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Corriere dell’11 Aprile 2006: Una trentina di «secessionisti»…

Corriere dell’11 Aprile 2006: Una trentina di «secessionisti» capeggiata da Max Ferrari (direttore di Telepadania licenziato ieri pomeriggio, ufficialmente per collaborazioni con altre testate) fanno irruzione in via Bellerio. Lo stato maggiore della Lega è ancora chiuso nella stanza dei bottoni. Le distanze fra i due schieramenti che si assottigliano alla Camera e al Senato. Gli ultrà raggiungono la sala stampa gridando «secessione, secessione». Poi i cori diventano via via più severi: «ladri», «venduti», «servi di Roma». Il bersaglio sono i ministri e i dirigenti, Bossi escluso. Arriva Rosi Mauro, la pasionaria sindacalista. Si becca della «terrona». Volano insulti da caserma, irriferibili, per una buona mezz’ ora.

http://archiviostorico.corriere.it/2006/aprile/11/Carroccio_fermato_casa_Contestazione_via_co_7_060411008.shtml

tags: Max Ferrari; TelePadania; Lega Nord; Rosi Mauro; Rosy Mauro; Umberto Bossi; Cerchio Magico; Corriere della Sera

via Tumblr http://cuoreimpavido.tumblr.com/post/22847257765 http://25.media.tumblr.com/tumblr_m3vc2wkC3j1rugh1so1_500.jpg Max Ferrari, TelePadania, Lega Nord, Rosi Mauro, Rosy Mauro, Umberto Bossi, Cerchio Magico, Corriere della Sera May 11, 2012 at 07:18PM

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Corriere dell’11 Aprile 2006: Una trentina di «secessionisti»…

Corriere dell’11 Aprile 2006: Una trentina di «secessionisti» capeggiata da Max Ferrari (direttore di Telepadania licenziato ieri pomeriggio, ufficialmente per collaborazioni con altre testate) fanno irruzione in via Bellerio. Lo stato maggiore della Lega è ancora chiuso nella stanza dei bottoni. Le distanze fra i due schieramenti che si assottigliano alla Camera e al Senato. Gli ultrà raggiungono la sala stampa gridando «secessione, secessione». Poi i cori diventano via via più severi: «ladri», «venduti», «servi di Roma». Il bersaglio sono i ministri e i dirigenti, Bossi escluso. Arriva Rosi Mauro, la pasionaria sindacalista. Si becca della «terrona». Volano insulti da caserma, irriferibili, per una buona mezz’ ora.

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MAX FERRARI: TUTTA COLPA DI REGUZZONI. Intervista a Max…

MAX FERRARI: TUTTA COLPA DI REGUZZONI.

Intervista a Max FERRARI di Tommaso MONTESANO. Pag. 6 di Libero del 10/04/2012

Cinque giorni prima che Umberto Bossi si ammalasse, nel marzo 2004, Max Ferrari, allora direttore di TelePadania, avvisò il Senatur: «Segretario, qui c’e una corte di affaristi». Il leader della Lega lo rassicurò: «Hai ragione, ci sono molte cose da chiarire». L’ictus, pero, mise Bossi fuori gioco. E per Ferrari iniziarono i guai: «In tv cominciai una campagna per la restituzione dei soldi della Credieuronord e contro chi si stava arricchendo alle spalle della Lega. E questo non ha fatto piacere al Cerchio magico, una corte di malavitosi che ha reso Bossi inavvicinabile e che ha deturpato l’immagine della Lega. Da allora sono finito nel loro mirino». Prima con la mancata candidatura alle Politiche del 2006 («l’allora tesoriere, Maurizio Balocchi, pretendeva che io versassi 300mila euro»), poi con il licenziamento dalla tv, inline con l’espulsione dal movimento. In mezzo, l’ 11 aprile 2006, l’occupazione della sede di via Bellerio alla testa di una cinquantina di militanti. Blitz sfociato in una «litigata furiosa con Rosi Mauro.Volarono parole grosse e quello fu il mio ultimo giorno in Lega». 

Quindi quanto sta accadendo non la sorprende.

«Non mi sorprende affatto, l’avevo ampiamente previsto. Ora mi auguro, dopo essere rientrato in Lega due anni fa, di essere riabilitato».

Qual è il suo giudizio su Bossi?

«Ritengo che sia stato turlupinato, circuito e sfruttato da una banda di malfattori che hanno anteposto il loro interesse personale a quello del partito».

Il Senatur più vittima che carnefice?

«Lui e il figlio. Renzo e stato il pupazzo da chi, non avendo i voti per aspirare alla successione del padre, hapensato di usare lui per poi diventarne il tutore».

Un po’ come accadeva nelle monarchie con la reggenza.

«Il reggente, in quanto regista dell’operazione, doveva essere Marco Reguzzoni. E Rosi Mauro, che dovrebbe dimettersi davicepresidente del Senato, la sua socia. Il piano era quasi riuscito: mettere l’ingenuo infante al comando formale e fargli sporcare le mani di fango per obbligarlo a stare zitto il giorno in cui avesse voluto ribellarsi. Peccato che abbiano pestato un po’ troppo i piedi a Roberto Maroni, che ha capito tutto». 

Adesso la Lega come può uscire dal tunnel?

«Credo in Maroni: solo facendo pulizia totale. I colonnelli che hanno anteposto i loro affari al bene della Lega devono fare un passo indietro. E i giovani come Flavio Tosi un passo avanti».

tags: Max Ferrari; Roberto Maroni; Marco Reguzzoni; Lega Nord; Rosi Mauro; Rosy Mauro; cerchio magico; Tommaso Montesano; TelePadania; Libero Quotidiano

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Max Ferrari: L’ex direttore di Telepadania «Io, espulso da un partito che somiglia all’ultimo Psi»

Dal quotidiano “Libero” di Sabato 22 aprile 2006 – anno XLI n. 96 – pag. 9   (testo da OCR)

 

L’ex direttore di Telepadania «Io, espulso da un partito che somiglia all’ultimo Psi» 

di Max Ferrari

«Benvenuto nella tana dei ribelli». Così nel 1989 mi disse, nella sede varesina della Lega, il senatore Giuseppe Leoni. Io avevo 17 anni e volevo ribaltare il mondo o almeno rivoluzionare il sistema putrido dell’Italia tangentara dominata dal binomio Dc-Psi. Oggi, 17 anni più tardi, dopo una vita passata in prima linea, mi volto e mi accorgo che i miei generali sono passati dalla parte del nemico, e che un tribunale interno composto da facce nuove, arrivisti, mercanti e “banchieri” mi ha condannato al licenziamento e all’espulsione con l’accusa di essermi ribellato alla linea politica del partito.
Secondo la “corte” (dei miracoli), mia colpa grave sarebbe, in particolare, aver presieduto la riunione indipendentista di Brescia e aver litigato, la sera dei disastrosi risultati elettorali, con due delle persone oggi più potenti nella Lega: Maura Locatelli, segretaria di Bossi, e Rosy Mauro, consigliera regionale, presidente della commissione Bilancio e aspirante senatrice.
Un vizio, quello delle molte poltrone, che coinvolge soprattutto la componente giovanile, che ha come “faro” il rampante Matteo Salvini, ex comunista padano, che non disdegna due ricchi stipendi (europarlamentare e consigliere a Milano) e che, con la brava Rosy e l’ottimo e competente sottosegretario all’Ambiente, Stefano Stefani, ha chiesto e ottenuto la mia testa.
Che dire? Sì, sono un ribelle. Mi ribello a questa Lega degli affari, delle poltrone, dell’omertà, delle censure. Mi ribello alla Lega che decide l’alleanza con gli ex Dc siciliani senza fare un congresso, che zittisce chi chiede chiarezza sulla gestione della banca, della tv, del rapporto con Fazio, del cambio di posizione sul Ponte di Messina, del fatto che siamo a favore della Tav contro il parere della gente della Valle di Susa. Capisco che dietro ci sono un sacco di soldi e appalti, ma noi eravamo quelli della protezione della nostra terra. Invece, pur avendo posizioni importanti al ministero dell’Ambiente, ho visto comportamenti assurdi e sentito proclami deliranti contro il protocollo di Kyoto e confusi appelli per il nucleare, “giustificato” dal fine di rompere i rapporti coi Paesi arabi e contrastare l’immigrazione. Un mix di slogan confusi e malafede, perché pure i proclami contro il voto agli immigrati e contro la Turchia nell’Ue sono solo fumo e Giorgetti a Brescia lo ha confermato. ll sottoscritto, infatti, gli ha chiesto: «Se veramente tenete a questi punti, perché non li avete imposti nel programma elettorale della Cdl?». Risposta. «Sì, è vero, ma tanto poi si sa che tutti i punti inderogabili diventano derogabili. Bisogna fare i conti con la realtà».
Bene, ma noi questa realtà marcia volevamo cambiarla. O no? Molti si chiedono che differenza c’è tra la Lega e FI, io mi chiedo che differenza c’è tra questa Lega e l’ultimo Psi popolato di nani, ballerine e businessman. A questo mi ribello, alla Lega dei militanti trattati da sudditi che non hanno diritto di parlare e sapere. E infatti, la mia grande colpa era quella di dire che la Bossi-Fini, purtroppo, non funziona, che la devolution di Calderoli è peggio di quella della sinistra, che Lombardo è contrario al federalismo fiscale, che le grandi infrastrutture necessarie non arrivano. Tutte cose vere che però mi sono costate licenziamento ed espulsione. Lo rifarei? Sì. Intanto, mi dedico alla costruzione del Fronte Indipendentista e al raduno di autonomisti seri che si terrà il 1° maggio a Brescia. Invito tutti a parteciparvi.

Milano, 22 aprile 2006

Max Ferrari 

fonte: http://chelinse.altervista.org/pdn02/mf060422.htm

tags:  Max Ferrari; TelePadania, Libero, Giuseppe Leoni; Lega Nord; Libero Quotidiano; Maura Locatelli; Rosi Mauro; Rosy Mauro; Stefano Stefani

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la PADANIA del 20/7/2005 CHI PARLA MUORE…  (FERRARI MAX) a…

la PADANIA del 20/7/2005 CHI PARLA MUORE…  (FERRARI MAX) a pag. 4

Massimiliano Ferrari risponde a Gian Antonio Stella

CHI PARLA MUORE…

Chi parla muore. Altro che collaborazione tra cittadini e istituzioni per combattere il terrorismo: chi ha il coraggio di testimoniare e denunciare viene messo prima alla berlina e poi all’indice a mezzo stampa da presuntuosi giornalisti che della vita altrui se ne fottono.

E’ il caso del povero signor Gamberini di Cento, che dopo aver trovato il coraggio civico di denunciare un gruppo di islamici che festeggiavano per le bombe di Londra si è visto additato e offeso in maniera pesante da Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera.

Stella a Cento non c’è stato, non ha visto gli spacciatori nordafricani che la fanno da padroni alla stazione, non ha chiesto ai giovani il perché della loro partecipazione di massa alla manifestazione della Lega. Lui se ne fotte, lui dall’alto del suo stipendio e della sua poltrona giudica in maniera inappellabile: Gamberini! Colpevole!

Non gli spacciatori ubriachi collusi coi terroristi: no il colpevole è il testimone scomodo che, in quanto tale, viene aggredito sul giornale più letto d’Italia. Stella decreta che il teste è inattendibile, è un bugiardo, e poco importa che anche altri, nel palazzo di fronte, abbiano visto.

Ma con che coraggio ora parleranno? Se lo chiede la signora Paola, titolare del bar della Stazione che si è trovata citata dal Corriere senza aver neppure ricevuto una telefonata. Che stile… che fior di giornalismo corretto. «Adesso dopo che il testimone che ha parlato si è trovato aggredito in maniera così violenta – dice la signora – chi si azzarderà ad aprire la bocca? Qui si rischia la pelle».

Bene. Bravo Stella, con un sol colpo di penna ha zittito la giusta protesta di tutto un Paese. E poi ha il coraggio di fare la morale sulla mafia e sui comportamenti omertosi. Ah, a proposito di omertà: perché Stella attacca in maniera falsa e offensiva i poteri tapini di TelePadania e non cita la fonte principe della notizia che è il Resto del Carlino? Paura di confrontarsi alla pari sapendo di aver scritto a vanvera?

Perché non dice, come ha fatto ieri la Padania, che quella notizia l’ha pubblicata lo stesso Corriere della Sera riportando come fonte addirittura l’on. Franceschini della Margherita? Perché accusa TelePadania, senza aver neppure visto il servizio, di aver fatto un finto scoop? Noi ci siamo limitati a rilanciare pari, pari, la notizia data dal Carlino, coperta (come fanno tutte le tv del mondo, con immagini di repertorio che non abbiamo mai detto essere state fatte a Cento). Nessuno scoop annunciato, quindi, ma solo onesto lavoro di redazione cui si è aggiunta la necessaria verifica fatta sul posto, a Cento.

Verifica che noi abbiamo fatto, facendoci strada tra gli spacciatori che infestano la Stazione, e che il grande Stella, si è ben guardato di fare. Lui aveva  già il suo teorema e, a costo di scriverlo, ha deciso di mettere all’indice il povero testimone oculare e i giornalisti di TelePadania esponendoli al fortissimo rischio di rappresaglie.

Speriamo non accada, ma intanto oggi, senza nemmeno una verifica, l’Unità ci dà dei truffatori, la comunità islamica di Ferrara ci attacca duramente in una lettera al ministro Pisanu e la Lega Islamica contro la Diffamazione (la stessa in causa con la Fallaci) ci ha gentilmente annunciato querela. Aspettando il boia,  ringraziamo Gian Antonio Stella per averci portato sul patibolo.

MAX FERRARI

tags: Max Ferrari; Gian Antonio Stella; la Padania; TelePadania; Corriere della Sera; Gamberini; Cento

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