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I celti occupano Palazzo Estense

I celti occupano Palazzo Estense:

I celti occupano Palazzo Estense
Celti… moderni

Grande partecipazione agli eventi del Festival Insubria Terra d’Europa che hanno trattato di archeologia e dello scambio di culture vissuto all’alto dei passi Alpini

Ottima partecipazione dei varesini ai convegni culturali organizzati nell’ambito del Festival Terra d’Europa, kermesse transfrontaliera “targata” Terra Insubre.
Venerdì sera un centinaio di persone si sono presentate a Palazzo Estense dove lo studioso Luigi Zanzi e Andrea Mascetti hanno parlato dei Passi alpini. Strade di genti e culture tra Insubria e Europa.
Sabato mattina è stata invece la volta dell’archeologia, con studiosi del calibro di Venceslas Kruta – professore alla Sorbona – che hanno dimostrato come le Alpi Centrali, nei secoli prima di Cristo, furono al centro del commercio di beni ed oggetti, di scambio di idee, lingue e culture e del trasferimento di persone e gruppi tribali, in un ricco e articolato contesto generale. 
In pratica il contrario di quel luogo oscuro, selvaggio, aspro e inabitabile di cui parlava Tito Livio riflettendo un concetto che avrebbe avuto molta fortuna nella concezione degli antichi Romani.
Nella galleria fotografica le istantanee dei due eventi con tanto di oggetti d’archeologia, manufatti riprodotti e figuranti vestiti coi costumi dei celti che hanno “occupato” Palazzo Estense.

fonte: http://www.ininsubria.it/i-celti-occupano-palazzo-estense~A8980

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Luigi Zanzi; Vanceles Kruta; Varese; Palazzo Estense; ininsubria

http://www.ininsubria.it/thb.aspx?filename=Upload%2FArticoli%2F2012%2F8980%2FCover%2FImmagine+275%2Ejpg&width=466&height=250 May 26, 2012 at 07:07PM

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Le Alpi: non un confine, ma l’embrione della nuova Europa

Le Alpi: non un confine, ma l’embrione della nuova Europa:

Le Alpi: non un confine, ma l'embrione della nuova Europa
Il secondo convegno del festival “Insubria Terra d’Europa” ospita lo storico Luigi Zanzi. Un percorso sulla storia alpina e la civiltà “perduta” di montagna

Il secondo convegno del festival “Insubria Terra d’Europa” ospita lo storico Luigi Zanzi. Un percorso sulla storia alpina e la civiltà “perduta” di montagna

Le Alpi non sono una frontiera. Ma il fulcro di una civiltà, o meglio di un modo di intendere la civiltà, diverso dalla società moderna.
La solidarietà come strumento necessario alla sopravvivenza contro l’individualismo della metropoli asettica, l’inserirsi nell’ambiente anziché sovrastarlo e la necessità che l’uomo sappia fare tutto, anziché conseguire un’unica specializzazione nell’ambito professionale lavorativo.

Il secondo convegno del festival “Insubria Terra d’Europa” ospita lo storico varesino Luigi Zanzi, che porta il pubblico numeroso in un viaggio attraverso la cultura alpina. Che non è, come si potrebbe pensare, un interesse circoscritto. Bensì l’essenza stessa di una parte della civiltà europea.

“Le Alpi vengono viste come un punto di passaggio, e non si fa purtroppo nessuna differenziazione tra civiltà di montagna e civiltà di città nella storiografia ufficiale – dice lo studioso – le Alpi oggi invece possono essere la cerniera fondamentale per la costruzione della nuova Europa. 
Si capisce che oggi siamo di fronte ad un’Europa che sta tradendo e falsando la propria storia. Intanto, è divisa in Stati nazionali, che hanno una storia breve, e hanno deturpato l’Europa con guerre cruentissime. Hanno travolto la pluralità e complessità delle Regioni d’Europa nella storia delle civiltà. Soffocato moltissimi centri di civiltà, tra cui i centri di civiltà montana”.

Insomma, quella legata alla montagna è un tipo di esistenza umana diversa da quella che si sviluppa in pianura, ovvero dove si possono ammassare grandi quantità di uomini, formare le nuove metropoli e da lì le forme statali. 
Sulle Alpi, quando si insedieranno le prime comunità umane, solo nel Medioevo, si sviluppa un tipo di civiltà solidale, comunitaria e minimale, dove non c’è spazio per la società di massa, ma per piccole e diffuse comunità. 
“In montagna non c’è la divisione del lavoro, tratto cruciale della società di città. Ognuno deve saper fare tutto”.

“Non c’è libro di testo che abbia l’accortezza di differenziare i territori di pianura dai territori di montagna. La carta geografica possa essere trattata in maniera tale che non ci siano differenze tra zone di città e di montagna. Abituati a fare le storie non camminando e ragionando anche con i piedi oltre che con la testa, ma solo seduti a tavolino più o meno trascrivendo da testi precedenti si finisce con il credere che tratteggiando una linea su una tavolo si possano confondere i territori”.

“Nella storia dell’evoluzione umana l’avvicinamento dell’uomo alla montagna porta ad una forma d’uomo diversa: forma d’uomo montanaro. 
Le Alpi non erano abitate: i montanari non erano originari delle Alpi. Provengono da molto lontano. Non originari del territorio alpino. Hanno continuamente problematica complessissima di rapporto con la montagna.

Per lungo tempo frequentazione da parte di popolazioni lontane dalle Alpi. Prima perialpino, cioè attorno alle montagne. E poi cercando risorse dalle montagne. 
Non mai l’idea di abitare le montagne, ma di stare il più possibile vicini ad esse per poterle sfruttare quanto occorre. Per instaurare rapporti di mediazione tra le Alpi e mondi diversi: mondo del mare e mondo della pianura. Il mediterraneo di allora civiltà marinara. Un rapporto fondamentale di sopravvivenza che nulla ha a che fare con la montagna.
Siamo nella protostoria”.

Zanzi narra poi dell’epoca romana, di come la civiltà imperiale non riuscì a concepire le Alpi come parte del proprio dominio, in quanto non assimilabili al loro modo di vivere e di strutturare il proprio Stato. 
Il mondo romano aggira le Alpi. 
La civiltà romana rovescia la civiltà del Mediterraneo. Ne fa sulle strade. Il dominio del territorio con le strade. 
Accerchiamento alpino, zona di rifugio, dove confinare popolazioni che non riescono ad assimilare con il loro territorio. Gran San Bernanrdo e Brennero che usano per accerchiamento.

Perché non sono acquisibili alla propria civiltà?
Perché la loro non può radicarsi in montagna con la stessa struttura sociale e politica.
I romani sono arrivati a nord delle Alpi dal nord”.

Le montagne, al momento culla di una civiltà che abita solo le zone prealpine, iniziano a diventare sede stanziale di popolazioni che iniziano a vivere lì solo dal Medioevo. 
“Solo in età medievale avviene la civilizzazione del mondo alpino. Ma non perché siano le città a portare nella montagna la loro civiltà. Avviene alla rovescia. Una progressiva capacità di invenzione di nuove forme di uomo che scelgono di vivere in montagna e adagio adagio riescono a mettere a punto una civiltà in modo che riescono a vivere lì, e poi scendono in pianura e da lì costruiscono le strade che diventano punto di passaggio ai valici alpini. Le strade attraverso le Alpi nascono quando ci sono popolazioni stanziali sulle Alpi in modo che possano comunque garantire la loro permanenza”. Un esempio ancora esistente di queste popolazioni sono i Walser. 
“La civiltà di montagna è costituita da insediamenti piccoli, ma diffusi. Dove il numero di abitanti dev’essere limitato. Per due motivi tra tutti: 
il grando territorio non può installarsi in montagna e c’è il problema del reperimento delle risorse”.

“Le Alpi non sono un confine, ma un punto di raccordo, unione e sintonia tra culture. Ancor oggi ci fanno guardare al modello elevetico e nordeuropeo come una società vincente, rispetto a quello italico con tutte le sue negatività” ha spiegato il moderatore Andrea Mascetti.

Cosa può servire, al giorno d’oggi, nel nostro contesto politico, un convegno come questo?
Può sembrare un discorso sui massimi sistemi. Invece offre una visione diversa di come la società può evolversi. Di fronte alla caduta del capitalismo mondiale, che ha generato la crisi degli Stati nazionali, arrivando a toccare la vita di tutti noi, si capisce che una forma di civiltà solidale e comunitaria come quella montanare non sarebbe minimamente stata toccata dai riflessi negativi della crisi. Rappresenta una possibilità di sopravvivenza. Una via di fuga non geografica, ma politica guardando a i valori di solidarietà e comunitarismo, al rispetto delle diversità, che oggi non trovano spazio per colpa di un’Unione europea che vuole livellare tutto ad un’unica forma.

di Marco Tavazzi

fonte: http://www.ininsubria.it/le-alpi-non-un-confine-ma-l-embrione-della-nuova-europa~A8979

tags: Insubria terra d’Europa 2012; terra insubre; Luigi Zanzi; Andrea Mascetti; Marco Tavazzi, ininsubria

http://www.ininsubria.it/thb.aspx?filename=Upload%2FArticoli%2F2012%2F8979%2FCover%2FAlpi%2EJPG&width=466&height=250 May 26, 2012 at 12:18AM

Venerdì 25 maggio ore 20:45Varese, Via Sacco, Salone…


Venerdì 25 maggio ore 20:45
Varese, Via Sacco, Salone Estense
convegno
 I Passi alpini. Strade di genti e culture tra Insubria e Europa

Un’antica leggenda tramandata dalle popolazioni Walser che vivono a ridosso del Monte Rosa narra che in un’epoca remota, là dove oggi brilla il ghiacciaio del Lyskamm, c’era una meravigliosa città di nome Felik che era allora un’importante via di comunicazione tra i due versanti della montagna. Una sera d’autunno un viandante lacero ed infreddolito, che vi aveva chiesto ospitalità, fu rifiutato dagli abitanti di Felik. Questi, che altri non era se non un demone delle rocce, attirò allora una maledizione sull’opulenta ma egoista cittadina, sì che da quel momento la neve cominciò a cadere per giorni e giorni, finché la città scomparve con i suoi abitanti, formando quello che ancora oggi si chiama ghiacciaio di Felik. La tradizione aggiunge che alcuni pastori, dotati forse di una vista meravigliosa, riuscirono a vedere, durante un’estate di terribile siccità, un campanile della mitica città emergere da una fessura di ghiaccio. Si racconta anzi che uno di loro, precipitato in un profondo crepaccio, fosse riuscito a visitare la città e ad uscirne miracolosamente indenne. La fiaba, che riecheggia il mito ancestrale dell’Età dell’Oro, ebbe lunga vita nella valle del Lys, se è vero che proprio l’impulso alla ricerca della Valle Perduta indusse nel 1778, in piena epoca dei Lumi, sette cacciatori di camosci di Gressoney su per il versante meridionale del Rosa, nella convinzione che al di là delle creste più alte esistesse una sorta di Paradiso Terrestre popolato di animali e cosparso di rigogliosi frutteti, antica patria dei loro antenati. Giuliano l’Apostata ammoniva che nell’accostarsi ai miti non bisogna fermarsi alla nuda parola, ma ricercare la verità che vi è riposta, poiché essa custodisce una scintilla di rivelazione. La montagna ci si rivela allora per simboli ed enigmi, le alte vette lucenti, con le loro forme nitide e scolpite, determinano i contorni di quel mondo iperuranio al quale desideriamo solo ritornare. La montagna è anche potenza di visione e d’illuminazione: lotta contro i fantasmi interiori, vittoria sulla solitudine, sul silenzio, sul vuoto, capacità di risveglio del divino che è nell’umano, forza di trascendenza che ci permette di ascendere vittoriosi alla vetta dell’Io. Accostarsi alla montagna, assaltarne la cima, diventa quindi palestra fisica di rudimento interiore, con le inevitabili vittime ed i rari vincitori, non ci si può accostare ad essa impreparati, necessitando di un lungo tirocinio: la montagna infatti non ama i compromessi e non perdona ai vili e agli inetti…solo così l’ascesa diventa ascesi.

insubria terra d'europa 2012

Insubria terra d'Europa 2012; Terra Insubre; Giuseppe Prezzolini; Alberto Longatti; Romano Bracalini; Paolo Mathlouthi

fonte: http://www.insubriaterradeuropa.net/2012/convegni.html

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Luigi Zanzi

via http://cuoreimpavido.tumblr.com/post/23158845768 http://25.media.tumblr.com/tumblr_m441e6VuIO1rugh1so1_500.png May 16, 2012 at 12:06PM