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Terra Insubre e la Festa dul dì di Mort

Terra Insubre e la Festa dul dì di Mort:

Terra Insubre e la Festa dul dì di Mort
Particolare della copertina

Sabato pomeriggio, in corso Matteotti, a Varese, i cittadini troveranno il libretto fresco di stampa “Quei giorni in cui i Morti ritornano”. Oltre ai dolci della traadizione

Sabato 3 novembre, dalle ore 15.00 in avanti, in Piazza del Podestà a Varese, l’associazione Terra Insubre ti aspetta per festeggiare la Festa dul dì di Mort, l’antica Trinox Samonios dei Celti.
Allo stand, nella piazza centrale di Varese, i cittadini troveranno il libretto appena stampato sulle tradizioni insubri e lombarde del giorno dei Morti, “Quei giorni in cui i Morti ritornano. La vera storia di una nostra antica tradizione”. 
Non solo: l’evento prevede anche la possibilità di gustare i dolci della tradizione di questi giorni come il ‘pane dei morti’, accompagnati da idromele bretone.
Per la degustazione e il libretto l’associazione Terra Insubre chiede un contributo di 10 euro. 
Appuntamento in Corso Matteotti
tags: Terra Insubre, Varese, Festa dul dì di Mort, ininsubria

fonte: http://www.ininsubria.it/terra-insubre-e-la-festa-dul-di-di-mort~A10030

http://www.ininsubria.it/thb.aspx?filename=Upload%2FArticoli%2F2012%2F10030%2FCover%2F2%2Ejpg&width=466&height=250 November 02, 2012 at 11:24AM

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Festa dul Dì di Mort – Varese, sabato 3 novembre – Terra Insubre

AUTUNNO 2012
Sabato 3 novembre, dalle ore 15.00 in avanti, in Piazza del Podestà a Varese, l’associazione Terra Insubre ti aspetta per festeggiare la Festa dul dì di Mort, l’antica Trinox Samonios dei Celti. Allo stand nella piazza centrale di Vares potrai trovare il libretto appena stampato sulle tradizioni insubri e lombarde del giorno dei Morti, ‘Quei giorni in cui i Morti ritornano. La vera storia di una nostra antica tradizione”; ma potrai anche gustare i dolci della tradizione di questi giorni come il ‘pane dei morti’, accompagnati da idromele bretone. Per la degustazione e il libretto ti chiederemo 10 euro per finanziare l’associazione. Ti aspettiamo in piazza a Vares… Perché le lümere e i castègn offerti alle anime trapassate che tornavano a visitarci ci sono da ben prima dell’ Halloween americana….terra insubre halloween

http://www.terrainsubre.org/img/mortiritornano.jpg October 31, 2012 at 08:19PM

I celti occupano Palazzo Estense

I celti occupano Palazzo Estense:

I celti occupano Palazzo Estense
Celti… moderni

Grande partecipazione agli eventi del Festival Insubria Terra d’Europa che hanno trattato di archeologia e dello scambio di culture vissuto all’alto dei passi Alpini

Ottima partecipazione dei varesini ai convegni culturali organizzati nell’ambito del Festival Terra d’Europa, kermesse transfrontaliera “targata” Terra Insubre.
Venerdì sera un centinaio di persone si sono presentate a Palazzo Estense dove lo studioso Luigi Zanzi e Andrea Mascetti hanno parlato dei Passi alpini. Strade di genti e culture tra Insubria e Europa.
Sabato mattina è stata invece la volta dell’archeologia, con studiosi del calibro di Venceslas Kruta – professore alla Sorbona – che hanno dimostrato come le Alpi Centrali, nei secoli prima di Cristo, furono al centro del commercio di beni ed oggetti, di scambio di idee, lingue e culture e del trasferimento di persone e gruppi tribali, in un ricco e articolato contesto generale. 
In pratica il contrario di quel luogo oscuro, selvaggio, aspro e inabitabile di cui parlava Tito Livio riflettendo un concetto che avrebbe avuto molta fortuna nella concezione degli antichi Romani.
Nella galleria fotografica le istantanee dei due eventi con tanto di oggetti d’archeologia, manufatti riprodotti e figuranti vestiti coi costumi dei celti che hanno “occupato” Palazzo Estense.

fonte: http://www.ininsubria.it/i-celti-occupano-palazzo-estense~A8980

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Luigi Zanzi; Vanceles Kruta; Varese; Palazzo Estense; ininsubria

http://www.ininsubria.it/thb.aspx?filename=Upload%2FArticoli%2F2012%2F8980%2FCover%2FImmagine+275%2Ejpg&width=466&height=250 May 26, 2012 at 07:07PM

TERRITORIO/Fondazione comunitaria del varesotto: si è insediato il nuovo Cda

TERRITORIO/Fondazione comunitaria del varesotto: si è insediato il nuovo Cda :


Il presidenteVarese – Con l’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione, nominato dal Comitato di Nomina composto dal Presidente della Provincia di Varese, dal Vicario Episcopale della Zona di Varese, da un Rappresentante della Fondazione Cariplo e da un Rappresentante del Comitato di gestione del Fondo Griffini – Miglierina, quale rappresentante delle fondazioni presenti sul territorio, si è avviata ufficialmente l’attività per il quinquennio 2012/2016.

Fanno parte del nuovo Consiglio di Amministrazione i Membri confermati Luca Galli (Presidente), Marzia Miglierina (Vice Presidente), Giorgio Papa, Andrea Gambini, Daniele Pietro Giudici, Maurizio Ampollini, Michele Graglia, Giuseppe Redaelli e Giorgio Gaspari (Membro della Commissione Centrale di Beneficenza della Fondazione Cariplo)

I nuovi consiglieri sono Francesco Aletti Montano, Dario Galli, Giuseppe Luigi Gibilisco, Paolo Orrigoni e Giovanna Scienza, tutti professionisti e imprenditori molto noti sul territorio.

Segretario generale è Carlo Massironi.

Il Collegio dei Revisori dei Conti è composto da Luisa Marzoli (Presidente), Marco Porrini e Laura Antonini, Componenti effettivi e da Giovanni Golemme e Marco Petrillo, Componenti supplenti.

Costituiscono lo Staff di Segreteria Generale Graziella Ambruzzi, Elisa Moranduzzo e Olga Mykytyuk.

Il Presidente Luca Galli, dopo aver sintetizzato i positivi e importanti risultati ottenuti finora dalla Fondazione, ha tracciato le linee guida e fissato gli obiettivi per i prossimi anni con particolare riferimento all’attività di erogazione, di raccolta fondi e di investimento patrimonio.

La Fondazione Comunitaria nei suoi primi undici anni di attività ha costituito un patrimonio di circa 17 milioni di euro e ha svolto attività di beneficenza, sempre con il sostegno finanziario della Fondazione Cariplo, che ha consentito la distribuzione di circa 32 milioni di euro per numerosi progetti realizzati e riferiti all’intera Comunità di Varese e Provincia promovendo il miglioramento della qualità della vita della Comunità di riferimento e stimolandone lo sviluppo civile, culturale, ambientale ed economico e la coesione sociale.

Il Consiglio di Amministrazione ha preso atto del grande successo dei 5 Bandi, per l’importo complessivo di 1.621.000 euro con fondi territoriali assegnati dalla Fondazione Cariplo, scaduti al 30 aprile u.s. che hanno visto la presentazione di oltre 300 domande di contributo per un importo pari a circa quattro volte le disponibilità.

Dopo un approfondito esame tecnico e di merito delle domande presentate, verranno resi noti i risultati dei progetti selezionati, pervenuti nell’ambito di tutte le finalità dei Bandi e da tutte le aree territoriali della Provincia.

fonte: http://www.assesempione.info/evidenza/20972-territoriofondazione-comunitaria-del-varesotto-si-e-insediato-il-nuovo-cda.html

tags: Fondazione comunitaria del varesotto, Varese, Luca Galli, Marzia Miglierina, Giorgio Papa, Andrea Gambini, Daniele Pietro Giudici, Maurizio Ampollini, Michele Graglia, Giuseppe Redaelli, Giorgio Gaspari, Francesco Aletti Montano, Dario Galli, Giuseppe Luigi Gibilisco, Paolo Orrigoni, Giovanna Scienza, assesempione.info

http://www.assesempione.info/images/stories/1001miglia/maggio2012/Presidente.jpg May 23, 2012 at 09:58PM

Alla presentazione di “Terra Insubre” non si parla di Lega

Alla presentazione di “Terra Insubre” non si parla di Lega:

La presentazione del festival in Comune

Varese – A Palazzo Estense non si è parlato di Lega, neppure un cenno alle vicende del Carroccio, neppure un vago riferimento politico, ma solo la presentazione della sesta edizione del festival Insubria Terra d’Europa, punto e a capo. Titolo della kermesse targata assaociazione ”Terra Insubre” è quest’anno “Tra Lombardia, Piemonte e Svizzera. L’Insubria senza confine”, in programma, in diversi luoghi di Varese, dal 24 al 27 maggio. Un’edizione in tono minore, senza grande concerto d’apertura e senza tensostruttura con gli stand delle associazioni e delle istituzioni. Un  programma con dibattiti, un paio di mostre, un concerto finale di corni alpini, una pellicola doppiata in “lingua lombarda occidentale” (mah).

Se per il sindaco Attilio Fontana l’Insubria “è una realtà guardata dalla gente con sempre maggiore interesse”, per uno dei fondatori di “Terra Insubre”, Andrea Mascetti, “è un laboratorio politico-culturale”. Secondo Mascetti, iniziative come quella del referendum sulla voglia di unirsi  alla Svizzera, benché sia un gioco, tuttavia “è il segnale che tempi nuovi si stanno avvicinando”. Al presidente dell’associazione, Marco Peruzzi, il compito di illustrare il breve programma.

Si parte giovedì 24 maggio, alle 20.45, presso la Sala Montanari, con un dibattito su Giuseppe Prezzolini, che Paolo Mathlouthi di “Terra Insubre” definisce un vero esempio di “anti-italiano”, venerdì 25 maggio, alle 20.45, al salone Estense, si parla di passi alpini con l’intervento di Luigi Zanzi. Sabato 26, ore 9.30, in salone Estense, ancora un confronto su “Le Alpi che uniscono”. Sempre sabato, alle ore 21, in Sala Montanari, “Duu testimoni scomod”, traduzione in dialetto per il capolavoro di Wilder “A qualcuno piace caldo”, proposto in conferenza stampa dall’attore Yor Milano.

Politico il confronto in programma per domenica 27 maggio, alle ore 15, in Salone Estense, dove interverranno il presidente Galli, il sindaco Fontana, Norman Gobbi Vais (Consigliere di Stato ticinese), l’immancabile Roberto Maroni. Chiusura con il concerto di corni alpini alle 18, in piazza Podestà, con degustazione di Merlot del Ticino e prodotti tipici.

18 maggio 2012

fonte: http://www.varesereport.it/2012/05/18/alla-presentazione-di-terra-insubre-non-si-parla-di-lega/

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Varese; Attilio Fontana; Dario Galli; Roberto Maroni; Norman Gobbi Vais; Marco Peruzzi; Yor Milano; varesereport.it

http://www.varesereport.it/vr/wp-content/uploads/2012/05/P5170619-300×154.jpg May 23, 2012 at 01:38PM

Insubria terra d’Europa 2012 – convegni

Insubria terra d’Europa 2012 – convegni:

https://i1.wp.com/www.insubriaterradeuropa.net/2012/img/testata.jpg

 festival di cultura, economia, musica e ambiente


Tra Lombardia, Piemonte e Svizzera&lInsubria senza confine !

Organizzazione
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CONVEGNI

Giovedì 24 maggio ore 20:45
Varese, Sala Montanari (ex Cinema Rivoli)
convegno
“Et in Helvetia ego”: Giuseppe Prezzolini, percorsi d’esilio

Giuseppe Prezzolini (1882 – 1982) ha narrato se stesso in un “Diario”, consegnato controvoglia alle stampe grazie alla lungimirante insistenza di Alfredo Cattabiani, che tutti dovrebbero leggere. Non si tratta, come si sarebbe indotti a pensare, dello sfogatolo privato di un narcisista civettuolo tipo quello di Thomas Mann che, con ossessiva e maniacale precisione, annotava perfino le proprie abitudini autoerotiche , quasi che la cosa fosse di capitale importanza per la posterità. Anzi, chi con morboso spirito inquisitorio cercasse nelle pagine dello zibaldone prezzoliniano pruriginose storie di lenzuola cincischiate e di stravaganze sessuali resterebbe deluso e dimostrerebbe di non conoscere l’indole più autentica del maledetto toscano che era poi quella di un uomo riservato e retto, un tipo tutto d’un pezzo, come si sarebbe detto una volta. “Piego men che posso l’arco della schiena” è la frase che apre il “Diario” e a questa massima egli si attenne sempre: la sua spina dorsale non s’inarcò mai al cospetto di nessuno, nemmeno del Padreterno. Nato all’insegna dell’indipendenza, anarchico ma conservatore, fece della libertà la propria religione e della sua vita un romanzo dove nulla è inventato. Neppure l’età riuscì a mitigare la ruvidezza del carattere ed il gusto per la spezzatura che furono il tratto inconfondibile del suo stile. Prezzolini era l’uomo meno gregario e meno incline alla retorica che si potesse immaginare, non amava nuotare in branco come i tonni e la rotta se la sceglieva da sé, ubbidendo solo al proprio dettato interiore: anche a costo di andare incontro a scogli, marosi o pescecani, mai si sarebbe messo a rimorchio di qualcuno o di qualcosa. “Rispondo solo di me stesso, e anche con qualche difficoltà”, amava ripetere. Il piglio del bastian contrario si traduceva, nei suoi scritti, in uno stile scarno, essenziale, che agli arabeschi cabalistici di parole prediligeva sempre l’aforisma, come il sua amato Lichtenberg, che per certi versi gli somigliava e del quale era stato il primo a tradurre in italiano alcune massime. La sua scrittura mirava al nocciolo delle questioni, tralasciando i bizantinismi fumosi per cogliere le verità primarie, infondeva coraggio, ma toglieva ogni illusione. Parlava per esperienza diretta Prezzolini perché, nel corso di un’esistenza lunghissima, aveva avuto modo di conoscere tutta la fauna politica e letteraria del Novecento. Era, insomma, un testimone scomodo, il cui giudizio tranchant metteva a nudo le miserie e le meschinità delle consorterie culturali di ogni orientamento, specie nostrane, che lo ripagarono condannandolo all’ostracismo. Alla vergogna del conformismo preferì, fedele a se stesso, la via dell’esilio.
La sua indole irrequieta e la miope grettezza di chi lo aveva osteggiato perché indocile e non classificabile, lo portarono a cercare riparo in un primo tempo negli Stati Uniti. Chiamato dal rettore Nicholas Murray Butler a tenere un corso estivo di Letteratura italiana presso la Columbia University, Prezzolini sbarcò una prima volta ad Ellis Island nel 1923. Fin dal suo primo soggiorno al di là dell’Atlantico lo scrittore toscano percepì istintivamente l’America come un porto sicuro in cui riporre i resti di una vita raminga e, bruciate le navi alle proprie spalle, come Cortés, in America mise radici e si risolse a rimanervi per quarant’anni, prendendo perfino la cittadinanza nel 1940. Rientrato in Europa nel 1962, dopo un breve soggiorno in quel di Vietri, perseguitato dagli agenti del fisco, riparò in Svizzera, quella Nazione dove, secondo Hemingway, “tutte le storie finiscono e nessuna è mai cominciata”. A Lugano, suo ultimo rifugio, prese dimora in un appartamento di via Motta al civico 36, nel cuore della città vecchia e, nel contesto di una ritrovata serenità familiare accanto alla seconda moglie americana Jackie, iniziò a collaborare stabilmente con la “Gazzetta Ticinese” per la quale scrisse alcuni articoli profondamente critici nei confronti dell’allora nascente Unione Europea. Rivendicava a se stesso la patente di autentico intellettuale europeo e cosmopolita, lui che, naturalizzato americano, aveva vissuto a lungo in Francia e parlava correntemente inglese, francese e tedesco. Proprio questo suo europeismo culturale lo induceva ad essere scettico verso il modello dello Stato continentale che andava delineandosi all’orizzonte, convinto che la più grande ricchezza dell’Europa risiedesse nella pluralità. Tra New York e Lugano si compie, nell’arco di un secolo, la parabola umana e letteraria di uno scrittore atipico, che più e meglio di altri si era prodigato nell’immane sforzo di internazionalizzare la cultura italiana, mosso dall’illusione che fosse possibile stimolare una mutazione antropologica del proprio popolo attraverso il pensiero, facendo leva sul carattere più che sulle istituzioni. L’ingratitudine con la quale fu ricompensato lo convinse che l’impresa era vana. Poco prima di morire fece dono del suo immenso archivio alla Biblioteca Cantonale di Lugano, dove tutt’ora si trova, estremo, meritatissimo schiaffo a quell’Italia matrigna e meschina che lo aveva ripudiato.

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Venerdì 25 maggio ore 20:45
Varese, Via Sacco, Salone Estense
convegno
 I Passi alpini. Strade di genti e culture tra Insubria e Europa

Un’antica leggenda tramandata dalle popolazioni Walser che vivono a ridosso del Monte Rosa narra che in un’epoca remota, là dove oggi brilla il ghiacciaio del Lyskamm, c’era una meravigliosa città di nome Felik che era allora un’importante via di comunicazione tra i due versanti della montagna. Una sera d’autunno un viandante lacero ed infreddolito, che vi aveva chiesto ospitalità, fu rifiutato dagli abitanti di Felik. Questi, che altri non era se non un demone delle rocce, attirò allora una maledizione sull’opulenta ma egoista cittadina, sì che da quel momento la neve cominciò a cadere per giorni e giorni, finché la città scomparve con i suoi abitanti, formando quello che ancora oggi si chiama ghiacciaio di Felik. La tradizione aggiunge che alcuni pastori, dotati forse di una vista meravigliosa, riuscirono a vedere, durante un’estate di terribile siccità, un campanile della mitica città emergere da una fessura di ghiaccio. Si racconta anzi che uno di loro, precipitato in un profondo crepaccio, fosse riuscito a visitare la città e ad uscirne miracolosamente indenne. La fiaba, che riecheggia il mito ancestrale dell’Età dell’Oro, ebbe lunga vita nella valle del Lys, se è vero che proprio l’impulso alla ricerca della Valle Perduta indusse nel 1778, in piena epoca dei Lumi, sette cacciatori di camosci di Gressoney su per il versante meridionale del Rosa, nella convinzione che al di là delle creste più alte esistesse una sorta di Paradiso Terrestre popolato di animali e cosparso di rigogliosi frutteti, antica patria dei loro antenati. Giuliano l’Apostata ammoniva che nell’accostarsi ai miti non bisogna fermarsi alla nuda parola, ma ricercare la verità che vi è riposta, poiché essa custodisce una scintilla di rivelazione. La montagna ci si rivela allora per simboli ed enigmi, le alte vette lucenti, con le loro forme nitide e scolpite, determinano i contorni di quel mondo iperuranio al quale desideriamo solo ritornare. La montagna è anche potenza di visione e d’illuminazione: lotta contro i fantasmi interiori, vittoria sulla solitudine, sul silenzio, sul vuoto, capacità di risveglio del divino che è nell’umano, forza di trascendenza che ci permette di ascendere vittoriosi alla vetta dell’Io. Accostarsi alla montagna, assaltarne la cima, diventa quindi palestra fisica di rudimento interiore, con le inevitabili vittime ed i rari vincitori, non ci si può accostare ad essa impreparati, necessitando di un lungo tirocinio: la montagna infatti non ama i compromessi e non perdona ai vili e agli inetti…solo così l’ascesa diventa ascesi.

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  Sabato 26 maggio

Varese, Via Sacco, Salone Estense
convegno

ore 10:00
Le Alpi che uniscono. 
Relazioni tra altopiano elvetico, Ticino e Cisalpina nell’età del ferro celtica

Celti d’Italia e d’Oltralpe VIII – III secolo a.C.

Passi, percorsi e insediamenti: attraverso le Alpi Centrali nell’età dei Metalli

Il sito di Tremona Castello

Oltre Helicone e Eluveitie: 
esempi di materiali e influenze culturali elvetiche e vallesane nel territorio insubre e cisalpino
IV-II secolo a.C.

Le Alpi furono, nei secoli prima di Cristo, un luogo oscuro, selvaggio, aspro e inabitabile? Infames frigoribus Alpes, così venivano definite dall’autore latino Tito Livio riflettendo un concetto che avrà molta fortuna nella concezione degli antichi Romani. L’archeologia ce ne restituisce però un immagine del tutto differente e questo convegno ne darà evidenza. In particolare, le Alpi Centrali furono al centro del commercio di beni ed oggetti, di scambio di idee, lingue e culture e del trasferimento di persone e gruppi tribali, in un ricco e articolato contesto generale.
L’appuntamento con l’archeologia si focalizza sui rapporti esistenti tra l’area insubre (a cui appartiene il territorio del Canton Ticino e della Val Mesolcina) e l’altopiano elvetico nel periodo di tempo in cui si assiste in Europa alla fioritura delle culture celtiche, a nord e a sud delle Alpi (Hallstatt Occidentale, La Tène, Golasecca) e noto come età del Ferro.

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ore 15:00
La frontiera contesa. Tra Svizzera e Lombardia popoli e patrie fluttuanti.

1167-1291, Le due Leghe Lombarde e il patto del Grütli. Un’analisi comparata.

1512-1515, da Novara a Marignano: i tre anni in cui Milano è stata svizzera

Dalla Lombardia alla Svizzera. Storie di esuli e rifugiati politici.

Il convegno toccherà alcuni particolari momenti della storia svizzera e insubre. Sarà per prima cosa fatta un’analisi comparata tra il patto del Grütli del 1291, atto di fondazione della confederazione elvetica, e le due Leghe lombarde del XII e XIII secolo, che pur potendo contare su una potenza militare ed economica ben superiore non sono riuscite, al contrario di quanto avvenuto in Svizzera, ad evolversi in una più stabile e duratura unione politica.

Saranno inoltre analizzati gli anni in cui, all’inizio del XVI secolo, il dominio svizzero si estendeva fino a Milano e a gran parte al suo Ducato, fino alla sconfitta delle truppe elvetiche nella battaglia di Marignano che segnerà la fine di questa breve esperienza.

Saranno infine narrate le storie di alcuni grandi personaggi della storia lombarda che, per scelta o per necessità, hanno fatto della Svizzera la loro seconda patria, trovandovi spesso la possibilità di realizzare i progetti che non avevano potuto portare avanti nella loro Terra di origine.

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Domenica 27 maggio
Varese, Via Sacco, Salone Estense
convegno

ore 15:00

Svizzera e Insubria: modelli istituzionali ed economici a confronto. 

Insubria… Cantone Svizzero?

La recente provocazione circa un’eventuale annessione della Lombardia alla Svizzera, lanciata dal ministro della difesa della Confederazione Elvetica, Ueli Maure, ha riportato in auge la vexata quaestio dei rapporti tra la Confederazione Elvetica ed i territori italiani di confine.
Da tempo deputati e leader politici svizzeri hanno rilanciato la provocatoria idea dell’allargamento a sud della Confederazione Elvetica con l’annessione di alcune province dell’Insubria storica quali Varese, Como e Sondrio, Verbania (e per qualcuno anche Bergamo).
La boutade, forte del sostegno mediatico di alcuni amministratori locali operanti al di qua del confine, è stata presa in considerazione perfino da alcuni Consiglieri Comunali di Lugano che hanno chiesto di verificare una tale ipotesi tramite uno studio ad hoc che chiarisca le conseguenze fiscali ed economiche dell’aggregazione.
La provocazione è pertanto quanto mai allettante, e soprattutto attuale.
Cosa sarebbe la Svizzera italofona con l’allargamento a sud delle province di confine, da Verbania a Varese e da Como a Sondrio?
La potenza economica delle province lombarde unita alla straordinaria piazza finanziaria luganese potrebbero dare vita ad una regione oltremodo ricca e vitale.
Un sogno? Forse.
Ma la Storia si muove e di questi tempi, grazie anche alla perdita di credibilità politica della Comunità Europea, nulla può essere escluso.
Negli interventi ci limiteremo a giocare con i numeri e con le ipotesi
Chissà mai che la grande Insubria elvetica, da sogno statistico, non diventi una realtà.
Il futuro, in ogni caso, è come sempre nelle mani dei Popoli.

insubria terra d'europa 2012

Insubria terra d'Europa 2012; Terra Insubre; Giuseppe Prezzolini; Alberto Longatti; Romano Bracalini; Paolo Mathlouthi

fonte: http://www.insubriaterradeuropa.net

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Varese

http://www.insubriaterradeuropa.net/2012/img/testata.jpg May 23, 2012 at 05:01AM

Ecco i Barbari di Varese Pronti a scalare la Lega 2.0

Ecco i Barbari di Varese Pronti a scalare la Lega 2.0:

VARESE – Umberto Bossi e Giancarlo Giorgetti: due futuri presidenti? (Foto by DANIEL DAL ZENNARO)

VARESE E ora è il momento di Varese.
Della Varese leghista dura e pura che ha combattuto in prima fila contro il Cerchio Magico e la “decadenza bossiana” che ha portato la Lega Nord sull’orlo dell’estinzione. Già nel prossimo congresso nazionale della Lega Lombarda, che si svolgerà a Bergamo dall’1 al 3 giugno, i maroniani varesini inizieranno a contare di più nello scacchiere leghista nazionale. 
Nonostante la nostra provincia esprima la prima carica del partito, ovvero il segretario Giancarlo Giorgetti, quest’ultimo non si è schierato con i Barbari Sognanti, cercando di mantenere una posizione di equilibrio e dialogo tra le parti che non è piaciuta ai ribelli varesini.
Motivo per cui nessuno sembra essersi rammaricato per la decisione di non ricandidarlo, e tutti i militanti plaudono al milanese Matteo Salvini, eurodeputato e consigliere comunale a Milano.
Per Giorgetti sembra prefigurarsi la nomina a presidente della Lega Lombarda, il corrispettivo della carica data a Umberto Bossi a livello federale. Ma anche questa ipotesi ha scatenato qualche malumore tra i ribelli, che si sentono “traditi” dalla posizione assunta da Giorgetti dai giorni della “fatwa” contro l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni in avanti. I varesini si aspettano comunque di mandare dei propri rappresentanti al consiglio nazionale. A partire dalla scelta del delegato, che sarà votato nell’ambito dell’assise congressuale della Lega Lombarda, che entrerà a far parte del direttivo nazionale.
L’uscente è il tradatese Mario Clerici, maroniano di ferro. Se non sarà lui a ricandidarsi, le opzioni più logiche appaiono quelle dell’elezione, da parte della delegazione varesina, di uno dei due leader dei maroniani locali. La scelta, quindi, sarebbe tra l’avvocato Andrea Mascetti e l’ex segretario provinciale Stefano Candiani.
Nel caso loro non vogliano candidarsi in prima persona, la scelta potrebbe ricadere su un uomo di loro fiducia.
C’è però anche la terza area, all’interno del fronte dei Barbari Sognanti, legata al senatore Fabio Rizzi. Da questa parte ad avanzare la propria candidatura potrebbe essere il capogruppo in consiglio provinciale Stefano Gualandris. Ma i rizziani esprimono già il segretario organizzativo a livello provinciale (ovvero il braccio logistico nominato dal commissario provinciale, Massimo Garavaglia), che è Donato Castiglioni. 
Lui, insieme al primo cittadino di Samarate Leonardo Tarantino, era uno dei due candidati al congresso provinciale costretti al ritiro, lo scorso ottobre, per fare spazio al candidato unico bossiano Maurilio Canton. 
In virtù della sua posizione, Castiglioni è anche, insieme a Tarantino, tra i possibili futuri candidati al congresso provinciale del prossimo autunno, quando finirà il commissariamento a Varese. 
Insomma, in vista della conquista dei posti di potere nel partito, i maroniani della prima ora non vedono di buon occhio l’eccessiva presenza degli uomini del senatore Rizzi.

fonte: http://www.laprovinciadivarese.it/stories/varese%20città/289876_ecco_i_barbari_di_varese_pronti_a_scalare_la_lega_2.0/

tags: Lega Nord; Lega 2.0; Varese; Giancarlo Giorgetti; barbari sognanti; Mario Clerici; Andrea Mascetti; Stefano Candiani; Fabio Rizzi; Stefano Gualandris; La Provincia di Varese

http://lightstorage.laprovinciadivarese.it/media/2012/05/359039_5739198_96082fa480_17596866_medium.jpg May 21, 2012 at 10:04AM

Insubria terra d’Europa 2012 – convegni

Insubria terra d’Europa 2012 – convegni:

https://i1.wp.com/www.insubriaterradeuropa.net/2012/img/testata.jpg

 festival di cultura, economia, musica e ambiente


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Giovedì 24 maggio ore 20:45
Varese, Sala Montanari (ex Cinema Rivoli)
convegno
“Et in Helvetia ego”: Giuseppe Prezzolini, percorsi d’esilio

Giuseppe Prezzolini (1882 – 1982) ha narrato se stesso in un “Diario”, consegnato controvoglia alle stampe grazie alla lungimirante insistenza di Alfredo Cattabiani, che tutti dovrebbero leggere. Non si tratta, come si sarebbe indotti a pensare, dello sfogatolo privato di un narcisista civettuolo tipo quello di Thomas Mann che, con ossessiva e maniacale precisione, annotava perfino le proprie abitudini autoerotiche , quasi che la cosa fosse di capitale importanza per la posterità. Anzi, chi con morboso spirito inquisitorio cercasse nelle pagine dello zibaldone prezzoliniano pruriginose storie di lenzuola cincischiate e di stravaganze sessuali resterebbe deluso e dimostrerebbe di non conoscere l’indole più autentica del maledetto toscano che era poi quella di un uomo riservato e retto, un tipo tutto d’un pezzo, come si sarebbe detto una volta. “Piego men che posso l’arco della schiena” è la frase che apre il “Diario” e a questa massima egli si attenne sempre: la sua spina dorsale non s’inarcò mai al cospetto di nessuno, nemmeno del Padreterno. Nato all’insegna dell’indipendenza, anarchico ma conservatore, fece della libertà la propria religione e della sua vita un romanzo dove nulla è inventato. Neppure l’età riuscì a mitigare la ruvidezza del carattere ed il gusto per la spezzatura che furono il tratto inconfondibile del suo stile. Prezzolini era l’uomo meno gregario e meno incline alla retorica che si potesse immaginare, non amava nuotare in branco come i tonni e la rotta se la sceglieva da sé, ubbidendo solo al proprio dettato interiore: anche a costo di andare incontro a scogli, marosi o pescecani, mai si sarebbe messo a rimorchio di qualcuno o di qualcosa. “Rispondo solo di me stesso, e anche con qualche difficoltà”, amava ripetere. Il piglio del bastian contrario si traduceva, nei suoi scritti, in uno stile scarno, essenziale, che agli arabeschi cabalistici di parole prediligeva sempre l’aforisma, come il sua amato Lichtenberg, che per certi versi gli somigliava e del quale era stato il primo a tradurre in italiano alcune massime. La sua scrittura mirava al nocciolo delle questioni, tralasciando i bizantinismi fumosi per cogliere le verità primarie, infondeva coraggio, ma toglieva ogni illusione. Parlava per esperienza diretta Prezzolini perché, nel corso di un’esistenza lunghissima, aveva avuto modo di conoscere tutta la fauna politica e letteraria del Novecento. Era, insomma, un testimone scomodo, il cui giudizio tranchant metteva a nudo le miserie e le meschinità delle consorterie culturali di ogni orientamento, specie nostrane, che lo ripagarono condannandolo all’ostracismo. Alla vergogna del conformismo preferì, fedele a se stesso, la via dell’esilio.
La sua indole irrequieta e la miope grettezza di chi lo aveva osteggiato perché indocile e non classificabile, lo portarono a cercare riparo in un primo tempo negli Stati Uniti. Chiamato dal rettore Nicholas Murray Butler a tenere un corso estivo di Letteratura italiana presso la Columbia University, Prezzolini sbarcò una prima volta ad Ellis Island nel 1923. Fin dal suo primo soggiorno al di là dell’Atlantico lo scrittore toscano percepì istintivamente l’America come un porto sicuro in cui riporre i resti di una vita raminga e, bruciate le navi alle proprie spalle, come Cortés, in America mise radici e si risolse a rimanervi per quarant’anni, prendendo perfino la cittadinanza nel 1940. Rientrato in Europa nel 1962, dopo un breve soggiorno in quel di Vietri, perseguitato dagli agenti del fisco, riparò in Svizzera, quella Nazione dove, secondo Hemingway, “tutte le storie finiscono e nessuna è mai cominciata”. A Lugano, suo ultimo rifugio, prese dimora in un appartamento di via Motta al civico 36, nel cuore della città vecchia e, nel contesto di una ritrovata serenità familiare accanto alla seconda moglie americana Jackie, iniziò a collaborare stabilmente con la “Gazzetta Ticinese” per la quale scrisse alcuni articoli profondamente critici nei confronti dell’allora nascente Unione Europea. Rivendicava a se stesso la patente di autentico intellettuale europeo e cosmopolita, lui che, naturalizzato americano, aveva vissuto a lungo in Francia e parlava correntemente inglese, francese e tedesco. Proprio questo suo europeismo culturale lo induceva ad essere scettico verso il modello dello Stato continentale che andava delineandosi all’orizzonte, convinto che la più grande ricchezza dell’Europa risiedesse nella pluralità. Tra New York e Lugano si compie, nell’arco di un secolo, la parabola umana e letteraria di uno scrittore atipico, che più e meglio di altri si era prodigato nell’immane sforzo di internazionalizzare la cultura italiana, mosso dall’illusione che fosse possibile stimolare una mutazione antropologica del proprio popolo attraverso il pensiero, facendo leva sul carattere più che sulle istituzioni. L’ingratitudine con la quale fu ricompensato lo convinse che l’impresa era vana. Poco prima di morire fece dono del suo immenso archivio alla Biblioteca Cantonale di Lugano, dove tutt’ora si trova, estremo, meritatissimo schiaffo a quell’Italia matrigna e meschina che lo aveva ripudiato.

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Venerdì 25 maggio ore 20:45
Varese, Via Sacco, Salone Estense
convegno
 I Passi alpini. Strade di genti e culture tra Insubria e Europa

Un’antica leggenda tramandata dalle popolazioni Walser che vivono a ridosso del Monte Rosa narra che in un’epoca remota, là dove oggi brilla il ghiacciaio del Lyskamm, c’era una meravigliosa città di nome Felik che era allora un’importante via di comunicazione tra i due versanti della montagna. Una sera d’autunno un viandante lacero ed infreddolito, che vi aveva chiesto ospitalità, fu rifiutato dagli abitanti di Felik. Questi, che altri non era se non un demone delle rocce, attirò allora una maledizione sull’opulenta ma egoista cittadina, sì che da quel momento la neve cominciò a cadere per giorni e giorni, finché la città scomparve con i suoi abitanti, formando quello che ancora oggi si chiama ghiacciaio di Felik. La tradizione aggiunge che alcuni pastori, dotati forse di una vista meravigliosa, riuscirono a vedere, durante un’estate di terribile siccità, un campanile della mitica città emergere da una fessura di ghiaccio. Si racconta anzi che uno di loro, precipitato in un profondo crepaccio, fosse riuscito a visitare la città e ad uscirne miracolosamente indenne. La fiaba, che riecheggia il mito ancestrale dell’Età dell’Oro, ebbe lunga vita nella valle del Lys, se è vero che proprio l’impulso alla ricerca della Valle Perduta indusse nel 1778, in piena epoca dei Lumi, sette cacciatori di camosci di Gressoney su per il versante meridionale del Rosa, nella convinzione che al di là delle creste più alte esistesse una sorta di Paradiso Terrestre popolato di animali e cosparso di rigogliosi frutteti, antica patria dei loro antenati. Giuliano l’Apostata ammoniva che nell’accostarsi ai miti non bisogna fermarsi alla nuda parola, ma ricercare la verità che vi è riposta, poiché essa custodisce una scintilla di rivelazione. La montagna ci si rivela allora per simboli ed enigmi, le alte vette lucenti, con le loro forme nitide e scolpite, determinano i contorni di quel mondo iperuranio al quale desideriamo solo ritornare. La montagna è anche potenza di visione e d’illuminazione: lotta contro i fantasmi interiori, vittoria sulla solitudine, sul silenzio, sul vuoto, capacità di risveglio del divino che è nell’umano, forza di trascendenza che ci permette di ascendere vittoriosi alla vetta dell’Io. Accostarsi alla montagna, assaltarne la cima, diventa quindi palestra fisica di rudimento interiore, con le inevitabili vittime ed i rari vincitori, non ci si può accostare ad essa impreparati, necessitando di un lungo tirocinio: la montagna infatti non ama i compromessi e non perdona ai vili e agli inetti…solo così l’ascesa diventa ascesi.

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  Sabato 26 maggio

Varese, Via Sacco, Salone Estense
convegno

ore 10:00
Le Alpi che uniscono. 
Relazioni tra altopiano elvetico, Ticino e Cisalpina nell’età del ferro celtica

Celti d’Italia e d’Oltralpe VIII – III secolo a.C.

Passi, percorsi e insediamenti: attraverso le Alpi Centrali nell’età dei Metalli

Il sito di Tremona Castello

Oltre Helicone e Eluveitie: 
esempi di materiali e influenze culturali elvetiche e vallesane nel territorio insubre e cisalpino
IV-II secolo a.C.

Le Alpi furono, nei secoli prima di Cristo, un luogo oscuro, selvaggio, aspro e inabitabile? Infames frigoribus Alpes, così venivano definite dall’autore latino Tito Livio riflettendo un concetto che avrà molta fortuna nella concezione degli antichi Romani. L’archeologia ce ne restituisce però un immagine del tutto differente e questo convegno ne darà evidenza. In particolare, le Alpi Centrali furono al centro del commercio di beni ed oggetti, di scambio di idee, lingue e culture e del trasferimento di persone e gruppi tribali, in un ricco e articolato contesto generale.
L’appuntamento con l’archeologia si focalizza sui rapporti esistenti tra l’area insubre (a cui appartiene il territorio del Canton Ticino e della Val Mesolcina) e l’altopiano elvetico nel periodo di tempo in cui si assiste in Europa alla fioritura delle culture celtiche, a nord e a sud delle Alpi (Hallstatt Occidentale, La Tène, Golasecca) e noto come età del Ferro.

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ore 15:00
La frontiera contesa. Tra Svizzera e Lombardia popoli e patrie fluttuanti.

1167-1291, Le due Leghe Lombarde e il patto del Grütli. Un’analisi comparata.

1512-1515, da Novara a Marignano: i tre anni in cui Milano è stata svizzera

Dalla Lombardia alla Svizzera. Storie di esuli e rifugiati politici.

Il convegno toccherà alcuni particolari momenti della storia svizzera e insubre. Sarà per prima cosa fatta un’analisi comparata tra il patto del Grütli del 1291, atto di fondazione della confederazione elvetica, e le due Leghe lombarde del XII e XIII secolo, che pur potendo contare su una potenza militare ed economica ben superiore non sono riuscite, al contrario di quanto avvenuto in Svizzera, ad evolversi in una più stabile e duratura unione politica.

Saranno inoltre analizzati gli anni in cui, all’inizio del XVI secolo, il dominio svizzero si estendeva fino a Milano e a gran parte al suo Ducato, fino alla sconfitta delle truppe elvetiche nella battaglia di Marignano che segnerà la fine di questa breve esperienza.

Saranno infine narrate le storie di alcuni grandi personaggi della storia lombarda che, per scelta o per necessità, hanno fatto della Svizzera la loro seconda patria, trovandovi spesso la possibilità di realizzare i progetti che non avevano potuto portare avanti nella loro Terra di origine.

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Domenica 27 maggio
Varese, Via Sacco, Salone Estense
convegno

ore 15:00

Svizzera e Insubria: modelli istituzionali ed economici a confronto. 

Insubria… Cantone Svizzero?

La recente provocazione circa un’eventuale annessione della Lombardia alla Svizzera, lanciata dal ministro della difesa della Confederazione Elvetica, Ueli Maure, ha riportato in auge la vexata quaestio dei rapporti tra la Confederazione Elvetica ed i territori italiani di confine.
Da tempo deputati e leader politici svizzeri hanno rilanciato la provocatoria idea dell’allargamento a sud della Confederazione Elvetica con l’annessione di alcune province dell’Insubria storica quali Varese, Como e Sondrio, Verbania (e per qualcuno anche Bergamo).
La boutade, forte del sostegno mediatico di alcuni amministratori locali operanti al di qua del confine, è stata presa in considerazione perfino da alcuni Consiglieri Comunali di Lugano che hanno chiesto di verificare una tale ipotesi tramite uno studio ad hoc che chiarisca le conseguenze fiscali ed economiche dell’aggregazione.
La provocazione è pertanto quanto mai allettante, e soprattutto attuale.
Cosa sarebbe la Svizzera italofona con l’allargamento a sud delle province di confine, da Verbania a Varese e da Como a Sondrio?
La potenza economica delle province lombarde unita alla straordinaria piazza finanziaria luganese potrebbero dare vita ad una regione oltremodo ricca e vitale.
Un sogno? Forse.
Ma la Storia si muove e di questi tempi, grazie anche alla perdita di credibilità politica della Comunità Europea, nulla può essere escluso.
Negli interventi ci limiteremo a giocare con i numeri e con le ipotesi
Chissà mai che la grande Insubria elvetica, da sogno statistico, non diventi una realtà.
Il futuro, in ogni caso, è come sempre nelle mani dei Popoli.

insubria terra d'europa 2012

Insubria terra d'Europa 2012; Terra Insubre; Giuseppe Prezzolini; Alberto Longatti; Romano Bracalini; Paolo Mathlouthi

fonte: http://www.insubriaterradeuropa.net

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Varese

http://www.insubriaterradeuropa.net/2012/img/testata.jpg May 20, 2012 at 12:31PM

Insubria senza confini: possibile?

Insubria senza confini: possibile?:

Varese ospita il Festival Terra d’Europa da giovedì 24 a domenica 27 maggio. Dibattiti sul Varesotto “ticinese”

Ceresio, confine o ponte fra Italia e Svizzera?

Ceresio, confine o ponte fra Italia e Svizzera?

Varese – Il tema è l’Insubria, territorio che comprende Lombardia, Piemonte e Svizzera, e le sue affinità: culturali, storiche, linguistiche. Il cuore è Varese.
Il “Festival Insubria Terra d’Europa”, giunto alla sesta edizione, entra nel vivo: la prossima settimana, dagiovedì 24 domenica 27 maggio, una raffica di appuntamenti che avrà appunto come filo conduttore il legame fra il Ticino e le province italiane di confine.
La manifestazione è stata presentata a Palazzo Estense dal sindaco Attilio Fontana, dal presidente di Terra Insubre, Marco Peruzzi, dal promotore di iniziative per l’associazione, Andrea Mascetti, e dall’artista elvetico, Yor Milano, mattatore del teatro dialettale. Ogni anno, un “sottotitolo” alla rassegna che ne caratterizza l’aspetto dominante: “L’Insubria senza confine” è quello scelto per il 2012.
Scelto non a caso: Mascetti ha citato le tentazioni, certificate da un sondaggio, di creare un cantone acavallo dei due paesi. E questo sarà il tema dell’evento clou: domenica 27 maggio, ore 15, a Palazzo Estense, il dibattito “Insubria Cantone svizzero?” con Giordano Macchi, consigliere comunale di Lugano,Dario Galli, presidente della Provincia di Varese, il sindaco Fontana, l’ex ministro Roberto Maroni e il consigliere di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi.
Il primo degli appuntamenti del Festival, giovedì 14 maggio, ore 20.45 alla Sala Montanari: “Et in Helvetia ego”, Giuseppe Prezzolini, percorsi d’esilio”. Ne parleranno i giornalisti Alberto Longatti e Romano Bracalini (moderatore Paolo Mathlouthi). La sera dopo, venerdì 25 maggio, al Salone Estense, il professor Luigi Zanzi spiegherà i passi alpini, strade di genti e culture tra Insubria ed Europa. Sabato 26 maggio due incontri: alle 9.30, Salone Estense, quello su “Le Alpi che uniscono: relazioni tra altopiano elvetico e regione insubre in epoca celtica”, e alle 15 sul tema “La frontiera contesa: tra Svizzera e Lombardia popoli e patrie fluttuanti”. Yor Milano ha presentato la pellicola che verrà proiettata sempre sabato 26 maggio, ore 21, alla Sala Montanari: Duu testimoni scomod, ovvero il capolavoro “A qualcuno piace caldo” doppiato in dialetto ticinese-lombardo.

fonte: http://www.prealpina.it/notizie/varese/2012/5/18/insubria-senza-confini-possibile_/2281855/55/

tags: Insubria terra d’Europa 2012; Terra Insubre; Andrea Mascetti; Varese; Attilio Fontana; Dario Galli; Roberto Maroni; Norman Gobbi Vais; Prealpina

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La sesta edizione di Insubria terra d’Europa

La sesta edizione di Insubria terra d’Europa:

Il programma del festival che durerà fino al primo di giugno
VARESE – Torna “Insubria terra d’Europa”, festival di cultura, economia, musica e ambiente, di cui riportiamo il programma integrale.


Dal 30 aprile al 1 giugno 
Varese, portici di via Volta 
Mostra fotografica “Rocche e Castelli d’Insubria

Dal 30 aprile al 1 giugno 
Varese, via Sacco, Portici di Palazzo Estense 
Mostra storica “Tra Lombardia, Piemonte e Svizzera…L’Insubria senza confine

Giovedì 17 Maggio ore 17:00 
Varese, Palazzo Estense, Sala Matrimoni 
Conferenza Stampa di presentazione del Festival

Giovedì 24 maggio ore 20:45 
Varese, Sala Montanari, ex Cinema Rivoli 
Convegno “Et in Helvetia ego”: Giuseppe Prezzolini, percorsi d’esilio”
Relatori:
Alberto Longatti – giornalista e scrittore
Romano Bracalini – scrittore e storico
Moderatore: 
Paolo Mathlouthi – Associazione Terra Insubre

Venerdì 25 maggio ore 20:45 
Varese, Salone Estense 
Convegno “I Passi alpini. Strade di genti e culture tra Insubria e Europa”
Relatore:
Luigi Zanzi – storico
Introduce:
Andrea Mascetti – Terra Insubre

Sabato 26 maggio 
Varese, Via Sacco, Salone Estense

Convegni 

ore 10:00 
“Le Alpi che uniscono. Relazioni tra altopiano elvetico e regione insubre in epoca celtica”
Relatori:
Venceslas Kruta – Prof. emerito École Pratique des Hautes Études Sorbonne, Parigi
Celti d’Italia e d’Oltralpe–VIII-III secolo a.C. 
Mattia Angelo Sormani – Servizio Archeologico Uff. Beni Culturali Canton Ticino
Passi, percorsi e insediamenti: attraverso le Alpi Centrali nell’età dei MetalliAlfio Martinelli – Pres. Ass. Ricerche Archeologiche del Mendrisiotto
Il sito di Tremona Castello
Marta Rapi – Dip. Scienze dell’antichità, Sez. archeologia – Univ. degli Studi di Milano
Oltre Helicone e Eluveitie: esempi di materiali e influenze culturali elvetiche e vallesane nel 
territorio insubre e cisalpino– IV-II secolo a.C.
Moderatore:
Giancarlo Minella – Associazione Terra Insubre

ore 15:00 
“La frontiera contesa. Tra Svizzera e Lombardia popoli e patrie fluttuanti”
Relatori:
Gilberto Oneto – storico
1167-1291, Le due Leghe Lombarde e il patto del Grütli. Un’analisi comparata. 
Renato Ornaghi – ricercatore
1512-1515, da Novara a Marignano: i tre anni in cui Milano è stata svizzera
Romano Bracalini – scrittore e storico
Dalla Lombardia alla Svizzera. Storie di esuli e rifugiati politici.
Moderatore:
Marco Peruzzi – Associazione Terra Insubre

ore 21:00 
Varese, Sala Montanari, Ex Cinema Rivoli 
Proiezione del film “Düü testimoni scomod” 
(“A qualcuno piace caldo” doppiato in lombardo occidentale) 
in collaborazione con il TEPSI e Yor Milano
INGRESSO LIBERO

Domenica 27 maggio
Varese, Via Sacco, Salone Estense
ore 15:00 
Convegno “Tra Svizzera e Insubria: modelli istituzionali ed economici a confronto.
L’Insubria Cantone Svizzero?”
Relatori:
Giordano Macchi – Consigliere Comunale di Lugano
Frontalieri di ieri, concittadini di domani. Alcune riflessioni fiscali
Dario Galli – Presidente Provincia di Varese
Varese, provincia autonoma o nuovo cantone svizzero?
Norman Gobbi Vais – Consigliere di Stato Canton Ticino
La confederazione elvetica e il sistema dei cantoni: un modello federale per una nuova Europa?
Roberto Maroni – Ex Ministro dell’Interno
Svizzera versus Unione Europea. Quale federalismo per le regioni padano-alpine ?
Attilio Fontana – Sindaco di Varese
Matteo Bianchi – Sindaco di Morazzone
I Sindaci dell’Insubria guardano alla Svizzera. Idee e suggestioni per il nuovo “Cantone Insubria”
Moderatore:
Andrea Mascetti – Associazione Terra Insubre

ore 18.30 
Varese, Piazza Podestà 
Festa di chiusura del Festival 
Concerto di Corni Alpini 
con degustazione di Merlot del Ticino e prodotti tipici ‘dei nostri confini’
Altre iniziative sono in programma negli stessi giorni anche a Lecco, Milano e Melegnano.

fonte: http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=234299

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