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Congresso Lega Lombarda: Giorgetti saluta e Bossi divide

Congresso Lega Lombarda: Giorgetti saluta e Bossi divide:

Salvini verso la segreteria

Congresso Lega Lombarda: Giorgetti saluta e Bossi divide
Il Palacreberg

Il segretario uscente della Lega Lombarda ha dichiarato “esaurita la rendita di Bossi”. Militanti divisi all’arrivo del Senatùr: applausi, ma anche molti fischi

Un discorso diretto compresa qualche sottolineatura polemica sulle divisioni interne al Carroccio. 
Giancarlo Giorgetti fa trapelarepiù di un dubbio sulla rivoluzione avvenuta all’interno del partito negli ultimi tempi e la sua appare la posizione di chi non la considera come un passaggio doloroso ma necessario verso una nuova fase, verso un futuro da ricostruire su basi nuove per portare al popolo del Nord quei risultati concreti che non sono arrivati dopo tanti anni di Governo.
Il suo intervento nella prima serata di congresso della Lega Lombarda al Teatro Creberg di Bergamo – dove al termine della 2 giorni si deciderà il suo successore -, è sembrato a molti più una difesa di Umberto Bossi e un rimprovero ai militanti che hanno seguito l’onda del cambiamento innalzata Roberto Maroni e che non hanno lesinato critiche alla vecchia “nomenklatura” leghista e alla famiglia del Senatùr alla luce degli scandali emersi.
Di certo, una netta disapprovazione nei confronti di quella base “radicale” che ha chiesto pulizia, o peggio, che continuerà a chiederla anche adesso “guardando al passato”.
“I dieci anni di governo non hanno prodotto i risultati che ci aspettavamo – ha detto Giorgetti – Purtroppo, l’unico risultato è stato quello di cambiare i leghisti. Roma ci ha ridotto a vedere i nemici al nostro interno, anziché all’esterno”. Divisioni interne dovute quindi unicamente alla frequentazione di Roma

Poi ha ringraziato Umberto Bossi:”È solo grazie alla rendita politica che ci ha lasciato che siamo riusciti a resistere in questi anni. E ora abbiamo esaurito questa riserva – ha detto -. Mi auguro che questo congresso e quello federale sia occasione di discussione. Il nodo centrale è la sopravvivenza della democrazia contro la dittatura finanziaria, contro il centralismo europeo. Se sapremo prima degli altri dare una risposta a questo, potremo ancora governare la Lombardia. Ascolterò gli interventi con questo pregiudizio: chi parlerà del futuro, lo guarderò in modo positivo. Chi recriminerà sul passato, in modo negativo” 
Poi ha ripreso il discorso sul “militante ignoto”, che fece alla sua rielezione cinque anni fa, e che venne trasformato in un manifesto. “Oggi aggiungo: è militante ignoto colui che la sera con il cuore ferito non va al bar di Laveno (dove spesso trascorre la sera Umberto Bossi, n.d.r.) o su Facebook (qulacuno l’ha interpretato come un riferimento a Maroni, n.d.r.) a parlare male degli altri, ma che va tra la gente a tenere alta la bandiera. Solo lui ha il cuore impavido”.

A metà serata il triumviro Roberto Calderoli ha anticipato il suo intervento (che doveva essere sabato mattina) facendo emergere tutta la sua cobtrarietà: “Sono rimasto molto deluso dal movimento in questo momento – ha detto -, mi sembra impossibile che non si capisca che è in essere un attacco nei nostri confronti”. 
Poi: “Nelle scorse settimane stati fatti fuori in tanti, oggi gli sciacalli stanno già aspettando la seconda ondata per saltare addosso ad altri, tra cui anche il sottoscritto. Non c’è stata una risposta compatta, da movimento unito e purtroppo i congressi che stiamo facendo non stanno andando in questa direzione”.

Poi, all’arrivo di Bossi, il cambiamento nel Carroccio si tocca con mano ed emerge quasi un sottile malumore. 
In particolare, l’ala più radicale lo fischia, perché nemmeno più gli riconosce il ruolo di padre nobile. 
Gli stessi che hanno arricciato il naso di fronte alle parole di Giorgetti e avere protestato per la scaletta del programma che sabato lascia lo spazio d’intervento maggiore a Umberto Bossi.

di Marco Tavazzi

fonte: http://www.ininsubria.it/congresso-lega-lombarda-giorgetti-saluta-e-bossi-divide~A9030

tags: Giancarlo Giorgetti; Lega Lombarda; Lega Nord; congresso Bergamo; Umberto Bossi; Marco Tavazzi; ininsubria

http://www.ininsubria.it/thb.aspx?filename=Upload%2FArticoli%2F2012%2F9030%2FCover%2Fpala%2Ejpg&width=466&height=250 June 02, 2012 at 11:44AM

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LA LEGA 2.0 RISCHIA DI ARENARSI AL CONGRESSO LOMBARDO

LA LEGA 2.0 RISCHIA DI ARENARSI AL CONGRESSO LOMBARDO:

La Lega 2.0 potrebbe arenarsi già questo fine settimana. Se non riuscisse a superare l’ostacolo del congresso nazionale. Per non
parlare della grande incognita di fine giugno. Dove l’ipotesi di una ricandidatura di Umberto Bossi al federale non è ancora esclusa. Ad ammetterne la possibilità è un parlamentare leghista che sottolinea chiaramente come “sarà tutto deciso sulla base del risultati del congresso nazionale della Lombardia”. Dove correranno sia Matteo Salvini, candidato ufficiale dei maroniani, che Cesarino Monti, che di fatto proviene dalle file bossiane, sebbene abbia detto che la sua posizione non è antitetica a Maroni. Inutile dire che se Salvini non vincesse con un ampio margine, questo potrebbe rinvigorire Bossi nell’ipotesi di candidarsia al federale contro Maroni. E c’è chi dice che “la vittoria di Salvini non è nemmeno scontata. Pavia, Lodi e  Cremona sono con Monti. E Bergamno stessa è spaccata”.
Che attorno al congresso ci sia tensione (senza dimenticare che anche il congresso della Liga veneta appare tutt’altro che pacifico), lo si vede anche dalla reticenza di Roberto Maroni, ospite domenica pomeriggio al convegno di chiusura del festival “Insubria Terra d’Europa” a Varese. Svicola le domande sulla possibilità che Umberto Bossi scelga di ricandidarsi, e non affronta il tema del congresso nazionale di questo fine settimana. “Vedremo” dice. Parla solo del governo Monti “il governo delle tasse che deve andare a casa”. E lancia un messaggio di positività sulla situazione della Lega Nord “ne
usciremo”. È tutto quello che dice riguardo alla politica interna del partito. “Al congresso federale parleremo soprattutto di contenuti e non di alleanze con altri partiti, che adesso sono molto difficili” sostiene Maroni.
Ma dall’altra parte del confine l’ipotesi di un Bossi bis crea scompiglio. “Si tratta di una situazione negativa per la Lega – dice l’esponente della Lega dei Ticinesi Norman Gobbi – anche i risultati elettorali dell’ultima tornata amministrativa dimostrano che il partito deve scegliere una strada diversa. Abbiamo già detto che secondo noi è Maroni il futuro”. E se, come si sta dicendo, Bossi si ricandidasse? “Saranno i militanti a decidere. Certo sarebbe un passo indietro rispetto al cambiamento che si è iniziato e di cui la Lega ha bisogno”.

Intanto, in vista del nazionale lombardo scoppia il malcontento dei militanti sulla possibilità che gli interventi dei delegati siano limitati alla sola serata di venerdì. E quindi non a sabato, giornata clou. In realtà, il presidente dell’assemblea Massimo Garavaglia ha garantito ufficialmente che gli interventi ci saranno anche sabato. Ma sembra che a lavorare per impedirlo si siano messi all’opera, in questi giorni, il segretario uscente Giancarlo Giorgetti e l’ex ministro Roberto Calderoli. Si vedrà nei prossimi giorni.

FABIO RANIERI NUOVO SEGRETARIO DELLA LEGA NORD EMILIA

Fabio Rainieri, parlamentare parmigiano della Lega Nord e segretario della commissione agricoltura di Montecitorio, maroniano, è il nuovo segretario nazionale della Lega Nord Emilia. A eleggere Rainieri alla guida del Carroccio emiliano – si legge in una nota – è stato il congresso nazionale riunito al Classic Hotel di Reggio Emilia sotto la presidenza di Manuela Dal Lago, uno dei triunviri chiamati a guidare la Lega Nord fino al prossimo congresso federale. «Sono orgoglioso di avere raccolto la fiducia dei militanti emiliani – ha detto Rainieri -. Il legame con la mia terra da leghista e da agricoltore è fortissimo. Per questo motivo affronto questa nuova sfida con rinnovato entusiasmo e con la volontà di fare tornare a soffiare forte il vento del cambiamento sulla nostra terra». «Da quando sono stato eletto parlamentare – ha chiarito Rainieri – sono stato attaccato in ogni modo da chi ha cercato di fermarmi gettando fango su di me come persona prima ancora che come politico. E nemmeno l’archiviazione dei procedimenti con assoluzione in formula piena per ‘non avere commesso il fattò ha fermato chi imperterrito continua a raccontare bugie e a inventare storielle sul mio conto. Ma questo non mi ha fermato». «Sin da ora e al di là di quella che potrebbe sembrare mera retorica – ha aggiunto -, voglio sottolineare che sarò il segretario di tutti. La nostra è una terra dalle mille potenzialità che, insieme, dobbiamo valorizzare. Il tempo delle divisioni è finito. Ci sono state difficoltà, è vero, ma adesso dobbiamo tornare a guardare avanti e a camminare insieme. Ad Angelo Alessandri il ringraziamento per il lavoro svolto in questi anni e a Riad Ghelfi l’invito a collaborare insieme per difendere la nostra terra».

MATTEO PIASENTE ELETTO ALLA GUIDA DELLA LEGA NORD FRIULI

Matteo Piasente e’ il nuovo segretario regionale della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia. Lo ha eletto il Congresso del partito svoltosi ieri, confermando le previsioni della vigilia. Il ‘delfino’ di Pietro Fontanini ha ottenuto 207 consensi; gli altri candidati – Marco Ubaldi e Luca Mazzaro – hanno invece avuto rispettivamente 55 e 44 voti. Con i due sfidanti durante l’assise c’è anche stato un tentativo per arrivare all’elezione in modo unitario, ma Ubaldi e Mazzaro hanno detto no alla richiesta di ritirare la propria candidatura.

di Marco Tavazzi

fonte: http://www.lindipendenza.com/la-lega-2-0-rischia-di-arenarsi-al-congresso-lombardo/

tags: Lega Nord; Lega Lombarda; Matteo Salvini; congresso regionale; Lega 2.0; Cesarino Monti; Marco Tavazzi; L’Indipendenza.com

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/05/maroni-salvini-300×225.jpg May 28, 2012 at 10:27AM

Le Alpi: non un confine, ma l’embrione della nuova Europa

Le Alpi: non un confine, ma l’embrione della nuova Europa:

Le Alpi: non un confine, ma l'embrione della nuova Europa
Il secondo convegno del festival “Insubria Terra d’Europa” ospita lo storico Luigi Zanzi. Un percorso sulla storia alpina e la civiltà “perduta” di montagna

Il secondo convegno del festival “Insubria Terra d’Europa” ospita lo storico Luigi Zanzi. Un percorso sulla storia alpina e la civiltà “perduta” di montagna

Le Alpi non sono una frontiera. Ma il fulcro di una civiltà, o meglio di un modo di intendere la civiltà, diverso dalla società moderna.
La solidarietà come strumento necessario alla sopravvivenza contro l’individualismo della metropoli asettica, l’inserirsi nell’ambiente anziché sovrastarlo e la necessità che l’uomo sappia fare tutto, anziché conseguire un’unica specializzazione nell’ambito professionale lavorativo.

Il secondo convegno del festival “Insubria Terra d’Europa” ospita lo storico varesino Luigi Zanzi, che porta il pubblico numeroso in un viaggio attraverso la cultura alpina. Che non è, come si potrebbe pensare, un interesse circoscritto. Bensì l’essenza stessa di una parte della civiltà europea.

“Le Alpi vengono viste come un punto di passaggio, e non si fa purtroppo nessuna differenziazione tra civiltà di montagna e civiltà di città nella storiografia ufficiale – dice lo studioso – le Alpi oggi invece possono essere la cerniera fondamentale per la costruzione della nuova Europa. 
Si capisce che oggi siamo di fronte ad un’Europa che sta tradendo e falsando la propria storia. Intanto, è divisa in Stati nazionali, che hanno una storia breve, e hanno deturpato l’Europa con guerre cruentissime. Hanno travolto la pluralità e complessità delle Regioni d’Europa nella storia delle civiltà. Soffocato moltissimi centri di civiltà, tra cui i centri di civiltà montana”.

Insomma, quella legata alla montagna è un tipo di esistenza umana diversa da quella che si sviluppa in pianura, ovvero dove si possono ammassare grandi quantità di uomini, formare le nuove metropoli e da lì le forme statali. 
Sulle Alpi, quando si insedieranno le prime comunità umane, solo nel Medioevo, si sviluppa un tipo di civiltà solidale, comunitaria e minimale, dove non c’è spazio per la società di massa, ma per piccole e diffuse comunità. 
“In montagna non c’è la divisione del lavoro, tratto cruciale della società di città. Ognuno deve saper fare tutto”.

“Non c’è libro di testo che abbia l’accortezza di differenziare i territori di pianura dai territori di montagna. La carta geografica possa essere trattata in maniera tale che non ci siano differenze tra zone di città e di montagna. Abituati a fare le storie non camminando e ragionando anche con i piedi oltre che con la testa, ma solo seduti a tavolino più o meno trascrivendo da testi precedenti si finisce con il credere che tratteggiando una linea su una tavolo si possano confondere i territori”.

“Nella storia dell’evoluzione umana l’avvicinamento dell’uomo alla montagna porta ad una forma d’uomo diversa: forma d’uomo montanaro. 
Le Alpi non erano abitate: i montanari non erano originari delle Alpi. Provengono da molto lontano. Non originari del territorio alpino. Hanno continuamente problematica complessissima di rapporto con la montagna.

Per lungo tempo frequentazione da parte di popolazioni lontane dalle Alpi. Prima perialpino, cioè attorno alle montagne. E poi cercando risorse dalle montagne. 
Non mai l’idea di abitare le montagne, ma di stare il più possibile vicini ad esse per poterle sfruttare quanto occorre. Per instaurare rapporti di mediazione tra le Alpi e mondi diversi: mondo del mare e mondo della pianura. Il mediterraneo di allora civiltà marinara. Un rapporto fondamentale di sopravvivenza che nulla ha a che fare con la montagna.
Siamo nella protostoria”.

Zanzi narra poi dell’epoca romana, di come la civiltà imperiale non riuscì a concepire le Alpi come parte del proprio dominio, in quanto non assimilabili al loro modo di vivere e di strutturare il proprio Stato. 
Il mondo romano aggira le Alpi. 
La civiltà romana rovescia la civiltà del Mediterraneo. Ne fa sulle strade. Il dominio del territorio con le strade. 
Accerchiamento alpino, zona di rifugio, dove confinare popolazioni che non riescono ad assimilare con il loro territorio. Gran San Bernanrdo e Brennero che usano per accerchiamento.

Perché non sono acquisibili alla propria civiltà?
Perché la loro non può radicarsi in montagna con la stessa struttura sociale e politica.
I romani sono arrivati a nord delle Alpi dal nord”.

Le montagne, al momento culla di una civiltà che abita solo le zone prealpine, iniziano a diventare sede stanziale di popolazioni che iniziano a vivere lì solo dal Medioevo. 
“Solo in età medievale avviene la civilizzazione del mondo alpino. Ma non perché siano le città a portare nella montagna la loro civiltà. Avviene alla rovescia. Una progressiva capacità di invenzione di nuove forme di uomo che scelgono di vivere in montagna e adagio adagio riescono a mettere a punto una civiltà in modo che riescono a vivere lì, e poi scendono in pianura e da lì costruiscono le strade che diventano punto di passaggio ai valici alpini. Le strade attraverso le Alpi nascono quando ci sono popolazioni stanziali sulle Alpi in modo che possano comunque garantire la loro permanenza”. Un esempio ancora esistente di queste popolazioni sono i Walser. 
“La civiltà di montagna è costituita da insediamenti piccoli, ma diffusi. Dove il numero di abitanti dev’essere limitato. Per due motivi tra tutti: 
il grando territorio non può installarsi in montagna e c’è il problema del reperimento delle risorse”.

“Le Alpi non sono un confine, ma un punto di raccordo, unione e sintonia tra culture. Ancor oggi ci fanno guardare al modello elevetico e nordeuropeo come una società vincente, rispetto a quello italico con tutte le sue negatività” ha spiegato il moderatore Andrea Mascetti.

Cosa può servire, al giorno d’oggi, nel nostro contesto politico, un convegno come questo?
Può sembrare un discorso sui massimi sistemi. Invece offre una visione diversa di come la società può evolversi. Di fronte alla caduta del capitalismo mondiale, che ha generato la crisi degli Stati nazionali, arrivando a toccare la vita di tutti noi, si capisce che una forma di civiltà solidale e comunitaria come quella montanare non sarebbe minimamente stata toccata dai riflessi negativi della crisi. Rappresenta una possibilità di sopravvivenza. Una via di fuga non geografica, ma politica guardando a i valori di solidarietà e comunitarismo, al rispetto delle diversità, che oggi non trovano spazio per colpa di un’Unione europea che vuole livellare tutto ad un’unica forma.

di Marco Tavazzi

fonte: http://www.ininsubria.it/le-alpi-non-un-confine-ma-l-embrione-della-nuova-europa~A8979

tags: Insubria terra d’Europa 2012; terra insubre; Luigi Zanzi; Andrea Mascetti; Marco Tavazzi, ininsubria

http://www.ininsubria.it/thb.aspx?filename=Upload%2FArticoli%2F2012%2F8979%2FCover%2FAlpi%2EJPG&width=466&height=250 May 26, 2012 at 12:18AM

Il futuro non è Maroni. Ma è il punto di partenza

Il futuro non è Maroni. Ma è il punto di partenza:

Roberto Maroni come segretario federale della Lega Nord traghetterà il partito verso nuovi lidi, quali siano non lo si sa ancora.

Perché quando bisogna ricostruire dopo una catastrofe ci vogliono forza di volontà, idee salde e soprattutto lo sguardo puntato all’orizzonte in cerca di una spiaggia dove approdare. La rivoluzione non sta nella meta da raggiungere, ma nel viaggio che si è appena iniziato, perché mettersi in moto, dopo vent’anni di immobilismo romano, è già qualcosa.

Avere risposte certe su cosa sarà la Lega domani non è possibile. Perché nessuno lo sa. E nemmeno i dirigenti. La devastazione è stata tale, proprio come la “dittatura” dell’unico capo fino ad oggi, che la Lega è vissuta senza avere mai una vera stagione programmatica. Quello di fine giugno sarà il primo vero e proprio congresso che il partito affronterà nella sua storia. Il percorso sarà lungo. Motivo per cui la classe dirigente di domani sarà composta da quei giovani che oggi, come numerosi sindaci in provincia di Varese, sono sui trent’anni. Maroni avrà il ruolo di padre nobile della nuova Lega, quello che Bossi si è visto rifiutare dai militanti. Ma lui per primo non vorrà fare il segretario federale a vita. Perché, a differenza dei leader del passato, Maroni ha una mente politica acuta che non si ferma al momento attuale per imprigionarlo in una cristallizzazione della politica che porta per forza di cose al decadimento. Sa che il suo compito sarà quello di fare in modo che la Lega sopravviva indipendentemente da una persona. Maroni non sarà, per questo, sempre leader. Ma sarà il formatore dei leader.

fonte: http://marcotavazzi.wordpress.com/2012/05/24/il-futuro-non-e-maroni-ma-e-il-punto-di-partenza/

tags: Roberto Maroni; Lega Nord; Lega 2.0; Marco Tavazzi; marcotavazzi.wordpress.com

http://ifttt.com/images/no_image_card.png May 24, 2012 at 06:53PM

Lega 2.0 per cento? Almeno i maroniani hanno il 2 davanti allo zero bossiano

Lega 2.0 per cento? Almeno i maroniani hanno il 2 davanti allo zero bossiano:

La cosa più divertente del popolo leghista, di un certo popolo leghista, è quello di difendere posizioni indifendibili.
Di negare quello che è lampante attraverso una sorta di “rimozione mentale” degna dei peggiori secoli bui. Ovvero, che se il Carroccio, nei ballottaggi di domenica e lunedì, ha perso, è stato per colpa del nuovo leader del movimento Roberto Maroni.

Hanno detto proprio così. Che se Umberto Bossi fosse stato alla guida del movimento i risultati sarebbero stati differenti. Hanno anche coniato un termine di spregio verso i maroniani: Lega 2.0 per cento, facendo il verso ha quanto dichiarato recentemente da Maroni, che con il congresso federale sarebbe nata la Lega 2.0. Beh, sicuramente la risalita elettorale sarà difficile. Ma non certo a causa di quei militanti che ancora credono nel movimento e che, dopo avere buttato giù per anni bocconi amari, hanno deciso di resistere.

La Lega 2.0, fosse anche un termine in percentuale, è qualcosa da cui ripartire. La Lega bossiana invece, temo, dovrebbe togliere il 2 e anche il punto per scoprire la percentuale che vale oggi, dopo che i panni sporchi sono stati lavati in piazza, tra la gente.

di Marco Tavazzi

fonte: http://marcotavazzi.wordpress.com/2012/05/22/lega-2-0-per-cento-almeno-i-barbari-sognanti-hanno-il-2-davanti/

tags: Marco Tavazzi; Lega Nord; Lega 2.0; barbari sognanti; Roberto Maroni; marcotavazzi.wordpress.com

http://ifttt.com/images/no_image_card.png May 23, 2012 at 10:59AM

Sconfitta e scandali: Renzo Bossi espulso dalla Lega?

Sconfitta e scandali: Renzo Bossi espulso dalla Lega?:

Sconfitta e scandali: Renzo Bossi espulso dalla Lega?
Bandiere

I militanti vogliono rinnovare il movimento continuando col distanziarsi con chi è rimasto coinvolto nelle vicende che hanno provocato la sconfitta elettorale. Ed è finita anche la pazienza col Senatùr

E il Trota potrebbe fare un bel salto fuor d’acqua. Cacciato dai lidi di partito. La notizia è ancora ufficiosa, ma a quanto pare, dopo le ultime evoluzioni giudiziarie e la clamorosa debacle elettorale alle amministrative – il cui risultato, per la base e anche per Roberto Maroni, è assolutamente da collegarsi -, la famiglia Bossi non è più intoccabile
Se nei giorni scorsi, a quanto pare, si è svolta una “riunione di famiglia” in quel di Gemonio, i vertici maroniani del partito non hanno perso tempo. E presto all’ordine del giorno di uno dei prossimi consigli federali potrebbearrivare la richiesta di espulsione dalla Lega di Renzo Bossi.

Trota al capolinea? 
L’ex consigliere regionale, che ha fatto del suo “sangue reale” un metodo per scavalcare la lunga gavetta di partito e ha poi rivestito quel ruolo con arrogandosi il “piglio del capo”, potrebbe a breve vedersi stracciare la tessera di partito. 
Non basterebbe più, dopo la grave accusa di appropriazione indebita, il fatto che abbia preventivamente rinunciato al ruolo in consiglio regionale. La richiesta dei Barbari Sognanti varesini, che a differenza delle altre zone della Padania possono anche contare su una sorta di “squadra d’assalto”, ovvero gli Eretici (il gruppo nato in antitesi con il risultato del congresso provinciale del 9 ottobre 2011, quando Bossi impose il suo candidato), è quella di non fermare le espulsioni, che al momento hanno toccato sì i vertici della nomenklatura bossiana, da Rosi Mauro a Piergiorgio Stiffoni, passando naturalmente da Francesco Belsito.
E adesso, dopo anni di “democrazia leninista” e “calate d’alto”, qualcosa alla base si dovrà pur concedere…

La caduta della famiglia
“Anche la famiglia deve pagare, se ha sbagliato”, ci dice uno dei ribelli. E parlando con i dirigenti maroniani viene fuori che si starebbe discutendo, nelle alte sfere, per espellere Renzo Bossi. “Altri dettagli al momento non li sappiamo. Ma sembrano ben intenzionati”.
Evidentemente, se Roberto Maroni è disposto a perdonare l’amico di sempre Umberto Bossi, lo stesso non varrebbe per la sua progenie, arrivati a ruoli di vertice del partito per la figura del padre.
L’altro figlio indagato dai pm di Milano, il primogenito del primo matrimonio Riccardo Bossi, non risulta ad oggi essere iscritto alla Lega. Lo è stato sicuramente, 
alla sezione di Varese, tra il 2004 e il 2005, quando militò per qualche mese e “fu anche attivo nella campagna elettorale delle regionali. 
“Si faceva vedere – riferiscono dalla sezione -. Poi ha smesso e la sua militanza pare essere decaduta per il mancato versamento della quota della tessera. Il 2004 era anche l’anno in cui si registrò il primo problema di “familismo”. Ovvero, quando Riccardo, insieme allo zio Franco Bossi, fu ingaggiato come portaborse al Parlamento europeo. Subito destituiti, per volere del Senatùr, appena la cosa si seppe.

“Umberto resta, ma senza potere”
Si salva in extremis solo Umberto, della famiglia. Il padre fondatore ha un ruolo storico che nessuno gli può negare, anche se la pazienza e l’idealismo dei militanti, negli ultimi tempi, sono stati messi a dura prova. Dal timore reverenziale con il quale tutti, fino a due anni fa, pronunciavano il suo nome, oggi i militanti più convinti e decisi sono arrivati a definirlo “quello di Gemonio”.

“Stia a casa”
“Il suo ruolo dev’essere quello di presidente. Ovvero solo una carica onorifica. Bisogna smettere di andare in giro a fare comizi ripetendo da anni cose che poi non si concretizzano” è il pensiero di alcuni iscritti varesini. 
In verità parole pronunciate quando ancora non era uscita la notizia dell’avviso di garanzia e la sconfitta elettorale non si era cconsumata. Chissà adesso.

Dopo la sconfitta
I risultati dei ballottaggi hanno scosso i militanti del Carroccio. Ma a Varese si rispedisce al mittente la tesi “costruita ad arte”, dicono, di chi individua l’ormai marginalizzazione del Senatùr con la causa della sconfitta.
Maroni non è ancora segretario generale e ancora non ha potuto procedere con decisione al rinnovamento del Carroccio. “Urge un cambio di marcia e nuovi programmi per tornare protagonisti e riacquistare la fiducia che gli scandali dei vecchi vertici ci hanno fatto perdere”, dicono i leghisti varesini.

di Marco Tavazzi

fonte: http://www.ininsubria.it/sconfitta-e-scandali-renzo-bossi-espulso-dalla-lega~A8941

tags: Lega Nord; Lega 2.0; Renzo Bossi; barbari sognanti;  Roberto Maroni; Marco Tavazzi;ininsubria

http://www.ininsubria.it/thb.aspx?filename=Upload%2FArticoli%2F2012%2F8941%2FCover%2Fband%2Ejpg&width=466&height=250 May 23, 2012 at 10:27AM