenzio anche sul successo del Tosi a Verona. Poi sono arrivate le pressioni dei maroniani per il ritiro della candidatura alla segreteria. Tosi glielo ha chiesto senza mezze parole: «Bossi non si candidi per il suo bene e quello della Lega». Il vecchio capo si è chiuso nel silenzio e vorrebbe evitare di spaccare il movimento: «Vogliatevi bene e non fatevi la guerra al congresso», sono state le sue ultime parole a Monza. Per poi aggiungere: «Resisto perchè non sono solo, perchè ho tutti voi».

Oggi dal Consiglio federale si capiranno molte cose. Di certo se la Lega non si spaccherà, chiunque la prenderà in mano si trpoverà a dover rianimare un corpo piuttosto malato, come ha dimostrato l’ultimo sondaggio di Mannheimer pe ril Corriere dove il Carroccio risulta in assoluto il partito verso il quale i cittadini hanno meno fiducia: un misero 4%.

fonte: http://www.lindipendenza.com/maroni-spera-che-bossi-molli-per-non-spaccare-la-lega/

tags: Roberto Maroni; Flavio Tosi; Lega Nord; Consiglio Federale; Umberto Bossi; L’Indipendenza.com

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L’Indipendenza.com: un’altra miliardata al sud, il solito pozzo senza fondo

L’Indipendenza.com: un’altra miliardata al sud, il solito pozzo senza fondo:

di ROMANO BRACALINI

Gaetano Salvemini, pugliese di Molfetta, ma trapiantato a Firenze, era solito dire che l’acquedotto pugliese, del quale aveva seguito l’estenuante gestazione, “aveva dato più da mangiare che da bere”. Lo diceva a proposito dei finanziamenti governativi al Sud che anche i più onesti meridionalisti temevano avrebbero preso tutte le strade, per lo più illecite, tranne quella di incentivare lo sviluppo.

E’ probabile che i 2,3 miliardi appena varati dal governo per il Sud faranno la stessa fine. Monti ha commesso lo stesso errore di valutazione di tutti i predecessori, oltretutto in un momento di crisi e di austerità. In calo di popolarità, e visibilmente in crisi di ispirazione, non deve aver resistito alla vanità di rendersi benemerito alle molteplici clientele meridionali che sapranno che uso farne di questo ulteriore dispendio di miliardi. Non è di questo che avrebbe bisogno il Mezzogiorno che in un secolo e mezzo non ha trovato la forza di riscattarsi e continua a piangersi addosso dando sempre la colpa agli altri.

Al Sud servono modernità e impresa, non pannicelli caldi o soccorsi di pietà. E’ proprio questo il punto dolente. E’ cambiato ben poco, per non dire nulla, da quando Guido Dorso, meridionalista senza illusioni, riconosceva all’inizio del Novecento che il Sud era arretrato perché il popolo meridionale, nel suo complesso, non riusciva a prendere possesso delle idee moderne di organizzazione collettiva. Al Sud, ancora oggi, salvo poche eccezioni (maccheroni, pizza e pummarola), non esiste una grande industria a capitale privato perché non esiste una borghesia imprenditoriale e di rischio come al Nord. In uno Stato moderno capitalistico le industrie le fanno i privati non lo Stato. Quelle fatte dello Stato, come nella ex URSS, solitamente falliscono. I meridionali disdegnano l’alto forno e la catena di montaggio. Meglio il posto sicuro nella burocrazia statale che conferisce autorità e decoro, “L’industria dello sbafo, la più fiorente industria napoletana”, scriveva Filippo Turati senza perifrasi.

Una quarantina d’anni dopo l’unità, il Sud era già alla greppia dello Stato. Sidney Sonnino era stato tra i più decisi sostenitori di un programma di finanziamenti al Mezzogiorno, ma aveva dovuto ricredersi sulla loro effettiva efficacia. Difficile controllare il corretto impiego dei capitali, quando non scomparivano in mille rivoli. Votata un’opera, per dispendiosa che fosse, e anche eseguita, tutto tornava nello stato di prima. Si era speso qualche decina di milioni (dell’epoca), si era arricchito qualche impresario o costruttore a spese del contribuente e non si era riparato a nulla. Di fatto c’erano già due Italie autonome e separate. Il fascismo non fece nessuna industria al Sud, sapeva che non avrebbero reso nulla; moltiplicò solo gli uffici governativi conoscendo la passione dei meridionali per l’impiego pubblico e la divisa che incute timore. Una statistica americana del 1950 aveva rivelato che nel Mezzogiorno d’Italia si viveva peggio che nei paesi dei blocco comunista. Il Sud peggio della Bulgaria. Così il presidente del Consiglio De Gasperi, abituato alle correttezze asburgiche e digiuno di intrallazzi levantini, aveva pensato di costituire una Cassa per il Mezzogiorno. Cassa, disse, è il nome giusto, fa subito pensare a un ente che paga. Santa ingenuità! Aveva scambiato Caserta per Innsbruck. Dotazione iniziale (anticipata dalla Banca d’Italia):1.000 miliardi, poi saliti a 9.000 miliardi dal 1961 al 1971,ai quali dovevano aggiungersi altri 7.400 miliardi stanziati nel 1972. In tutto:16.400 miliardi. Un pozzo senza fondo. L’obbiettivo “era fabbricare posti di lavoro”. Il lapsus, o forse no, era del legislatore. Una cuccagna per l’esercito di studiosi, consulenti, dirigenti, meridionalisti di mestiere, operatori economici, dipendenti, uscieri, tutti sul libro paga della Cassa. Opere in programma tante, realizzate praticamente nessuna. I meridionali ripresero la via dell’emigrazione, Milano, Torino, perché a casa loro non sanno costruire nulla.

Uno spreco enorme di risorse pubbliche, al quale il governo Monti dà ora il suo contributo.

fonte: http://www.lindipendenza.com/monti-due-miliardi-sud/

tags: Governo Monti; due miliardi sud; L’Indipendenza.com; Romano Bracalini

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